I segreti della colla – 1 parte

Dopo tanto digitale, una piccola (lunga) digressione analogica.

Quando avete per le mani uno stampato, libro, catalogo o giornale, cosa fate per prima cosa? Lo aprite e verificate che i contenuti siano corretti? Osservate la cromia? Oppure, prima di sfogliarlo, guardate com’è confezionato, se la colla tiene, se la legatura è ben fatta? Bene, allora avete la mia stessa “malattia”. Ed ecco un post che fa per voi.

È sempre colpa della colla?

Sarà capitato a tutti di ricevere le prime copie di un lavoro che avete commissionato, e di trovarvi davanti  un problema di colla. La copia si apre troppo, il blocco libro si stacca dalla copertina, alcune pagine vengono via o ancora l’adesivo ha invaso lo specchio di stampa… Difetti di produzione tutt’altro che rari, che potrebbero essere spesso evitati con semplici accorgimenti: il giusto match tra supporto e collante, evitare sporchi e impurità, prevedere una superficie di contatto quanto più ampia possibile con riserve di colore e vernice. Le colle, nel mondo della stampa, sono impiegate per moltissimi usi: buste, etichette, inviti, cartotecnica; colle speciali come le umettabili o le riposizionabili… è però soprattutto sui prodotti che vanno in legatoria (brossure, cartonati e cuciti) che impattano questi difetti. Ma non sempre quando la colla non tiene, è colpa della colla. Talvolta non è neppure colpa del legatore o del confezionatore, ma le responsabilità vanno ricercate presso lo stampatore se non addirittura nel progetto grafico.

Sì, ma quale colla?

Non sarà sempre colpa sua, ma la protagonista resta pur sempre lei. Nelle arti grafiche si usano quattro tipi di colle: le hot melt a base EVA e PSA (pressure sensitive adhesive), le viniliche in dispersione acquosa e gli hot melt poliuretanici reattivi. La colla hot melt è solida alla temperatura ambiente mentre si scioglie, e diventa adesiva, quando viene riscaldata: generalmente, in legatoria, a temperature tra i 160 °C e i 190 °C. Rapida ad asciugarsi, economica, consente di lavorare ad alte velocità. Presenta però degli inconvenienti tra cui una maggiore rigidità e, non ultimo, il fatto che rinviene (e quindi fa staccare il blocco libro, soprattutto se confezionato con carta pesante) già a temperature di 50°C-60°C, che sembrano alte, ma non è poi così raro che si raggiungano all’interno di un furgone che viaggia sotto il sole estivo!

La colla vinilica, a base acquosa e quindi non tossica, non necessita di calore, ma agisce mentre si asciuga, con l’evaporazione dell’acqua contenuta. Per questo, per un’asciugatura ottimale in temi compatibili con i flussi produttivi attuali, è spesso necessario aggiungere alle linee di confezionamento dei forni. Di contro, la vinilica è più elastica della hot melt e meno sensibile al calore. La colla vinilica si usa soprattutto per effettuare accoppiamenti mediante calandratura tra carte, tele e cartoni e, inoltre, è utilizzata in rotativa per la realizzazione di flyer filo colla. In questo caso viene stesa subito prima del cono di piega tramite degli ugelli sulla linea e consente di confezionare  in linea 8vi, 16mi, 12mi, 24mi… Per la buona riuscita dello stampato sono determinanti una serie di fattori: il quantitativo d’acqua, di colla e la precisione della piega. Se c’è poca colla, oppure se non è sul punto giusto (la superficie di adesione nel filo colla è intorno al millimetro), infatti, è possibile che la pagina si stacchi.

Entrata sul mercato solo pochi anni fa, la colla poliuretanica offre performance molto elevate. È termofusibile ma, una volta “reticolata”, aderisce in maniera definitiva e non si riattiva più. Elastica, resistente, si pone come alternativa al cucito più che al fresato, soprattutto quando ci sono foliazioni importanti, carte difficili come le super patinate o il GSK, cariche d’inchiostro elevate, stampati in controfibra… Il neo è il costo, più elevato della hot melt tradizionale, anche se nel conto economico di uno stampato la colla rimane pur sempre uno dei fattori meno incidenti.

Problemi causati dalla colla

A cosa sono dovuti i difetti? Una prima causa può essere la scelta della colla sbagliata: ad esempio viene usata una vinilica su una verniciatura UV, sulla quale non attacca. Altri difetti che si riscontrano abbastanza spesso possono essere dovuti, nel caso dell’hot melt, al fatto che la colla non è stata portata alla temperatura giusta. Oppure, nel caso della vinilica, può essere che la superficie del foglio sia coperta da vernice e quindi la colla non riesca a penetrare la carta. Inoltre, essendo a base acqua, umidificando troppo tende a grinzare nelle accoppiature o, in un volume, a creare sulle pagine ondulazioni parallele al lato corto. Il difetto della vinilica che umidifica la carta è più evidente quando la colla è ancora bagnata, quindi si può ovviarvi evitando di aprire lo stampato e tenendolo sotto peso, in modo che perda l’umidità stando in forma e la carta riprenda la sua planarità. In caso di accoppiatura, si possono avere dei problemi dovuti all’eccessiva quantità di colla, che sborda e imbratta il prodotto, o alla sua scarsità, che fa sì che non tenga l’accoppiatura, o al rapporto acqua/colla che, nel caso di accoppiature di materiali diversi o di carte con grammature diverse o comunque con una diversa igroscopia, può creare imbarcature, bolle grinze e non risultare perfettamente liscia. E l’accoppiatura è una lavorazione più frequente di quanto si pensi, dagli inviti carta/cartone alle cartonature tela/cartone dei libri hard cover. Con la colla poliuretanica invece il problema più grosso è il quantitativo non sufficiente o che lo stampato venga maneggiato prima della completa asciugatura (12 h circa).

-> segue nel post successivo

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