Il controllo qualità – parte 1

Difetti di stampa e dintorni

La stampa è un processo industriale anomalo: sono in gioco tali e tante variabili, compresa una forte componente umana, che ottenere un prodotto finito “perfetto” è praticamente impossibile. Nonostante gli importanti ausili elettronici e informatici e il progresso ingegneristico delle macchine, continua a rimanere determinante il continuo controllo sull’intero processo di tutte le parti coinvolte, cliente compreso. Non a caso il mondo della stampa, crediamo, è l’unico settore industriale in cui il cliente entra in stabilimento e ne condiziona le scelte produttive. Eppure le contestazioni non sono rare: perché ci sono clienti a volte inesperti o eccessivamente pignoli che non conoscono o non danno la giusta rilevanza ad eventuali difetti; ma anche stampatori quanto meno superficiali, che minimizzano, trascurano o sottovalutano appellandosi alle tolleranze. La ragione, come sempre, sta spesso a metà, ed è bene che un print buyer, lasciati da parte capricci o pedanterie, sia consapevole del giusto peso da dare agli eventuali difetti. Già, ma orientarsi non è sempre facile. 

Problemi di stampa.

Fuori registro e capperi

Il gesto istintuale di chi osserva uno stampato “fresco di stampa” è quello di dare uno sguardo sommario al suo aspetto esteriore, girandoselo per le mani e aprendolo immediatamente, ripromettendosi di analizzare la confezione in un secondo momento. Tutti fanno così, tecnici o meno: guardano come è venuta la stampa sfogliando pagina per pagina. E così facendo si imbattono nei vari difetti. Alcuni – marezzature, effetto fantasma, sbaveggi, emulsioni e rifiuto dell’inchiostro, tanto per dirne alcuni – sono vere e proprie “gatte da pelare” da dare in pasto agli stampatori. Noi iniziamo dal fuori registro, un difetto inevitabile quanto frequente. Tutto ciò che è stampato in realtà è composto da una fitta trama di piccoli punti colorati che l’occhio ricompone in un’immagine unitaria.

Questo semplice inganno consente di riprodurre quasi tutti i colori con soli 4 inchiostri, ciascuno con una propria lastra, stampandoli sul foglio uno alla volta, in successione e in “perfetta” sovrapposizione. A registro appunto. Sembra facile ma ancora oggi, nonostante l’elettronica a bordo delle macchine che controlla e autoregola, avere un registro perfetto su tutto il foglio è un’utopia: molto dipende dalle condizioni di stampa (fogli molto grandi o la stampa in rotativa sono nemici del registro perfetto), dalle regolazioni della macchina e dal supporto. Certo esistono delle tolleranze, ma il fuori registro non dovrebbe essere mai percepibile a occhio nudo. La regolazione del registro è una delle fasi iniziali del processo di stampa e precede la regolazione del colore. Il fuori registro non dovrebbe quindi apparire sui fogli così detti buoni, e non dovrebbe arrivare allo stampato finito. Ma il condizionale è d’obbligo: basta una fermata della macchina! Su quante copie sarà il difetto non è facile a dirsi. Potrebbe trattarsi di pochi fogli non ancora perfetti ma considerati buoni passati in tiratura e quindi essere circoscritto, ma potrebbe anche essere una svista dell’operatore e interessare buona parte della tiratura…

Un altro peccato veniale della stampa è il “cappero” che si forma quando piccole particelle di impurità aderiscono alla lastra o al caucciù, creando zone vuote per la mancanza di uno dei colori o fondi pieni circondati da un alone bianco. Di solito è il distacco di una piccola porzione di carta che crea il cappero, soprattutto su fondi pieni dove il tiro dell’inchiostro è maggiore. Il difetto è ben individuabile ed è facilmente eliminabile in corso di tiratura lavando i cilindri. Ma attenzione: è necessario controllare frequentemente il foglio e con attenzione. Solo così ci si accorgerà per tempo di eventuali capperi e si potrà limitare il numero delle copie “contaminate”.

Segue nel prossimo post…

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