Smartphone: da dove veniamo e dove andiamo

Bella l’infografica, pubblicata da hongkiat.com e creata da da waypharer.com, che riassume la storia della telefonia cellulare dal 1946 a un futuro prossimo in cui miniaturizzazione dell’hardware e integrazione con il nostro corpo creeranno nuove esperienze di comunicazione e connettività. Con il bene placido degli operatori e della copertura.

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La censura di Apple – II parte

La faccenda sembra essere un po’ più estesa di quanto notato per il titolo Rizzoli nel precedente post. Una rapida ricerca su Google in italiano (non oso pensare in inglese) svela una serie inquietante di altri casi. Si va dal fumetto gay all’app di Playboy, alla cover del disco del rapper americano Rick Ross (ritratto a petto nudo) all’app di fotografia 500px rimossa dallo store e così per pagine e pagine.

C’è anche il caso però riportato da melablog.it: in un post del 28 febbraio 2013 si denuncia la censura di Apple su Mail e allegati su iCloud. Il post è questo. E’ una leggenda metropolitano, come i coccodrilli nelle fogne? Possibile eppure “Non ci volevamo credere, e abbiamo fatto qualche test […]. Se la combinazione “barely legale teen” compare nel corpo del messaggio, la consegna va a buon fine; se invece compare nell’oggetto, non soltanto il sistema si rifiuta unilateralmente di recapitarla, ma non avvisa neppure l’utente della censura.”

A ben guardare, però questo tipo di intervento da parte di Apple è previsto. Sempre melablog.it riporta uno stralcio dei termini del contratto di iCloud che esplicitamente dice:

Apple si riserva il tutti i diritti di determinare quali contenuti siano appropriati e in accordo con questa licenza, e può -se così ritiene- effettuare un controllo preventivo, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere parte del contenuto in qualunque momento, senza necessità di avvisare l’utente e a sua assoluta discrezione, se il contenuto trovato dovesse risultare inappropriato o in violazione dei termini di questo accordo.

Qui c’è un post analogo tratto da www.macworld.co.uk

Beh, sinceramente pensavo che il 1564 (anno del Concilio di Trento) fosse passato da un po’ e che nel 2013 non ci fosse più bisogno dell’opera di Daniele da Volterra, detto il “Braghettone”, che rivestì i personaggi del Giudizio Universale della Cappella Sistina.

La censura di Apple

Da qualche giorno è uscito in libreria un saggio edito da Rizzoli intitolato “Sex, Erotismi nell’arte da Courbet a youporn”. L’autore è un signore con gli occhiali e la faccia simpatica di nome Luca Beatrice, un critico d’arte e un docente dell’Accademia Albertina di Torino, co-curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2009 e ha scritto diversi libri dedicati all’arte (es. Pop. L’invenzione dell’artista come star) e collabora con molte testate tra cui Il Giornale, Max, La Stampa… Insomma, una persona che definiresti seria, non certo un pornografo o uno scrittore dalla dubbia moralità. Il libro stesso è un saggio serio e riccamente documentato e non un bieco racconto volgare o pornografico. Eppure, la sorte di questo libro è interessante per osservare un fenomeno interessante: la censura di Apple.

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La copia cartacea in vendita in tutte le librerie ha riprodotto in copertina l’opera di Gustave CourbetL’origine del Mondo”, dipinta nel 1866.

Mentre, EDGT25992gla copia digitale in vendita su Apple Store ha un’altra copertina: tutta bianca, solo testo. E il quadro dove è finito? Censurato evidentemente. Ritenuto volgare o non adatto a un pubblico di minori. Perfetto, anzi no, terribile. “L’origine del Mondo” attualmente è esposta nella sala XX del Museo d’Orsay di Parigi senza che a nessun visitatore, adulto o bambino, sia preclusa la vista. Certo il realismo è forte, ma la realtà di un quadro è sempre diverso da quello di una foto e come scrive R. Barthes: se la foto mostra il reale, in un dipinto il reale è colto attraverso la materia pittorica. Troppo fine? Eppure che questo quadro sia universalmente considerato arte, e non un frame di youporn, che i signori di Apple probabilmente non l’hanno neanche preso in considerazione, che poi il libro sia un saggio d’arte poco importa. I loro controlli evidentemente si basano su luoghi comuni e non sulla cultura che occorrerebbe avere per capire.

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Cosa avrebbero fatto se in copertina ci fosse stato La Venere di Urbino di Tiziano, le Tre Grazie di Rubens, Leda e il cigno o Mademoiselle di Francois Boucher o un affresco di Pompei? L’avrebbero censurati ugualmente?

Eppure a ben guardare sull’Apple Store, limitandoci alla sola ricerca di Libri, di copertine erotiche ce ne sono moltissime.

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Chissà allora qual è stato il criterio? Mistero: in Italia, ricordo, è considerato VM 18 il sesso maschile e la penetrazione. Non sono voluto andare a cercare le regole di Apple per non scoprire altre censure arbitrarie. Forse la svastica: eppure Main Kampf o libri come Hitler e il Nazismo Magico ci si sono con tanto di croce uncinata.

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È vero che esistono delle regole per pubblicare su Apple Store, ma è altrettanto vero che chi compra lo fa con consapevolezza e vista la posizione dominante di Apple nel mercato, imporre delle regole significa sostituirsi alla morale di ciascuno e al libero arbitrio. Chi è Apple per decidere se un’immagine, un testo, un’idea possa o meno essere rappresentata, o un libro venduto? Perché se Rizzoli, vedendosi rifiutato il titolo, non avesse cambiato la copertina oggi quel libro non sarebbe in vendita.

Beh, cambiamo titolo e proviamo a derivare le conseguenze…

Ps:. Amazon vende il libro con la sua copertina originale: qui

Corriere della Sera: il profumo della carta

Il Corriere della Sera di oggi 12 aprile è uscito con un campione di un profumo applicato in prima pagina: il profumo è “L’eau d’Issey” dello stilista Issey Miyake. Si tratta della prima iniziativa del genere fatta sulle pagine di un quotidiano. Il campione è un bollino in carta adesiva riposizionabile stampata sul quale è applicato il classico peel sample.

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Packaging più verdi dal 2014

Sappi Drink PouchNel 2014 entrerà in vigore una nuova direttiva della Comunità Europea secondo la quale chi produce imballaggi sarà responsabile affinché “l’imballaggio non sia eccessivo per lo scopo per cui è inteso e sia idoneo al riciclaggio, recupero di energia o compostaggio”. Il recupero e la minimizzazione dei rifiuti devono essere considerati nell’imballo fin dalla progettazione, per garantire l’efficienza delle risorse oltre che alla protezione dei prodotti.

Gli imballaggi possono essere riciclati se si può raccoglierli, trasportarli e ripulirli usando poca energia e risorse di quanto richiesto per produrre materie prime nuove. Attualmente gli imballaggi composti da strati sottili di vari materiali o film plastici sono estremamente difficili da riciclare e il metodo di smaltimento più popolare degli imballaggi accoppiati resta l’incenerimento.

Buone notizie arrivano però da Innovia FilmsSappi che hanno sviluppato due prodotti utili per un packaging più green: un’alternativa che combina le proprietà tecniche tradizionali e l’equivalente performance di imballaggio.

Dal comunicato stampa che diffondo volentieri si legge che sia NatureFlex™ che Algro® Nature sono prodotti con risorse rinnovabili e legno proveniente da piantagioni a riforestazione programmata. Questi prodotti a base di cellulosa sono stati sottoposti a test indipendenti e dichiarati idonei al compostaggio in ambiente sia domestico che industriale.

NatureFlex™ offre un’ottima barriera all’umidità e ai gas mantenendo le capacità di stampa e finissaggio oltre che alta integrità della saldatura. Inoltre le caratteristiche di antistaticità e stabilità termica aiutano la laminazione con la carta per imballaggio flessibile di Sappi ed altri biopolimeri, per formare strutture laminate più complesse.

Sappi è la prima azienda produttrice ad offrire una carta per imballaggio compostabile a livello domestico prodotta con ingredienti di rivestimento vegetali invece dei materiali tradizionali a base di derivati del petrolio/carta. Ciò riduce l’impatto ambientale e l’impronta di carbonio della carta. Si possono usare in applicazioni quali l’incarto di prodotti dolciari o snack, confezioni per zuppa, bustine di zucchero, bustine farmaceutiche, ecc.