La laminazione a freddo. Uno sguardo d’insieme

La laminazione a freddo, o cold foil, è una tecnica di stampa che permette di sfruttare la tecnologia dell’offset per trasferire un film metallico direttamente su un supporto senza l’utilizzo di cliché, calore e pressione, ma solo con l’utilizzo di una lastra e di una colla specifica. Derivata da una tecnica similare, già da anni utilizzata in flessografia, ha debuttato a Drupa 2008 e trova oggi applicazione soprattutto nel campo del packaging (in particolare per quei settori, come dolciario o moda, ad alto valore aggiunto), l’editoria commerciale, le cards e le figurine. In cosa consiste?

L’idea è semplice quanto efficace: direttamente a bordo della macchina da stampa, normalmente una 70×100, è montato un doppio gruppo supplementare composto da un applicatore di colla con un sistema di macinazione identica a quella dell’inchiostro e da un sistema svolgitore-avvolgitore del film metallico. Il primo, mediante una lastra offset regolarmente incisa, stende sul supporto da stampare la colla, disegnando il grafismo. Il secondo, mediante un gruppo di pressione tra caucciù e cilindro stampa, permette alla lamina di aderire al supporto nelle zone “inchiostrate” dalla colla. L’eccesso di film viene “strappato via” e riavvolto. Il tutto mentre la macchina gira regolarmente. In questo modo è possibile laminare con riserva, a registro o stampare grafismi anche retinati. Le macchine con laminatore a freddo devono avere almeno 6 gruppi stampa: quelli per la quadricromia e due dedicati al cold foil (colla+lamina); spesso, per la tipologia di prodotti cui è destinata questa tecnologia, sono macchine importanti, anche con 8 torri e sistemi di verniciatura.

Praticamente tutti i produttori di macchine offrono questa tecnologia e in linea di massima si possono distinguere due concezioni operative: montare il gruppo laminatore subito dopo il mettifoglio oppure subito prima dell’uscita. La prima risulta più versatile perché si applica subito la lamina e successivamente si stampa la cromia. Numerosi sono i vantaggi della laminazione a freddo: la lavorazione contestuale alla stampa, la velocità di produzione, il registro perfetto, l’assenza di stress termico per la carta e, non ultimo, il costo ben più accessibile della lastra contro quello del cliché. Inoltre la possibilità di sovrastampare il grafismo metallico applicato a freddo consente effetti cromatici nuovi e affascinanti, con risultati luminosi e persino tridimensionali.

Posizionare il cold foil in uscita. La scelta di Ryobi

Come dicevamo, si tratta di una tecnologia giovane, eppure alla prova dei fatti, a tre anni dalla sua presentazione, il cold foil si dimostra già maturo. Marisa Minarini, responsabile della divisione macchine di Samor, che commercializza in Italia i prodotti Ryobi, nota come ci sia un ampliamento delle possibilità di utilizzo di questa tecnologia: «se inizialmente il Sistema UV in linea per la laminazione a freddo ed applicazione ologrammi poteva essere montato solo sulla RYOBI 755 (f.to 50×70), ora è possibile montare lo stesso sistema anche sulle Ryobi serie 920 (f.to 92×64) e 1050 (f.to 70×100)». Quali le specificità del sistema Ryobi? «Il sistema è molto versatile e consente, in un unico passaggio in linea, di ottenere due funzioni, la personalizzazione per calco oppure la laminazione. Nel primo caso, dopo la fase di stampa e di spalmatura della vernice UV, si sovrastampa la trama a rilievo ed i motivi olografici del film; successivamente la superficie viene asciugata dalle lampade UV per produrre l’effetto olografico.

Nel secondo, invece, dopo la fase di stampa e di applicazione della colla, utilizzando l’unità colore oppure l’unità di verniciatura, viene applicato il foil sulla superficie stampata. La lampada UV fissa la lamina allo stampato. Quando la colla viene applicata, utilizzando l’unità di verniciatura, la laminazione si ancora al supporto con maggiore forza adesiva. In entrambi i casi il sistema viene montato in uscita e l’ambito nel quale è più utilizzato sono i bollini di sicurezza anticontraffazione».

Ridurre gli sprechi di lamina: la ricerca di manroland

Manroland offre un sistema denominato InLine Filer Prindor, installato nel 90% dei casi sulla prima posizione della macchina, attualmente sui formati 70×100 e 50×70. La gamma dei supporti è molto ampia, dal cartone alla carta leggera, così come i settori che vanno dal packaging di lusso alle etichette. «I vantaggi sono molteplici: dal registro perfetto alla possibilità di ottenere grafismi fini (caratteri fino a corpo 3, retinature dal 40 al 70% e lineature fino a 60lpi). Inoltre non è necessario creare un letto di bianco sulla lamina (ad esempio per la leggibilità dei codici a barre). Nonostante ciò – spiega Roberto Pazzi di manroland – non è una tecnologia molto richiesta. Questo non tanto per il costo dell’installazione in sé, quanto della lavorazione che incide sull’effort finale dello stampato, soprattutto per l’alto spreco di materiale dovuto al gap del cilindro».

Non è un caso infatti che gli sforzi dei produttori stiano andando proprio in questa direzione: manroland stessa ha presentato il sistema Indexing che, grazie a un sistema di frizioni, consente al nastro di recuperare il gap con un risparmio di materiale di circa il 18%. Inoltre il sistema Multi Reel consente di utilizzare contemporaneamente, su diverse porzioni del foglio, fino a cinque nastri diversi, ottimizzando così la coprenza delle aree sulle quali è realmente necessario il foil, senza sprechi, e dando la possibilità anche di usare più nastri con diversi colori o texture.

Heidelberg, leader del mercato

Con oltre 50 installazioni nei formati 50×70 e 70×100, di cui ben 14 in Italia, dalla sua introduzione nel mercato (Ipex 2006) il sistema Foilstar di Heidelberg si conferma il leader della tecnologia del cold foil. «Possiamo affermare senza timore di smentita – dice Mauro Antonini, responsabile vendite di Macchingraf – che la laminazione a freddo è una delle vere novità nel settore offset a foglio e Heidelberg ha investito molte risorse per sviluppare e rendere appetibile al mercato questa tecnologia. Il mercato italiano è il primo mondiale per numero di installazioni, una dimostrazione di come nonostante la crisi, nonostante la difficoltà nel fare nuovi investimenti, la laminazione a freddo abbia avuto grande appeal sulla creatività della clientela italiana.»

Il Foilstar può essere applicato in linea su un’unità di stampa delle macchine Heidelberg Speedmaster CD 74 e XL 75, Speedmaster CD 102 e XL 105 e Speedmaster CX 102. La lamina è applicata con un alto livello di precisione anche per elementi sottili quali testi, linee, retini e aree solide grazie a un solo passaggio. «Questa tecnologia – continua Antonini – risulta molto competitiva per tirature brevi e cambi lavoro frequenti grazie all’elevata produttività della macchina da stampa. La possibilità di variare la larghezza e il numero delle bobine, da una a sei, permette di definire con precisione il consumo di lamina». Il Foilstar non necessita di inchiostri o soluzioni di lavaggio specifici e può essere utilizzato con inchiostri convenzionali e UV. Per ridurre il consumo del nastro Heidelberg ha sviluppato il sistema Foilstar Index che permette di recuperare parte del foil inutilizzato. «Alcuni rulli, detti “dancers”, lavorano direttamente con un software installato nel computer a bordo macchina: programmando la superfice da laminare e la distanza dall’inizio stampa si gestisce in modo automatico il recupero di lamina: il materiale viene fermato dopo ogni zona laminata mentre le bobine di alimentazione e riavvolgimento continuano a lavorare consentendo ai “dancers” di accumulare la lamina, rilasciandola successivamente. Il calcolo del risparmio è presto fatto. Dalla circonferenza del caucciù si sottrae la dimensione della superficie da laminare: quello che ne risulta è il risparmio effettivo di lamina». Su una XL 105 un risparmio di 630 mm corrisponde a circa 9 cent al foglio calcolato su un costo al m2 di 0,25 euro.

KBA: la partnership con Eurograf e Vinfoil

KBA non produce un sistema proprio ma monta dispositivi Eurograf (vedi box) e Vinfoil, un sistema consente avviamenti rapidissimi, aspira gli sfridi e recupera la lamina già utilizzata, oltre a utilizzare colori del nastro diversi. Questi sistemi sono installabili sui formati 50×70, 70×100 e anche sul grande formato. Joachim Nitschke, Amministratore Delegato di KBA Italia, spiega: «distinguiamo le installazioni in due: macchine bicolore destinate solo alla laminazione oppure macchine con più gruppi stampa con dispositivo di laminazione applicato al secondo gruppo. Entrambe le soluzioni hanno dei vantaggi: nel caso di una macchina dedicata i pro sono sicuramente avviamenti più rapidi, stampa più pulita e in generale migliore gestione. Una macchina invece con più gruppi stampa e dispositivo di laminazione, il vantaggio sta nell’avere, in un unico passaggio, sia la stampa in più colori che la laminazione. Per contro gli avviamenti sono più lunghi ed è maggiore il rischio di sporco». Quale che sia la configurazione scelta, anche per KBA il cold foil ha avuto senz’altro successo, nonostante la crisi mondiale; c’è però un problema che sia apre per il futuro: sempre Nitschke infatti racconta come «in base alle recenti normative europee il foil è considerato rifiuto speciale e il suo smaltimento alquanto laborioso. Ciò non potrà non avere dei risvolti importanti sulla commerciabilità di questo prodotto in futuro. Si apriranno possibilità per soluzioni alternative. Esistono già, per esempio, delle vernici il cui risultato di applicazione è simile a quello ottenuto con la laminazione a freddo. Noi personalmente continuiamo con la commercializzazione e la ricerca per questo prodotto ma teniamo aperte altre possibilità».

 Il Poligrafico, 129 © 2011

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