Il registro di stampa – parte 2

Grafismi fini, testi bucati, colori neutri: tre casi delicati

Nonostante tutti questi accorgimenti e supporti elettronici, la perfezione del registro resta, come si diceva, irraggiungibile. Per questo esistono delle tolleranze che non devono in nessun modo influire sensibilmente sulla qualità finale di uno stampato. Al di là della norma DIN-ISO 12 647-2 del 2006 che parla di 0,08 mm di tolleranza, un fuori registro non deve essere percepibile a occhio nudo nella stampa di testi colorati o immagini, pur esistendo grafismi pericolosi come lettere colorate molto piccole (sotto il corpo 7 pt) o scavati in un fondino pieno, ovvero filetti o cornici molto sottili, magari curve. In tutti questi casi il fuori registro è decisamente più evidente. Proprio questi punti critici diventano un’utile spia per il non-stampatore per verificare l’accuratezza del registro. Bisogna però ricordarsi sempre che tutto il foglio, soprattutto se grande, non potrà mai essere perfettamente a registro. Anche in fase di progettazione grafica può essere utile non esagerare con caratteri troppo piccoli e molto graziati battuti in negativo magari su immagini molto scure. Un esempio? Fondo pieno nero a 4 colori con testo in Bauer Bodoni corpo 6. D’accordo pretendere il registro, ma così è chiedere quasi l’impossibile.

Ma dal fuori registro non dipende soltanto la scarsa leggibilità di un testo fine o, nei casi più gravi, lo sdoppiamento di lettere e grafismi. Il fuori registro, anche leggero, dà allo stampato una percezione di scarsa qualità di stampa in quanto i grafismi appaiono imprecisi, come impastati, e i colori falsati. Non a caso la regolazione del registro è una delle fasi iniziali dell’avviamento di una tiratura e precede la regolazione del colore, anzi ne è una precondizione. Se infatti, i singoli colori non si trovano il più possibile a registro i loro retini interferiranno e falseranno l’illusione ottica che sottende una corretta cromia. Nella resa dei colori neutri o molto tenui, così come delle immagini in bianco e nero a più colori, il problema può essere davvero molto evidente. Basta un leggero fuori registro di uno dei colori per avere delle fastidiose dominanze, se non dei veri e propri cambiamenti di colore. E trovare la giusta cromia può diventare frustrante.

Oltre la stampa

Il problema l’accuratezza del registro non influenza solo la resa della stampa, ma anche altre lavorazioni o nobilitazioni ad essa collegate come stampa a caldo, serigrafie o verniciature spot. In questi casi le maglie della tolleranza si fanno più ampie. Spesso infatti si tratta di lavorazioni fuori linea e con matrici (come clichè o telai) meno raffinate di una lastra offset e posizionabili spesso a partire dalle sole pinza e squadra del foglio stampato. Un esempio? Una copertina in resa 4 su un foglio 70×100 plastificata opaca da serigrafare con vernice UV trasparente lucida a registro con un testo stampato in offset. Ognuna delle lavorazioni subite da quel foglio è una minaccia per il registro perfetto…

Approfondimenti

Era l’inizio degli anni ‘50 quando furono standardizzati i primi colori per la stampa. Fino a quel momento ciascuno sceglieva con quali colori stampare. Ma le condizioni di stampa erano ancora troppo diverse da stampatore a stampatore e da una macchina per garantire l’esattezza dei risultati e la riproduzione precisa del colore nell’offset rimaneva una mera questione di fortuna. Finalmente, agli inizi degli anni ’70, il tedesco Harald Küppers decise di standardizzare le condizioni di stampa, dapprima limitatamente all’industria grafica tedesca, quindi a livello internazionale con la norma DIN-ISO 12 647-2 (DIN 16 539).

Stampare a registro per uno stampatore significa anche stampare la bianca a registro con la volta con uno scostamento considerato buono entro gli 0,3 mm.

Per saperne di più

www.boscarol.com

www.kuepperscolor.de

Bruce Fraser, Real World Color Management, Peachpit Press, 2004

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4 pensieri su “Il registro di stampa – parte 2

  1. Dove verifico sul foglio stampato l’esatezza del registro?
    Dove verifico sul foglio stampato la densità del colore,
    Dove verificò sul foglio stampato il dot gain?

    • L’esattezza del registro la verifico osservando le tacche di registro che sono agli angoli di ogni pagina stampata. Sono quei filetti neri, 2 per ogni angolo di ciascuna pagina, che sono composti ciascuno dai 4 colori della quadricromia. Se sono perfettamente sovrapposti vedrò un unico filetto nero, altrimenti vedrò fuori dalla sovrapposizione il colore che è appunto fuori registro (vedi http://tinyurl.com/najkmzx). Esistono anche segni di registro fatti con un cerchio e una croce (come nell’immagine linkata) che sono posti sul foglio. Hanno un’altra forma, ma svolgono il medesimo scopo. Non è necessario dire al macchinista quale colore è fuori registro, lui dovrebbe saperlo. Avere il registro perfetto è impossibile: stampando a foglio ad esempio il registro in coda (posizione opposta alla pinza) sarà meno accurato, questo perché il foglio tende a deformarsi. Stampando in roto la velocità, l’oscillazione della banda della carta, la grammatura della carta, l’umidità, il tiro della macchina influiscono sul registro. Esistono delle tolleranze precise nei capitolati di fornitura, ma la buona pratica suggerisce di verificare che non ci sia fuori registro visibile ad occhio nudo.
      La densità del colore si misura, strumentalmente, sulla barra di controllo (Print Control Strips in inglese) che gli stampatori mettono fuori del vivo del lavoro da stampare e parallela al lato pinza (ovvero di solito il lato lungo del foglio: http://tinyurl.com/n2e7f4f). Attenzione a non confondersi con le piccole “tacchettine” romboidali o quadrate di pochi mm che sono sistemi di controllo automatico del registro. Lo scopo di metterla in quella posizione e per tutta la lunghezza del foglio è quello di verificare la corretta inchiostrazione. Metterla parallela al lato corto, ovvero nella direzione di stampa è inutile. Sulla barra, di cui ne esistono varie versioni (http://tinyurl.com/l97nxmu), sono presenti dei quadratini di ciascuno dei colori di quadricromia con diverse densità (100%, 70%, 50%,…) e con pattern che servono per verificare la correttezza dell’inchiostrazione. Con il densitometro è possibile verificare che il valore dichiarato da ciascuna tacca sia effettivamente stampata correttamente, in tutto il foglio. Valutare ad occhio nudo, soprattutto il giallo, è arduo, più facile per il nero che se appare grigio nella tacca del 100% è troppo basso. In pratica, in avviamento, una volta fatto il registro, si sistema la densità dei colori sul foglio, usando il densitometro e riscontrando la correttezza sulla barra (è quello che in gergo si dice “fare il calamaio”); una volta che si sta stampando a densità ci si può concentrare con la regolazione del colore in base alle prove di stampa.
      Il discorso sul dog gain, o ingrossamento del punto di stampa, è un po’ tecnico. Sintetizzando, l’ingrossamento del punto influenza la resa tonale del colore perché se il punto si ingrossa chiude gli spazi bianchi tra un punto e l’altro e tenderà a “incupire” il colore. Nei retini pieni (100%) non ci sono problemi, ma, al diminuire della frequenza del retino, questo ingrossamento influenza la resa del colore. In pratica un retino del 50% può arrivare a 55%, quindi la stampa sembrerà “chiusa”, termine poco tecnico, ma che rende l’idea. Ancora una volta la barra di controllo è la nostra bussola per verificare anche questo parametro, ma anche qui occorre una verifica strumentale, perché a meno di non stampare davvero male, giudicare la correttezza del dot gain è difficile. Per una spiegazione più tecnica rimando a Mauro Boscarol qui: http://tinyurl.com/njqwbq7
      Spero di aver risposto in modo chiaro.

  2. Pingback: NUMERI SPECULARI NEL BORDO DI FOGLIO DI DUE PRIORITARI DEL 2007 e 2008 - Il Perito Filatelico

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