Stampare il bianco – parte 1

Facciamo un gioco: quale dei due box qui sopra contiene più colori? Dipende, perché se è vero che il bianco contiene tutti i colori dello spettro, è pur vero che tipograficamente nel box bianco di colore non ce n’è, mentre in quello colorato ve ne sono almeno quattro. Eppure a dispetto della acromaticità che lo caratterizza, il bianco è a tutti gli effetti un colore, non solo da un punto di vista colorimetrico, tant’è qualche volta… lo si stampa pure!

Il bianco che non si stampa

Chi ha a che fare con il mondo della stampa di solito è abituato a considerare il bianco come l’assenza assoluta di colore, tanto che, ad esempio, per un testo in bianco su fondo colorato si usano espressioni come “testo bucato” o “in negativo”. In questi casi a definire il bianco non è la densità di inchiostro presente su un supporto stampato, come avviene per gli altri colori, bensì il supporto stesso, ovvero la carta. Una delle caratteristiche della carta infatti è il suo grado (o punto) di bianco, indicato in percentuale e definito con precisione dalle norme ISO 2470. Si misura, in una scala da 1 a 100, quanta porzione di luce blu, alla lunghezza d’onda di 475 nm, viene riflessa dalla carta. In altre parole una carta che riflette il 90% è più bianca di una che ne riflette l’80%.

Di fatto il bianco ideale non esiste e anche lo stesso solfato di bario, standard di misurazione ampiamente diffuso, arriva a 99%. Per dare l’idea, in casa Burgo la Uno Bright ha un bianco ISO di 92% mentre l’R4 arriva a 95%. Gradi di bianco così alti sono possibili perché in fase di produzione le cartiere usano degli sbiancanti (un po’ come accade con i detersivi) che smorzano la naturale tinta gialla di cellulosa e pasta di legno.

Il grado di bianco influenza la stampa

Basta scorrere le schede tecniche delle varie carte in commercio, a foglio e a bobina, per accorgersi che non tutte hanno lo stesso grado di bianco e che non tutte si comporteranno allo stesso modo in macchina. Questo perché la maggiore o minore purezza del bianco influenza la resa cromatica dei colori. Perché i colori si influenzano a vicenda, così un fondo giallo stampato su una carta giallastra apparirà meno squillante che stampato su una carta più bianca. Ma soprattutto è la trasparenza dell’inchiostro, seppur minima, e la retinatura del grafismo su un determinato supporto a falsare la resa del colore. Ad esempio, un fondino ciano retinato al 50% apparirà verdastro su carta con un basso punto di bianco: attraverso gli spazi lasciati bianchi dal retino di stampa si intravede il colore del supporto che condiziona il modo in cui il nostro occhio percepisce il colore. Basta osservare come appaiono i colori su un quotidiano o su un volantino del supermercato, rispetto a una rivista patinata o a un volume d’arte per rendersi conto come la carta possa fare la differenza.

Il bianco che si stampa

Il fenomeno ovviamente diventa più sensibile se il supporto non è bianco, come accade per i laminati o le materie plastiche più o meno trasparenti. E così i colori virano e quando per scelte artistiche o per necessità comunicative non ci si può permettere di avere una resa falsata del colore si ricorre alla stampa del bianco. Esiste infatti un vero e proprio inchiostro offset bianco, il cui pigmento base è il biossido di titanio, che si può tranquillamente stampare. Pur con qualche avvertenza. Infatti, il bianco per offset non è pienamente coprente e lascia trasparire il fondo. Per questo vaste aree, come fondini o lettering a corpo molto grosso lasceranno intravedere il colore della carta, facendo apparire l’inchiostro bianco non puro.

Immaginiamo una carta nera come la Sirio Black Black: su di essa un inchiostro bianco offset apparirà grigio. Per questo, soprattutto sui fondi molto scuri, di solito il bianco viene passato due volte.Come ci ricorda Paolo Pellegrini, responsabile tecnico e commerciale di Colorgraf, “non tutti gli inchiostri bianchi sono uguali e, proprio come le carte, hanno un diverso punto di bianco, misurabile con uno spettrofotometro dopo essere stati stesi su una carta nera”. È la cosiddetta “coprenza” del bianco.

Segue nel prossimo post ->

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