Il registro di stampa – parte 1

C’è un difetto di stampa che tutti siamo in grado di riconoscere; lo abbiamo incontrato fin da bambini, quando avevamo la sfortuna di imbatterci in un fumetto vistosamente illeggibile in cui i colori sembravano impazziti. È il “fuori registro”. Condizione indispensabile di ogni stampato, l’essere a registro è il primo passo per un lavoro ben fatto, di qualità. Vale la pena allora approfondire la conoscenza di questo fondamentale aspetto dell’arte tipografica.

È tutto un’illusione

Tutto quello che vediamo stampato, dal francobollo al manifesto, si basa su una semplice illusione ottica detta metamerismo. Quello che ai nostri occhi appare come una sola immagine unitaria, in realtà è una fitta trama di piccoli puntini colorati. È sufficiente una piccola lente per svelare il trucco: dal punto di vista fisico non avviene alcuna interferenza tra i singoli punti che compongono il retino di stampa, ma il nostro sistema visivo percepisce il colore risultante dalla sintesi additiva degli stimoli di ciascun colore. È grazie a questo semplice inganno che è possibile stampare con soli 4 inchiostri quasi tutti i colori. Il ciano, il magenta, il giallo e il nero, ciascuno con una propria lastra, sono stampati sul foglio uno alla volta e in successione, e per evitare che gli inchiostri si fondano e si sporchino a vicenda, si è trovata la soluzione di trasferire sulla carta il retino di ciascun colore con una diversa inclinazione (giallo 90°, nero 75°, magenta 45°, ciano 15°). Qui si deve compiere la magia del registro, ovvero della “perfetta” sovrapposizione della stampa di ciascun colore. Un equilibrio delicato e solo all’apparenza semplice.

Un aiuto dalla tecnologia

Fino all’avvento dei pdf e della diffusione dei CTP, la posa di ciascuna lastra avveniva da pellicola: ciascuna pagina usciva dalla fotounità riprodotta su un film plastico, separata nei 4 colori di scala e retinata; successivamente la composizione della segnatura avveniva, secondo lo schema di imposizione e piega, montando su un foglio di Astralon le pellicole e verificando l’esatto “registro” dell’una sull’altra. Il montaggio veniva fatto a mano dal montaggista e il registro in questa fase era affidato tutto alla sua perizia. Ovviamente ottenere un registro perfetto era davvero difficile, soprattutto se si pensa che l’occhio umano può percepire una differenza di registro di 0,1 mm da 30 cm di distanza. Successivamente le lastre venivano montate in macchina, e qui la manualità dell’operazione complicava ulteriormente le cose.

Ora lo sviluppo tecnologico ha cambiato molte cose. Le pellicole sono scomparse, l’imposizione delle pagine in formato pdf avviene con software dedicati che hanno il loro precisissimo output direttamente su lastre (CTP), le quali verranno montate automaticamente, almeno per le macchine più recenti (autoloader). Il tutto con la precisione matematica del computer che ha annullato, almeno in via teorica, il rischio di fuori registro dovuto alle matrici e alla loro realizzazione. Insomma il margine di precisione si è alzato davvero di molto.

L’influsso della carta

Tuttavia, è bene dirlo, avere un registro perfetto di stampa su tutto il foglio è tuttora un’utopia. Perché molto dipende anche dalla regolazione della macchina da stampa, dalle condizioni di stampa e dalla carta. Lasciando le finezze tecniche a chi lavora sulle macchine e dal quale il print buyer deve pretendere tutta la professionalità possibile per ottenere il miglior registro, è bene ricordare almeno l’influenza della carta. Supporto vivo e suscettibile di variazioni dimensionali dovute a fattori come umidità e temperatura, la carta subisce una deformazione man mano che passa in macchina, soprattutto nel caso di stampa a bobina.

Ciascun foglio tende ad aprirsi a ventaglio dalla pinza verso la coda anche di 1 mm, restando comunque più stabile lungo il lato di squadra. Inoltre la carta, nel suo viaggio dal mettifoglio alla pila di uscita, avanza tirata da organi meccanici che operano con forti pressioni e, nonostante, i raffinati sistemi di puntatura e controllo, comunque tende a muoversi, sia pur impercettibilmente. Con tutte queste varianti la precisione assoluta è inevitabilmente impossibile.

Come controllare il registro?

Ma come si controlla la precisione del registro? Quando il print buyer verifica un avviamento, lo stampatore dovrebbe presentargli un foglio già a posto di registro, ma è bene che anche lui presti attenzione a questo aspetto per la buona riuscita della stampa. Come fare?

In fase di imposition (montaggio delle pagine sul foglio macchina in base alla confezione), vengono impressi su ciascuna delle quattro lastre, in varie parti del foglio, dei sottili marchi (detti crocini) che, una volta stampati, dovranno sovrapporsi perfettamente, risultando quindi come un unico filetto nero. Un’eventuale tacca visibile gialla, ciano, magenta o lo sdoppiamento del nero indica il colore fuori registro e aiuta a individuare le correzioni da operare. Osservando l’immagine sopra, si nota che a destra è fuori registro solo il giallo, a sinistra giallo e magenta.

Anche qui la tecnologia ha dato una grossa mano. Esistono infatti dei sistemi di controllo elettronico del registro durante la tiratura, anche ad altissima velocità. Prodotti da aziende come Grafikontrol, Quadtech, Siemens e Selectra, si compongono di una testa di lettura elettrica motorizzata e di un sistema computerizzato di elaborazione che, rilevando la successione di particolari tacche, ne registra gli spostamenti dovuti al movimento della carta durante la stampa, operando in tempo reale le opportune correzioni sull’andamento della banda.

Segue nella seconda puntata.

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