Una roto 96 pagine al lavoro

Bello il video della Goss Sunday 5000 96 pagine di Grafiche Mazzucchelli dipsonibile sul sito dell’azienda e su youtube.

Questa è la prima 96 pagine realizzata Goss International: ha una larghezza di bobina di 2860 mm e tecnologia wide gapless. E’ in grado di stampare fino a 13 mt per secondo pari a 80.000 copie/h!

Per chi desideri approfondire sul sito di Goss è possibile trovare una ricca documentazione sulla 5000 e non solo.

La “Stampa” racconta la sua storia

Apre i battenti domani 30 ottobre il museo dedicato alla storia del quotidiano “La Stampa” di Torino che quest’anno compie i 145 anni. L’idea nasce, a ridosso del trasloco nella nuova sede delle testata in via Lugaro 15, dalla volontà di evitare la dispersione dei pezzi della propria memoria. Tra prime pagine consultabili su grandi touch screen e documenti rari, ci sono due sezioni particolarmente interessanti. La prima dedicata allo sviluppo delle tecnologie di trasmissione delle notizie, dal telegrafo al telefono (il numero era 1136), dal primo trasmettitore di telefoto al dimafono, dal telex al fax fino ai primi cellulari. L’altra racconta l’evoluzione del processo di stampa del quotidiano. Dalle cassettiere con i caratteri mobili al primo sistema editoriale. Si può ammirare una linotype per la composizione dei pezzi rimasta in produzione fino al 16 ottobre 1978 quando fu composta l’ultima prima pagina in piombo dedicata all’elezione di Giovanni Paolo II. Infine, una serie di immagini mostra l’evoluzione dello stabilimento di stampa di Torino.

Per chi non potesse andare a Torino è possibile fare un bel tour della nouva redazione del giornale da qui.

Dal 30 ottobre lo Spazio La Stampa (a ingresso gratuito) è aperto al pubblico in via Ernesto Lugaro 15, a Torino.

1984. Apple introduce il taglia e incolla

Come è ben immaginabile, l’espressione deriva dalla pratica della grafica tradizionale di tagliare fisicamente con le forbici parti di un layout ed incollarlo in altra posizione. Apple introdusse la funzionalità nei computer di Lisa e Macintosh e ne fece un cavallo di battaglia dei sui sistemi operativi e delle relative applicazioni. Tuttavia, l’idea di introdurre in un word processor questa funzione, inventata già negli anni 60, precede di una decina d’anni e venne a Lawrence G. Tesler (Larry Tesler) mentre lavorava allo Xerox Corporation Palo Alto Research Center (PARC) tra il 1974 e il 1975.

Bookcity Milano

Cos’è Bookcity Milano?

Centinaia di eventi, tra incontri con gli autori, presentazioni di libri, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari.

Il Castello Sforzesco, cuore pulsante dell’evento, si anima con un grande laboratorio dedicato al libro e alla lettura. Alcuni luoghi della cultura e della vita sociale milanese diventano le sedi tematiche per ospitare autori, mostre e dibattiti. La lettura viene portata ad alta voce in ambienti pubblici della città. In tutta la città librerie, biblioteche, scuole e istituti culturali propongono eventi dedicati al libro e alla lettura.

Il programma completo sarà pubblicato sul sito il 6 novembre.

Qualcuno doveva pur partire…

A Turn of the Page for Newsweek – The Daily Beast.

Anche se qualcuno (il New York Times) nel settembre del 2010 ci aveva già provato a fissare la data della sua ultima copia di carta:

Addio alla carta stampata. Il New York Times annuncia: dal 2015 solo versione online

Salvo far marcia indietro…

Resta solo da capire se sia la mossa giusta, anche da un punto di vista pubblicitario. Cito da wired.it:  “State of the media stima che negli Stati Uniti, un lettore di giornale cartaceo sfogli in media 24 pagine, mentre lo stesso lettore online sfogli 1,4 pagine per ogni testata che visita (equivale al 93% in meno di possibilità di mostrargli pubblicità)”

FNSI: “90 testate a rischio chiusura”

FNSI: Senza finanziamenti 90 giornali sull’orlo del fallimento

Se stanno per fallire, forse, il problema non è nei finanziamenti, ma nel fatto che i lettori non ci sono o preferiscono leggere altro.

Forse che allora la loro offerta editoriale non sia poi così appetibile? Che devono ripensare i contenuti?

Forse avere l’elenco di queste 90 testate aiuterebbe a giudicare, ma… non c’è!

Un futuro senza memoria

Occupandomi quotidianamente di gestione di documenti digitali, mi ritrovo spesso ad avere a che fare con perdite di dati, cd troppo vecchi, file obsoleti, hard disk illeggibili. Il più delle volte, nonostante i tentativi più disparati, non resta che rassegnarsi alla perdita e, se possibile, cercare il corrispettivo cartaceo: se esiste ancora. E non importa se è stata posta la massima cura nell’archiviare quei materiali digitali: i supporti deperiscono, i formati cambiano velocemente, le interfacce passano di standard in standard… per non parlare di banali guasti meccanici. E nessuno, per ora, si pone il problema dell’aggiornamento manutentivo di questi archivi. Lavorando con i libri nel mio caso spesso vengono in soccorso riprese fotografiche e ocr, con relative perdite di tempo e nuove spese di edizione. Ma i libri restano un’isola “felice”: sono, forse, l’unico supporto che rimarrà insieme al corrispettivo digitale e in caso di “disastro”, la copia di carta potrà venire in soccorso. Proviamo però a pensare a tutto il resto: dai quotidiani alle nostre foto, dalle app alle canzoni che ascoltiamo, dai documenti personali a quelli di interesse pubblico… e proviamo a pensare al futuro. Fatemi fare il catastrofista per un attimo. Cosa succederebbe se fossimo se per un motivo qualsiasi non ci fossero più corrente elettrica e connettività? La perdita di ogni dato, di ogni… memoria. Ma non occorre pensare a un blackout per rendersi conto che il nostro sarà comunque un futuro senza ricordi. Pensiamo alle foto dell’album di famiglia. Probabilmente ognuno di noi ha qualche foto dei nonni o dei genitori da bambini; foto sbiadite, scolorite, in bianco e nero, ma pur sempre leggibili. Se facciamo un salto in avanti come sarà il nostro album di famiglia tra 10 anni (non occorre andare oltre)? Indipendentemente dal supporto, sarà digitale, ma, se non progressivamente aggiornato, sarà illeggibile… come le vhs di un matrimonio dei primi anni Novanta. E così tutto quello che c’è ora nei nostri cellulari, nei nostri tablet, nel cloud, in Google Documenti… Ricordi del nostro passato che si perderanno nell’oblio di una memoria ridotta alla somma dei materiali che la compongono. In una sala riunioni della mia azienda c’è un floppy da 8″ della Nec: senza un computer che ha quel lettore e un programma in grado di accedervi e leggere i dati oggi è solo uno strano oggetto. In libreria, l’altro giorno, ho visto in libro che raccoglie le prime pagine del Corriere della Sera più significative. Se non ci fosse stata almeno una copia cartacea di ciascun numero non avremmo quel libro, non potremmo leggere – e conoscere – i fatti di quel giorno. Il Corriere ha un archivio digitale con tutte le pagine scansionate. Quest’archivio ha un’infrastruttura, con backup, policy di accesso, manutenzione del database, macchine fisiche e virtuali in cui sono archiviati i dati, locali a temperatura controllata, corrente elettrica ecc… senza solo una di queste componenti quell’archivio è inaccessibile e quindi non esiste. Mentre, probabilmente nella soffitta del nonno una vecchia copia del Corriere c’è ed è leggibile. Ora il problema della perdita dei dati affligge ogni raccolta, digitale o analogica che sia, ma in un mondo in cui il valore aggiunto delle informazioni non è più solo nella singola informazione, ma in una rete di informazioni interconnesse, e tutto è affidato a mondi virtuali che non esistono indipendentemente, ma dipendono da strumenti di consultazione (i device) che a loro volta dipendono da altri sistemi di sostentamento (banalmente la corrente) questo è un problema con il quale fare i conti. Magari significherà non avere più le foto del matrimonio, della nascita del primo figlio, del giorno della laurea, ma non solo: una copia leggibile di un libro nato solo come ebook, un videogioco, un’app, una musica, una voce di enciclopedia, un disegno tecnico, una formula chimica…

Scannare, scannerizzare o scansionare?

Sul verbo da utilizzare per indicare l’acquisizione di immagini con uno scanner se ne sentono di tutti i colori. Scandire, scannare, scannerizzare e chi più ne ha ne metta. Ho voluto levarmi lo sfizio e cercare di capire quale fosse il verbo più corretto e… ecco cosa dice l’Accademia della Crusca.

“Nel n° 9 della Crusca per voi, Giovanni Nencioni così si era espresso sulla questione dell’accoglimento di forestierismi tecnici nell’italiano: Ovviamente in ambienti tecnici, e dove non ci sia perfetta coincidenza semantica, il forestierismo è, oltre che lecito, necessario. Ma fuori dall’uso strettamente tecnico e della comunicazione informatica, che per la sua fulmineità ed universalità esige una lingua unica, senza l’impaccio e il possibile equivoco della traduzione, assumere una parvenza di tecnici ostentando termini inglesi non mi pare neppure cosa di buon gusto; quando invece i veri tecnici tendono, in ambiente italiano, a italianizzare alla meglio gli stessi anglismi, formando ibridi come softuerista, softuerizzare, scannerizzare, formattare, che sono tuttavia segno di una buona coscienza linguistica, queste formazioni possono essere accolte.

La riflessione di Nencioni appare ormai acquisita dai più recenti dizionari che registrano queste forme, come il Grande Dizionario Italiano dell’uso curato da Tullio De Mauro in cui si trovano, con la stessa accezione di ‘acquisire le immagini attraverso lo scanner’, scandire, scannare, scannerare, scannerizzare, e anche eseguire una scansione (e scansionare, termine non contenuto nel De Mauro ma molto usato) e il forestierismo puro scanning. Quindi massima libertà di scelta”.