Un futuro senza memoria

Occupandomi quotidianamente di gestione di documenti digitali, mi ritrovo spesso ad avere a che fare con perdite di dati, cd troppo vecchi, file obsoleti, hard disk illeggibili. Il più delle volte, nonostante i tentativi più disparati, non resta che rassegnarsi alla perdita e, se possibile, cercare il corrispettivo cartaceo: se esiste ancora. E non importa se è stata posta la massima cura nell’archiviare quei materiali digitali: i supporti deperiscono, i formati cambiano velocemente, le interfacce passano di standard in standard… per non parlare di banali guasti meccanici. E nessuno, per ora, si pone il problema dell’aggiornamento manutentivo di questi archivi. Lavorando con i libri nel mio caso spesso vengono in soccorso riprese fotografiche e ocr, con relative perdite di tempo e nuove spese di edizione. Ma i libri restano un’isola “felice”: sono, forse, l’unico supporto che rimarrà insieme al corrispettivo digitale e in caso di “disastro”, la copia di carta potrà venire in soccorso. Proviamo però a pensare a tutto il resto: dai quotidiani alle nostre foto, dalle app alle canzoni che ascoltiamo, dai documenti personali a quelli di interesse pubblico… e proviamo a pensare al futuro. Fatemi fare il catastrofista per un attimo. Cosa succederebbe se fossimo se per un motivo qualsiasi non ci fossero più corrente elettrica e connettività? La perdita di ogni dato, di ogni… memoria. Ma non occorre pensare a un blackout per rendersi conto che il nostro sarà comunque un futuro senza ricordi. Pensiamo alle foto dell’album di famiglia. Probabilmente ognuno di noi ha qualche foto dei nonni o dei genitori da bambini; foto sbiadite, scolorite, in bianco e nero, ma pur sempre leggibili. Se facciamo un salto in avanti come sarà il nostro album di famiglia tra 10 anni (non occorre andare oltre)? Indipendentemente dal supporto, sarà digitale, ma, se non progressivamente aggiornato, sarà illeggibile… come le vhs di un matrimonio dei primi anni Novanta. E così tutto quello che c’è ora nei nostri cellulari, nei nostri tablet, nel cloud, in Google Documenti… Ricordi del nostro passato che si perderanno nell’oblio di una memoria ridotta alla somma dei materiali che la compongono. In una sala riunioni della mia azienda c’è un floppy da 8″ della Nec: senza un computer che ha quel lettore e un programma in grado di accedervi e leggere i dati oggi è solo uno strano oggetto. In libreria, l’altro giorno, ho visto in libro che raccoglie le prime pagine del Corriere della Sera più significative. Se non ci fosse stata almeno una copia cartacea di ciascun numero non avremmo quel libro, non potremmo leggere – e conoscere – i fatti di quel giorno. Il Corriere ha un archivio digitale con tutte le pagine scansionate. Quest’archivio ha un’infrastruttura, con backup, policy di accesso, manutenzione del database, macchine fisiche e virtuali in cui sono archiviati i dati, locali a temperatura controllata, corrente elettrica ecc… senza solo una di queste componenti quell’archivio è inaccessibile e quindi non esiste. Mentre, probabilmente nella soffitta del nonno una vecchia copia del Corriere c’è ed è leggibile. Ora il problema della perdita dei dati affligge ogni raccolta, digitale o analogica che sia, ma in un mondo in cui il valore aggiunto delle informazioni non è più solo nella singola informazione, ma in una rete di informazioni interconnesse, e tutto è affidato a mondi virtuali che non esistono indipendentemente, ma dipendono da strumenti di consultazione (i device) che a loro volta dipendono da altri sistemi di sostentamento (banalmente la corrente) questo è un problema con il quale fare i conti. Magari significherà non avere più le foto del matrimonio, della nascita del primo figlio, del giorno della laurea, ma non solo: una copia leggibile di un libro nato solo come ebook, un videogioco, un’app, una musica, una voce di enciclopedia, un disegno tecnico, una formula chimica…

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