Una crisi fatta di tragiche contraddizioni

Per Bazzi-Moretti si avvicina la chiusura. Annunciata la messa in liquidazione

Grafica Veneta: problemi per troppo lavoro?

Le due notizie contrastanti apparse sul portale Stampamedia.net lasciano decisamente sconcertati. Due aziende ricche di storia, leader nel settore, entrambe dell’operoso nord afflitte da problemi diametralmente opposti. Eppure questi destini, diversi e opposti, paiono il paradigma del difficile e strano momento che stiamo vivendo. Da un lato una fusione, quella di Bazzi+Moretti, che sulla carta aveva tutti i numeri per essere vincente e naufragata in meno di 12 mesi, dall’altra la realtà di Veneta fatta di investimenti e commesse importanti alle prese con problemi con i sindacati per l’eccessivo carico di lavoro e la necessità di massima flessibilità per rendere efficiente la produzione. Trovo entrambe le situazioni paradossali. Certo bisognerebbe conoscere dal dentro le situazioni, ma mi chiedo: come si può dichiarare a proposito di Veneta “In mancanza di una politica industriale e di una cultura d’impresa…”? Come si può prendere, con i tempi che corrono, di voler applicare il CCNL alla lettera lavorando con l’orologio alla mano e il cartellino nell’altra? Certo i diritti sono sacrosanti e vanno rispettati, senza che le due parti (lavoratore e datore di lavoro) si approfittino l’uno dell’altro, ma la flessibilità dovrebbe essere la parola d’ordine: le commesse non arrivano scaglionate nella settimana e la tiratura non è funzione del turno di lavoro. Da lavoratore come non dar ragione a Francesci, presiedente di Veneta, quando dice, parlando dei sui dipendenti che si lamentano, “se fossero senza lavoro o in cassa integrazione cosa farebbero?”

Sull’altro versante c’è la situazione di Bazzi+Moretti che nel giro di un anno hanno bruciato i loro 200 anni di storia. Chi li conosce sa che aziende sono, quali sono le loro macchine e quale fosse il loro approccio al lavoro. Eppure non è bastato. E non sono bastati i ricavi cresciuti del 22%. E’ vero c’è un mancato incasso per una commessa da 200mila euro, ma basta un -200mila per mettere in ginocchio un’azienda così? Sì se la congiuntura è pessima, l’accesso al credito impossibile, la prospettiva del mercato inesistente e si hanno circa 60 famiglie sul libro paga. La mossa di Aldo Bazzi è da leggere come il desiderio di portare la nave in porto con tutti (dipendenti, fornitori e titolari) sani e salvi prima di un tragico naufragio.

Insomma, questa crisi ha diversi volti e tante contraddizioni, ma soprattutto ci si sente l’affanno di chi lotta e ha lottato e inizia ed essere stanco.

La carta in crisi? Si, no, forse

Sono stati resi noti a Milano i risultati dello studio Lorien Consulting sulla carta nella comunicazione multicanale nell’ambito dell’evento “io sono qui” organizzato da Print Power Italy: il 96,2% delle aziende italiane utilizza la comunicazione su carta nel proprio media. Dallo studio si legge:

“In questo mercato la carta gioca dunque ancora un ruolo fondamentale: ben il 96,2% delle aziende italiane la utilizza infatti nelproprio media mix e, tra queste, vi è un 9% che la utilizza in maniera esclusiva. 

La carta viene caratterizzata da punti di forza quali la targetizzazione del messaggio, l’autorevolezza, il coinvolgimento emotivo, la complementarietà con gli altri mezzi, il call to action, la conservabilità, la possibilità di dare spazio alla creatività e alle informazioni”. 

Da questi dati si evince una crisi della pubblicità, ma non della carta in senso stretto che cala in volume, ma non in percentuale. Da qui viene naturale estendere la riflessione agli altri ambiti in cui la carta è protagonista, come l’editoria, e la domanda allora diventa: perché l’apertura al digitale per quanto avviata resta lenta e difficoltosa? Se una penetrazione nelle fasce più giovani della popolazione si può considerare assodata e forse scontata già per la generazione dei bambini che ora frequentano le elementari, resta scoperta l’enorme fetta di persone, più o meno informatizzate, over 50. Persone che rappresentano in Italia una grande fetta di mercato soprattutto. Su questi l’affermazione del digitale è decisamente più lenta. I motivi? Due a mio avviso:

  1. per quanto semplificate rispetto al passato, tutte le applicazioni digitali restano a un livello medio-alto per chi non ha grande familiarità con la tecnologia digilate e iniziare da zero o poco più è difficile, direi almeno per chi non ha avuto modo di lavorare con un computer in modo continuativo.
  2. il costo di pc e device vari, per quanto in progressiva discesa, resta comunque alto. Difficilmente si riesce a stare sotto i 1000 euro per pc, monitor, connessione internet, stampante… Certo si tratta di un investimento che semplifica la vita, fa risparmiare tempo, mette in connessione con il mondo e consente l’informazione continua… ma è difficile far capire ciò a chi ne è lontano per formazione ed esperienza e non ne vede le potenzialità, ma solo la difficoltà per imparare ad usarli. Certo ci sono device e reader a prezzi abbordabili, ma tra tariffe, configurazioni, impostazioni, password, paypal, store e tutto il resto è difficile per queste persone andare oltre l’uso ludico o di status symbol.

Su questo forse occorrerebbe lavorare: se non sulla semplificazione, che comunque resta imprescindibile, certamente sul prezzo dell’hardware. Meno costa più facilmente lo acquisto, lo uso e ci familiarizzo e così acquisterò i contenuti siano essi app, ebook, magazine e quotidiani digitali… A maggior ragione ora che ogni euro è prezioso.

Qui è possibile leggere tutto lo studio: La carta negli investimenti in comunicazione

Il nuovo MacBook Pro con display retina: una lezione per tutti

Al di là della retorica legata al mondo Apple, alla loro filosofia aziendale e di prodotto, al di là del loro modo di aggredire il mercato, di creare bisogni cui hanno già pronte le soluzioni e del pensare differente… sempre, restano le battute iniziali di questo video del nuovo MacBook Pro con display Retina, presentato ieri al keynote del WWDC 2012 al Moscone Center di San Francisco. Parole importanti che rappresentano un modo di pensare che, Apple o non Apple, credo restino valide e da condividere sempre:

“Per creare qualcosa di veramente nuovo devi ripartire da zero e staccarti con decisione dal passato. Se non fai cambiamenti radicali avrai solo piccoli miglioramenti. Ma se hai voglia di cambiare davvero le cose, ti si apre un mondo nuovo.”

Il libro: estensione della memoria

“Tra i diversi strumenti dell’uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio, sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della voce; poi ci sono l’aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un’altra cosa: il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione”.
JL Borges

Che font sei?

In solo 4 domande un signore distinto, che non viene mai inquadrato in faccia, promette di dirvi che font siete? Times, Helvetica, Futura, Comics o, come è successo a me, Architype Van Doesburg: il giochino è divertente, ma soprattutto vi apre il mondo di Pentagram.com, un gruppo di 19 creativi, sparsi tra Londra, NY, Frisco, Berlino e Austin, con all’attivo un sacco di bei lavori tra carta e web.