Bianco e Nero

Il mondo in bianco e nero

Foto di Lorenzo Capitani

È strano il fascino che emana un’immagine in bianco e nero. Misteriosa ed evocativa, descrive una realtà fatta solo di luce e buio, eppure riesce a rappresentarla al meglio. Forse perché, più del colore, lascia l’immaginazione libera. Eppure non bisogna farsi ingannare: perché quel degradé che dal bianco scende al nero è fatto da una moltitudine di colori e nuances che, se ben gestiti e riprodotti, sanno creare emozioni. A patto che siano stampati a regola d’arte, come e forse ancor più che non i colori, solo apparentemente più complessi e “difficili”. Come fare? Vi sono molte vie che portano al risultato desiderato – la perfetta stampa in bianco e nero.

Dallo scatto al byte

Con l’ampia diffusione della fotografia digitale si scatta sempre meno in pellicola e sempre meno direttamente in b/n perché giocare e pensare a colori ci è più facile e congeniale. Gli scatti possono essere fatti e rifatti mille volte per cercare quello desiderato, senza più impazzire dietro alla velocità della pellicola, i tempi di esposizione, aperture di diaframma, iso, sopra o sottosviluppo… e poi c’è la postproduzione, che fa miracoli, Photoshop, le curve, i livelli, la luminosità e il contrasto. Insomma, si scatta e al resto ci si pensa dopo davanti al computer. Così succede spesso anche con il b/n, ottenuto ormai quasi solo da uno scatto a colori fatto in digitale o digitalizzato con una scansione. Ricordatevi che, nella maggior parte dei casi, sia le macchine fotografiche che le immagini producono immagini in RGB. E poi? Photoshop, il programma di fotoritocco più diffuso, offre all’utente diverse possibilità di intervento.

1) Convertire da RGB in scala di grigio: in questo caso, nel cambiare spazio di colore, tutte le informazioni sul colore vengono convertite in sfumature di grigio (256 a 8 bit) e ogni pixel dell’immagine ha un valore di luminosità compresa tra 0 (nero) e 255 (bianco). I valori della scala di grigio possono anche essere calcolati come percentuale di copertura di inchiostro nero (0% corrisponde al bianco, 100% al nero).

Per migliorare la qualità dell’immagine è necessario intervenire sul valore di luminosità e contrasto oppure sul comando luci/ombre.

2) Togliere la saturazione: l’immagine è di fatto convertita in bianco e nero senza cambiare spazio di colore.

3) Convertire in bianco e nero: l’immagine è convertita in b/n a partire da un menu che consente di scegliere la modalità di conversione di ciascun colore (CMY + RGB). Agendo sul cursore di ciascun canale colore è possibile ottenere un b/n neutro, virarlo ad uno dei colori o applicare una determinata tinta per ottenere diversi effetti.

Come stampare

Una volta scattata, direttamente in b/n o convertita, la nostra immagine verrà impaginata e poi stampata. Offset nel nostro caso. E qui si offrono, ancora una volta, diverse possibilità che se ben ponderate consentono di ottenere risultati ottimali. Per comprendere meglio come operare bisogna fare una breve premessa tecnica. Come ben sappiamo le macchine offset stampano a 4 colori (CMYK), il che consente per il nostro b/n di sfruttare non solo l’inchiostro nero, ma, volendo, anche gli altri 3 colori.

Infatti la somma dei 4 colori dà il nero, un nero, però, più pieno di quello ottenuto con il solo inchiostro nero. Si può anche stampare un secondo nero, oppure rendere le sfumature di chiaroscuro con dei grigi pantone… Tutto dipende dalla tipologia dello stampato e dalla macchina che lo stamperà, ovvero del budget che avremo a disposizione. Ogni colore in più, infatti, non solo richiede una macchina che abbia più di 4 gruppi stampa, ma anche una spesa aggiuntiva in lastre. Inoltre bisogna tenere conto che se dobbiamo stampare solo b/n l’ipotesi dei 2 neri e un grigio è da preferire perché le immagini risulteranno più piene e definite e, soprattutto, senza dominanti, utilizzando per altro una comune macchina a 4 colori. Ma se nello stesso stampato abbiamo altri colori, dovremo per forza fare i conti con un b/n di quadricromia, con i relativi rischi di dominanti. Ecco nel dettaglio i 4 metodi.

Solo nero

Partendo dal presupposto che ormai nemmeno più i quotidiani, regno incontrastato del b/n, rinunciano al colore nonostante la resa a stampa e la carta, scegliere di stampare con il solo nero ha un unico vantaggio: ridurre al minimo il costo dello stampato.

Le immagini verranno tutte convertite in scala di grigio, i colori si ridurranno a un solo canale fatto di percentuali di nero con passaggi più o meno morbidi a seconda della lineatura. Il nero nei pieni risulterà slavato e svuotato, quasi un grigio scuro e la stampa assomiglierà molto a una fotocopia ben fatta. Si avvierà una lastra sola e basterà una macchina monocolore, ma otterremo un b/n di bassa qualità.

Due neri o due neri e un grigio

Già due neri migliorano le cose. Una volta convertita l’immagine in b/n prepareremo, in fase di pre-stampa, un secondo nero, detto scheletrico o di ripiego, per le aree più scure dell’immagine, a partire dai toni medi, per aggiungere dettaglio e contrasto nelle zone di nero massimo.

da sinistra: solo nero, solo scheletrico, nero + scheletrico

Ma si può fare di più, aggiungendo un terzo colore ovvero un grigio come tinta piatta. Otterremo così un b/n decisamente più disegnato in cui ogni passaggio risulti definito e ben dettagliato. Inoltre, a seconda del Pantone grigio scelto, potremmo ottenere un b/n più caldo o più freddo. Al nero base, infatti, la formula del Warm Grey aggiunge il rosso (PMS 032) mentre il Cool Grey aggiunge il blu (PMS 072). Stampando con 2 neri e un grigio l’immagine viene dapprima convertita in un b/n a 4 colori, quindi si userà generalmente il canale del ciano per stampare con l’inchiostro nero la mezza tinta, il canale del magenta (all’80%) per il grigio e il canale del nero per lo scheletrico, eliminando il giallo che non disegna e risulta “sporco”. Un’unica avvertenza: decidere a priori quale grigio usare è difficile perché la simulazione a video non rende effettivamente quella che sarà la stampa. Per questo può essere consigliabile accordarsi preventivamente con lo stampatore e chiedere una prova di stampa o prepararsi a dover rincorrere pazientemente all’avviamento il risultato voluto. Ovviamente, se si è alla ricerca di effetti particolari come il seppiato, è possibile “giocare” con i colori usando non più il grigio, ma un altro pantone.

Tutto con 4 colori

È questo il caso più frequente. Per print buyer e stampatori, infatti, uno stampato a colori con qualche immagine in bianco e nero è all’ordine del giorno, dal catalogo al periodico.

E qui non c’è scelta: bisogna usare i 4 colori di cromia per stampare il b/n, stando ben attenti a che non arrivino in fase di stampa immagini in scala di grigio in cui lavora solo il nero, con un risultato di scarsa qualità. In questo caso si tratteranno le immagini esattamente come le altre a colori valutando in fase di prestampa la necessità di evitare dominanti o di fare dei viraggi per ottenere effetti particolari.

È il caso dell’applicazione di particolari filtri fotografici, come il viraggio al seppia, al b/n freddo (serie 80 blu) o caldo (serie 85 ambra). Un tempo si trattava di ogetti concreti, lenti da sovrapporre all’obiettivo della macchina fotografica; oggi gli stessi effetti sono facilmente ottenibili con pochi clic.

Qui Photoshop è un ottimo alleato con i suoi strumenti come le curve, i livelli, il miscelatore canale, il filtro fotografico, tonalità/saturazione…

Il b/n di quadricromia tuttavia, difficilmente in stampa risulterà neutro, soprattutto nei toni medi, dove una dominante di uno dei 4 colori è quasi inevitabile: basta un leggero fuori registro, una difformità di inchiostrazione o solo la posizione di una foto sul foglio di stampa, tanto che spesso, nella stessa tiratura, un’immagine può virare foglio dopo foglio, anche se abbiamo fatto una buona fotolito e una prova colore ben calibrata sulla carta adatta….

Nonostante ciò, il b/n ottenuto dai 4 colori rappresenta un buon compromesso tra costo di stampa e qualità.Una soluzione per altro facilmente migliorabile  stampando a cinque colori, dove il quinto colore è un secondo nero di rinforzo, costruito a partire dall’immagine nello spazio di colore CMYK duplicando uno dei canali (quasi mai il giallo) e, nelle curve, abbassando le ombre in modo da creare una nuova tinta piatta che riempa e disegni i mezzi toni.

Lorenzo Capitani

Print Buyer, 18 © 2011

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