Cartiere Burgo: chiude lo stabilimento di Mantova

Il 9 febbraio 2013, tra poco più di 3 settimane, la sede mantovana delle Cartiere Burgo spegnerà definitivamente le macchine. E così un altro pezzo di storia dell’editoria intaliana e vanto dell’industria italiana (Burgo è l’unica azienda italiana a produrre carta da giornale) se ne va con 188 lavoratori a casa. Continua a leggere

Master universitario sul colore al Politecnico di Milano

Il master si articola in dieci unità didattiche più il tirocinio. Le prime quattro sono dedicate a fornire una conoscenza tecnico-teorica legate all’uso, alla misurazione e alla gestione del colore. Altre info qui.

Sul sito si legge: “Il colore non verrà trattato come semplice attributo di oggetti o superfici ma come mezzo tecnico, espressivo e progettuale, trovandosi alla base della percezione e dell’interazione con la realtà.”

Il master è rivolto a laureati in Scienze e Tecnologie Informatiche, Informatica, Disegno Industriale, Design o altre lauree a discrezione del Comitato Scientifico e termina con un tirocinio finale. Il costo? 8.000 euro.

Il Colore nel Design Del Prodotto Industriale

2012: bilancio del blog

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 8.300 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 14 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Sbatti il mostro in prima pagina

Locandina

Per chi non l’avesse visto o non se lo ricorda, consiglio di rivedere questo bel film del 1972 di Marco Bellocchio. Non tanto, o meglio, non solo per l’impressionante attualità dei temi trattati (il potere dei mass media nel condizionare l’elettorato, il legame stretto tra imprenditori della comunicazione e politica, la forza della parola e il relativismo pirandelliano della verità), per una Milano dal sapore aspro e fosco (strade sempre bagnate e il cielo color ottanio), per un eccezionale Gian Maria Volontè, per il curioso cameo a inizio film di un giovanissimo Ignazio La Russa, ma anche perchè tutto il film ha come filo conduttore la produzione di un quotidiano. Dalla dettatura della notizia alle copie fresche di stampa caricate sui furgoncini per le edicole. Accanto ai già visti e stereotipati primi piani delle rotative o delle copie che escono dal chopper, ci sono le linotype (con tanto di linea di fusione dei panetti di piombo), le reprocamera, i proto, i titolisti, la composizione della prima pagina, i menabò su carta, il tira-prove, le bobine di carta, le ribatture, il rumore della tipografia, le dita nere e gli sbaffi di inchiostro sulla carta ancora bagnata. Insomma, il film è una vero documento storico anche dal punto di vista di storia di come si facevano i giornali prima del computer. Da vedere.

Il Pantone del 2013? PANTONE 17-5641 Emerald

E’ il classico verde smeraldo -come la speranza (il che non guasta)- il colore scelto da Pantone per il 2013.

Nel motivare la scelta Pantone sottolinea che il verde è il colore maggiormente presente in natura e anche quello che l’occhio umano riesce a percepire di più nello spettro dei colori. Qualche difficoltà in più per chi lo stampa… (vedi il mio precedente post del 5 marzo scorso) o per chi lo indossa (chi di verde si veste di sua beltà si fida); certo è un bel colore che, tra l’altro, contrasta con quello scelto per il 2012: il tangerine tango!

Con riferimento alla Serie Plus di Pantone le conversioni sono le seguenti:

RGB: 0, 155, 119

CMYK: 99, 0, 69, 0

HTML: 009B77

Offset vs Rotocalco: ko tecnico

La crisi conclamata dell’editoria sta facendo una vittima importante: la stampa rotocalco. Tirature rosicate al minimo, fogliazioni ridotte e numero di pubblicazioni sempre in calo spostano spostano tanti stampati da questa tecnologia all’offset che ha il vantaggio di avere costi fissi più bassi (lastre e avviamenti più economici rispetto ai cilindri e al giro di un impianto rotocalco). Nulla di non prevedibile visto che un fenomeno analogo affligge anche l’offset rispetto alla stampa digitale. Per sollecitare un rilancio della tecnologia e soprattutto un aggiornamento tecnico che consentirebbe una maggiore competitività, Giorgio Gianoli, presidente onorario dell’ERA (European Rotogravure Association) nell’ambito di un convegno tenutosi a Torino il settembre scorso ha individuato le seguenti aree di intervento:

  1. l’ utilizzo di materiali totalmente nuovi per i cilindri
  2. l’utilizzo di “camicie” per le basse tirature limitate
  3. la ristrutturazione di macchine in modo da renderle adatte a tirature medie
  4. l’adozione di sistemi “double ender
  5. l’utilizzo di inchiostri a base acqua con adeguati impianti di asciugamento.

Il problema è che la ricerca è ferma e fare ricerca costa e richiede tempo. “La rotocalco -ha dichiarato Gianoli- ha migliorato senza dubbio il sistema di trattamento dei cilindri ma non ha ridotto il numero di fasi di lavorazione – l’incisione vera e propria è ancora meccanica – e sul fronte macchine da stampa è andata sempre più verso rotative di larghezza spropositata – anche oltre 4 metri – nell’ottica che le tirature potessero rimanere elevate. Oggi invece solo il 10% delle tirature è intorno alle 500 mila copie. Il risultato è che molti stampatori rotocalco per pubblicazioni – a differenza di quelli per packaging – hanno chiuso o accorpato le loro attività”.

Mi chiedo se valga la pena colmare questo gap che inevitabilmente e troppo velocemente si è aperto. Si parla ancora della qualità maggiore della rotocalco: ma con i tempi che corrono (in senso letterale) si può ancora pensare per stampati editoriali di immolare euro sull’altare della qualità?

Per approfondire il confronto: “Gravure vs. Web-offset!: a changing world in publication printing 1986-2006”