Anche la scatola sbagliata si può correggere – Corriere.it

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Il Primo numero de Il Poligrafico

Per festeggiare i 50 anni di pubblicazioni, qualche mese, fa Zeta’s ha pubblicato su Issuu il primo numero del Poligrafico Italiano. E’ una bella iniziativa e vale la pena dare una sfogliata digitale per vedere quanta storia della stampa e della grafica è passata dalle pagine di questa storica rivista. Mi ha sorpreso ritrovare nomi di aziende tutt’ora esistenti a dimostrazione della lunga tradizione di questo settore e ho apprezzato molto il progetto grafico che sa di anni ’60 ma che regge bene il passare del tempo. Vi invito a sfogliarla online cliccando qui.

Il Poligrafico n. 1

Benefici della stampa digitale: ho un dubbio…

C’è una brochure di Hp intitolata Stand out on the shelf e dedicata ai benefici della stampa digitale per la stampa dei libri che nell’ultima pagina ha un’immagine che dovrebbe far riflettere. I benefici sono stilizzati e semplificati in un tris. Notate nulla di strano? Sempre meno persone lavorano. Quindi si risparmia. Giá, ma quelle persone cosa faranno. Ridurre il personale è l’obiettivo di tutti i settori. Quindi, se si procede in quella direzione sempre meno gente che lavora ovunque, che guadagna e che spende. E allora chi compra e come?

Qualcuno me lo spiega?

Il QR scomparso

Qualche anno fa sembrava dovesse rivoluzionare il modo in cui potevamo interagire con la realtà. Con uno smartphone e un QR era possibile avere tutta una serie di informazioni aggiuntive, su un prodotto, un monumento, un luogo della città, un pezzo esposto in un museo, un filmato legato a un articolo… E’ la cosiddetta realtà aumentata. Eppure, dopo un primo timido apparire su riviste e giornali, il QR sembra scomparso. Relegato, si fa per dire, all’uso per il quale è nato: espandere le possibilità del bar code tradizionale. Questo è quello che sembra succeda qui in Italia. All’estero, Germania e Svizzera, ma anche Francia, invece se ne vede molti di più anche sulle riviste, sulle copertine, sui prodotti, sulle vetrine dei negozi e su qualche monumento. A dire la verità un timido rilancio della realtà aumentata lo si ritrova anche nel nuovo Sette, il settimanle del Corriere della Sera. Si scarica un’app, si inquadra la pagina e parte un filmato a corredo dell’articolo. È strano questa scarso appeal della realtà aumentata, eppure l’Italia resta leader nell’uso dei telefonini e nella vendita di smartphone e le possibilità teoriche offerte da questa tecnologia sono davvero tante. Insomma, a parte telefonarci, chattare in Facebook e scambiarci messaggi, con iphone e smartphone vari ci facciamo forse poco altro.

La concorrenza giova, come sempre, ma…

Nel riordinare tutto il materiale portato a casa da Drupa 2012, non faccio altro che imbattermi in brochure e riviste in cui si elogia lo sviluppo del digitale e si sottolinea la capacità di reazione dell’offset nel trovare nuove soluzioni. In altre parole, il digitale incalza l’offset e l’offset reagisce di conseguenza. Mi piace! Credo si stia assistendo a una profonda evoluzione del settore, ma invece di registrare “morti e feriti”, si assiste alla voglia di esserci, di migliorare, di trovare nuove soluzioni, nuovi mercati, nuove nicchie. Insomma, la parola d’ordine è nuovo. E questo non può che far bene a questo settore, antico e nobile, che spesso fatica a uscire da un’ottica padronale e a rimettersi in discussione. E i risultati alla scorsa Drupa si sono visti. Nessuna rivoluzione copernicana, intendiamoci (Landa a parte, ma quella è una promessa di rivoluzione), ma tante piccole cose per reagire al mercato, per essere competitivi, per esserci e non scomparire. La verità però è anche un’altra, credo io: a differenza di un tempo, neanche poi tanto lontano, a chi stampava, nobilitava, confezionava si chiedeva di fornire gli strumenti di supporto al business: io cliente devo stampare tu stampatore devi usare la tecnologia più adatta e conveniente per entrambi. Ora, la prospettiva si è rovesciata. Si richiede di sapere prevedere quale sarà il business ed essere pronti di conseguenza. Ma la domanda è: come fare questo se, al netto di crisi e mercato, nessuno è in grado di prevedere e fare il business di domani? Noi diamo gli strumenti e le soluzioni, non siamo noi a dover trovare anche le esigenze. Dovrebbe farlo qualcun altro. Ah giá, ma quello era il vecchio mondo…