Inchiostri metallizzati, pastello e neon – parte 1

I colori speciali nascono per sopperire alla mancanza di tinte ottenibili in quadricromia. Tanto più questo è vero per le librerie Pantone dedicate a colori metallici, fluorescenti e pastello: inchiostri che consentono, senza costose e complesse operazioni di nobilitazione post-stampa, di ottenere effetti davvero sorprendenti.

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Tips and Treaks per potenziare Photoshop

Per una volta una newsletter utile…

Questa notte Adobe, poco prima dell’una, ha inviato a tutti i suoi abbonati la mail del numero di Aprile di Adobe Inspire Magazine, la newsletter con le ultime novità sui suoi prodotti. Di solito la snobbo un po’ perchè il tono è sempre “come fai a vivere senza Acrobat X?” oppure “guarda come è utile Premiere” o ancora “ecco Photoshop per l’ipad“, il tutto per rifilarti la loro offerta commerciale per smaltire le scorte prima dell’imminente nuova realise. Chissà mai perchè non fanno qualche offerta vera quando esce una nuova versione, tanto hanno il monopolio e non possiamo far altro che usare i loro prodotti?

Questa volta però c’è un piccolo articolo di trucchi e suggerimenti per ottenere il meglio da Photoshop. Settaggi base, per lo più, ma che vale la pena ripassare e controllare di avere la macchina impostata correttamente.

Inspire Magazine: April 2012 – Tips for boosting your Photoshop potential.

In particolare vi segnalo:

  • Impostare Photoshop a 64-bit: attenzione solo al fatto che alcuni filtri (correzione lente, ad esempio) non sono utilizzabili.
  • Migliorare le performance sfruttando la RAM, la GPU e i dischi di memoria virtuale.
  • Ottimizzare l’area di lavoro.

Peccato che non ci sia nessun accenno alle Impostazioni Colore. Personalmente il mio Photoshop è impostato così:

Ma molto dipende da cosa fare in Photoshop, per questo vale certamente la pena di leggere l’illuminante post di Mauro Boscarol:

http://www.boscarol.com/blog/?p=9557

Una stampante fatta con… il Lego!

Lasciatemi divagare e divertire. C’è un genio, o un “pazzo” (a volte è lo stesso), che con il Lego e un mac si è divertito a creare una vera e propria stampante… che stampa: linkare per credere! Nelle FAQ del video si precisa che non è stato usato la serie Mindstorms, ma normalissimi pezzi e una serie di connettori e sensori recuperati qua e là. La stampante è in grado di riprodurre una pagina al minuto a 75 dpi.

I formati standard: la serie A

Nel 1975 l’Istituto tedesco per la Standardizzazione, meglio noto come DIN, codificò nella norma ISO 216 i formati per “Carta per scrittura e per alcune classi di stampa”, creando le serie A e B. Nasceva così il famoso formato A4 corrispondente a 21×29,7 cm. Ma perché proprio A4? L’idea fu quella di partire da un foglio, l’A0, che avesse la superficie di 1 m2 e che avesse delle misure tali (118,9×841 cm) da ricavare, dividendo per 2 sempre il lato lungo, tutti gli altri formati, mantenendo però le stesse proporzioni (1:1,41). Il risultato di questa progressione è che un foglio A1 equivale a un A0 piegato a metà, da metà foglio A1 si ottiene un A2, e così via fino al nostro A4. Il formato più diffuso, almeno per le più comuni applicazioni.

Ecco una piccola tabella:

Nome Dimensioni (mm) Superficie (mq circa)
A0 841×1189 1
A1 594×841 1/2
A2 420×594 1/4
A3 297×420 1/8
A4 210×297 1/16
A5 148×210 1/32
A6 105×148 1/64

Tuttavia, oltre al più noto formato A4, della serie A si usano anche l’A3 per fotocopie e stampe di grosse dimensioni, l’A5 per i bloc-notes, l’A6 per le cartoline. Basta guardarsi intorno. Esistono anche la serie B, usata prevalentemente per poster e stampe di grosse dimensioni, e la serie C, usata per le buste: il formato C4 per esempio, è il più adatto, infatti, a contenere uno o più fogli A4.

Eppure difficilmente si sentirà parlare uno stampatore off-set di formati ISO, questo perché una volta stampato il foglio, il più delle volte, viene piegato e successivamente refilato al formato finito richiesto. E per far questo lo stampatore deve lasciare dei margini di lavoro a chi confezionerà. Ragionando su formati detti “intonsi”. Ecco perché i formati di carta più comunemente usati dagli stampatori sono il 70×100 cm e il 64×88 cm con i loro sottomultipli 50×70, 35×50 e 44×64 cm. Questo almeno per chi stampa a foglio. Le cose si complicano se si stampa a bobina. I formati ISO sono invece diffusi nel mondo della stampa digitale, in cui prevalgono basse tirature o prodotti decisamente standard come la modulistica da ufficio, la piccola pubblicità (folder e depliant) o pubblicazioni on demand.

Divertente l’animazione flash su http://www.goethe.de/ins/se/prj/afo/enindex.htm

Approfondimento (in inglese): International standard paper sizes

E’ tutta un’illusione…

… non ci credete? guardate l’immagine immagine qui sotto.

Questa semplice gif animata è l’emblema di ore e ore di avviamenti, regolazioni cromatiche, gradi Kelvin, prove colore e noiose contestazioni. Mi spiego. Provate a osservare i 2 riquadri sulla scacchiera segnati con le lettere A e B. Sembrano assolutamente diversi: la A più scura, nettamente, della B eppure le due bacchette grigie che appaiono nell’animazione e uniscono le due aree svelano l’arcano. Sono assolutamente identiche. Anche se molti voi hanno già visto immagini di questo tipo e sanno  benissimo come i colori si influenzano tra di loro, conoscono il metamerismo e e i dettagli della teoria del colore, scommetto che resterete ancora una volta sorpresi di tutto ciò.

Stampare il bianco – parte 2

E se non è carta

Un discorso analogo vale per la stampa su materiali diversi dalla carta, prevalentemente laminati o supporti plastici, come pvc o pvn. Con i laminati, il bianco può essere usato come colore a sé o come supporto agli altri colori. In pratica il laminato, comportandosi come uno specchio, riflette il grafismo, influenzandone la cromia al cambiare della luce. Così, tutti i colori, bianco compreso, appaiono diversi a seconda di come li si guarda, e sicuramente sembreranno sempre più smorzati rispetto alla carta, pur avendo la particolare finitura metallica donata dalla laminazione. Continua a leggere