Che font è?

Se vi è capitato, navigando in rete, di imbattersi in un font particolarmente attraente e voler sapere come si chiama per cercarlo o acquistarlo (mi raccomando) per le proprie creazioni, troverete certamente utile la piccola estensione WhatFont sviluppata da Chengyin Liu, uno simpatico studente dell’università dell’Illinois, per Safari e Crome (ma sono supportati anche Firefox e Internet Explorer 9). Semplicemente l’estensione aggiunge un tasto nella barra del menu del browser che, attivato, aggancia una piccola tab al puntatore del mouse; passando la freccia sul testo di un qualsiasi sito internet nella tab verrà mostrato il nome del font. Non basta: facendo clic appaiono anche il nome della famiglia del Font, la dimensione in pixel e l’interlinea, la fonderia e il colore in valori esadecimali. Provare per credere. Qui il link->

Questione di misure… ;-P

Centimetri o millimetri? Base o altezza? L’importante è essere chiari. Capita spesso, infatti, che nascano dubbi o incertezze. Perché manca l’unità di misura o perché si confonde la base con l’altezza. Ecco un piccolo prontuario per non sbagliare mai.

  • Le misure di uno stampato vanno sempre specificate, anche quando si tratta di formati ISO. A scanso di equivoci.
  • Si scrive base x altezza in numeri specificando se si tratta del formato chiuso o aperto. Il primo dato indica la base. Diverso è il discorso per le buste dove il primo numero indica l’altezza.
  • Nel caso di lavori in cui la base è più grande dell’altezza (i cosiddetti formati ad album o ad albo) è bene specificare questo dato: ad esempio, formato chiuso 28,5×20,5 cm (ad album).
  • Specificare sempre l’unità di misura, che va indicata abbreviata, senza punti e dopo i valori. Es.: 21×29,7 cm o 210×297 mm.
  • Indicare sempre se il formato è steso o aperto, in particolare in caso di stampati asimmetrici, in cui la piega o il dorso non cadono esattamente a metà, come depliant a 6no intascato, a 8vo a finestra ecc. Un esempio: 21+21+20,5×28,5 cm.

Serigrafia metallizzata a specchio

Si chiama “Foilbond” ed è un’esclusiva tecnica serigrafia messa a punto dalla Italbond di Cesano Boscone, un mio fornitore di quando lavoravo per Nava Milano. Devo dire che quando Damiano, qualche mese fa, mi ha mostrato qualche campione sono rimasto letteralmente a bocca aperta.

L’idea è quella di ottenere lo stesso effetto di una stampa a caldo utilizzando tutte le possibilità grafiche della serigrafia, come i retini fini o alti spessori. Senza l’ausilio di alcun cliché ma con un semplice telaio serigrafico e un nastro già utilizzato nel tessile. Su qualsiasi supporto, che sia carta o PVC, è riprodotto con una colla serigrafica un grafismo, sul quale è applicato un nastro laminato a specchio. Sulla colla, una volta asciutta, viene applicato il foil per mezzo di una calandra morbida e riscaldata: ciò consente al film di aderire completamente alla superficie tridimensionale della colla, che grazie al calore rinviene e fissa il nastro stesso. Si possono ottenere anche spessori importanti, fino a 50-60 micron, e grafismi davvero fini, il tutto senza gli inconvenienti della stampa a caldo come segni di pressione sul foglio e problemi di registro, ma sfruttando tutti i vantaggi della serigrafia. Si tratta di un effetto molto particolare non ottenibile con alcuna altra tecnica, compreso il cold foil in offset.

Scodix Sense: la “serigrafia digitale”

Glitter, alti spessori, effetti lucido/opaco… queste le meraviglie della serigrafia, tecnica tanto antica quanto versatile e preziosa. Che richiede, come noto, costosi telai serigrafici. Oppure, una stampante digitale ad alte prestazioni, come la Serie S di Scodix, in grado di riprodurre grafismi raffinati con una vernice alta fino a 700 micron: gli effetti sono spettacolari e, unendo l’effetto tattile a quello visivo della lucentezza, imitano alla perfezione superfici come la pelle di pitone, le paillettes, i palloni da basketSimile anche la tecnologia Scodix Inkjet-Braille, che riproduce caratteri braille, ma anche forme geometriche e formule scientifiche, con rilievi perfettamente percepibili, uniformi e stabili nello spessore. Ma ancora più spettacolare è la Scodix Rainbow Station, che con una sola passata attraverso una stampante a getto d’inchiostro UV consente effetti di glitter su superfici di diversa tipologia, stampate in offset, laminate, stampate in digitale, con inchiostri colorati o trasparenti. L’asciugatura UV, particolarmente rapida, impedisce che la vernice “spanda” a tutto vantaggio della precisione e della qualità del lavoro. (PB 39)

Drupa 2012. Due mesi dopo

… qualche riflessione finale tratta dal mio articolo apparso su Print Buyer di Giugno

«la parola d’ordine di drupa 2012 è stata “digitale”: non tanto perché sia davvero finito il tempo di offset, flexo e calcografia (tutt’altro…), quanto perché il digitale si è ormai inserito in ogni fase del flusso produttivo e rappresenta un’alternativa valida, economica, efficiente ad altri sistemi, non solo in fase di stampa ma anche finitura. In altre parole, se fino ad adesso era o in offset o in digitale, ora sarà sempre di più sia in offset che in digitale. Si andrà verso fornitori sempre più ibridi in cui, in base alla tipologia di stampato, ai tempi di produzione e ai quantitativi ordinati si potrà scegliere con un unico interlocutore la tecnologia più adatta: dalla copia singola alle centinaia di migliaia, dal digitale alla roto. Insomma, un mercato ridisegnato dalle potenzialità del digitale e dagli effetti della crisi globale, nel quale le diverse tecnologie non saranno rivali, ma si supporteranno affiancandosi e dando vita a interessanti “ibridi” (ad esempio con testine digitali innestate su macchine offset). Digitale significa sempre più crossmedialità: una stampa elettronica e con macchine digitali, in cui sarà sempre più semplice realizzare prodotti per tutte le piattaforme e i supporti a partire da un unico input d’origine. E soprattutto significherà personalizzazione spinta, non soltanto in dato variabile, ma con una globale customizzazione dello stampato. Questa crediamo sia la vera chiave di lettura di questa drupa 2012. Cosa ci aspetteremo dunque dai fornitori di domani? Macchine più efficienti, più veloci, con cambi lavoro più semplici e quindi con una produttività più elevata, con costi a copia più bassi, nel senso di ottimizzati e non forzosamente risicati, e un’alta automazione. La quale consente anche una maggiore facilità d’uso delle macchine: non sarà più necessaria l’alta professionalità e specializzazione tipica della manodopera da arti grafiche, a vantaggio di un accesso più semplice al business della stampa: il che darà vita, crediamo, a una divaricazione del mercato in realtà industriali a ciclo completo (offset+digitale) e print-shop interamente digitali, realtà piccole e duttili in grado di fare vera stampa on demand sfruttando tutte le potenzialità del digitale, comprese nobilitazioni e finissaggi.»

Una domanda… per Mauro Boscarol

Adobe ha scelto per la nuova release di dotare Photoshop Cs6 di un’interfaccia quasi nera con tutti i testi bucati in bianco. La resa a monitor è senza dubbio accattivante ed elegante e si avvicina, come grafica, a Photoshop Elements piuttosto che a Lightroom. Elegante e accattivante come lo sono i monitor lucidi di tutte le nuove macchine Apple. Belli certamente, ma adatti a lavorare professionalmente con il colore? Che influenza ha lo sfondo nero sul modo in cui percepiamo i colori? Non si tenderà a schiarire le immagini o a contrastarle troppo?
Ho l’impressione che Adobe ha scelto di fare un prodotto bello, ma rivolto sempre meno a un pubblico consumer piuttosto che di professionisti. Certo, un’interfaccia nuova dà l’idea di grossi cambiamenti nel software, ma così non c’è il rischio di banalizzare un aspetto fondamentale del flusso produttivo come la gestione del colore?

QR creativi

Qualche settimana fa mi domandavo che fine avessero fatto i QR che dovevano aprire alla rivoluzione della realtà aumentata. A parte sporadiche apparizzioni, sembravano relegati nella galassia delle meteore che appaiono e subito scompaiono. Eppure c’è chi ci si diverte. In questo sito ce ne sono davvero di carini. Certo non funzionano, ma rivelano come tutto in fondo possa essere fonte di ispirazione.

http://www.hongkiat.com/blog/qr-code-artworks/