Graphicus riprende le pubblicazioni in Internet

E’ dedicato alla Tipografia e al suo uso nei nuovi e vecchi media il numero di maggio di Graphicus. Con questa pubblicazione solo digitale riprendono le uscite del magazine che vede la stretta collaborazione dell’Associazione Culturale Progresso Grafico di Torino e il Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design). L’idea è di creare numeri monotematici con la collaborazione e il coinvolgimento di personalità ed esperti del mondo della comunicazione.

Il numero di maggio è scaricabile gratuitamente qui, interessanti gli articoli “L’Editoria: dalla tipografia al web” e “Font per Smartphone”.

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L’illusione di saper fare tutto

“A oggi, la diffusione del Web ha spostato in massa capitali e capacità di moltiplicarli da molti settori dell’economia e della società verso i produttori di tecnologie e i venditori di connessione. A scapito, soprattutto, della componente umana: di chi fa musica, informazione, educazione, letteratura, cinema, arte, ricerca. Per i tecnocrati meno illuminati, tutto ciò, vale a dire l’obiettivo finale a cui la tecnologia dovrebbe facilitare l’accesso, è definito “contenuti”, generici figli di un dio minore che non meritano remunerazione: i “contenuti” si trovano e rubano in Rete, quindi sono gratis. Perché la ricchezza deve rimanere tutta a chi produce tecnologie e le innova con i tempi decisi dagli uffici marketing. Ne consegue l’illusione momentanea (poi la pagheremo cara) che la professionalità, la cura, la dedizione, l’invenzione e la creatività sono argomenti fasulli messi in campo dalle diverse caste che mirano a proteggere i loro privilegi. Basta un nulla, un clic, per illudersi di saper fare qualsiasi cosa, dall’informazione a un’opera letteraria, dall’amministrazione di un’azienda all’organizzazione dello Stato.”

da Sette del 21 maggio 2013; editoriale di Pier Luigi Vercesi.
Il testo integrale è qui

Da RGB a CMYK… on line

Avete mai visitato www.rgb2cmyk.org? Lo dice il nome: è un sito che consente di passare le immagini da rgb alla quadricromia, senza utilizzare strumenti professionali, ma con pochi clic di mouse. Non solo: alla conversione in formato .tiff o .jpeg (partendo anche da .bmp e .png) è possibile applicare un profilo colore certificato ICC a scelta tra un’ampia gamma, a seconda del supporto e della tecnologia di stampa che saranno usati. Il che consente di ottenere risultati davvero professionali con un utilizzo molto semplice del tool gratuito.

Schermata 2013-05-17 alle 19.49.21

Fogra: curve colore e standard per la stampa digitale

Fondata nel 1951, Fogra è la Società tedesca per la promozione e la ricerca nelle arti grafiche, nota a tutti gli addetti ai lavori per le curve colore Fogra, riconosciute ormai come standard internazionali in base ai processi di stampa e alla lineatura: per esempio una delle più usate, la Fogra39*, è destinata alle stampa offset in piano con lineatura da 60 a 80 linee. La più recente, la Fogra50L, è dell’aprile 2011.

Tra gli strumenti scaricabili dal sito nella sezione “Standardization”, il PDF del manuale dedicato agli standard per la stampa digitale (PSD Process Standard Digital), alla base della norma ISO 15311, corrispettivo per il digitale della ISO 12647 per l’offset, e l’utile guida Fogra Softbook Handbook alla gestione delle prove colore a video e alla relativa profilazione delle periferiche. Entrambi i documenti sono in inglese.

PSD_Handbook_en_2012.pdf 300 dpi (Size: 42.7 Mb)

Fogra Softproof Handbook (Edition July 2009)

*”Sono disponibili due varianti: la prima basata sul target (di caratterizzazione) ECI 2002 con 1485 colori e la seconda (indicata con L per large) basata sul target IT8.7/4 con 1617 colori“. Boscarol

Libri al rogo

Ottanta anni fa, il 10 maggio del 1933, nella Piazza dell’Opera di Berlino i nazisti misero al rogo migliaia di libri (Bücherverbrennungen). Erono le opere di autori erano considerati “etnicamente impuri”, politicamente sgraditi o  “degenerati”; erano le opere di ebrei, socialisti o comunisti, scienziati e scrittori d’avanguardia.

In ogni epoca, i libri sono stati censurati,  distrutti, cancellati con ogni mezzo fisico e morale: una piccola lista è reperibile su Wikipedia alla voce Rogo di libri.

Marino Sinibaldi scrive sul sito di Radio 3: “La perduta Biblioteca di Alessandria è ancora oggi il simbolo della ferocia con cui culture e religioni “nuove” hanno trattato ogni traccia del passato, ogni  segno di altre culture e di altre grandezze che nei libri (qualunque sia la loro forma fisica) si deposita. L’Indice dei libri proibiti è stato il modello di ogni dittatura teologica o politica. E del resto quella di Opernplatz (oggi Bebelpltaz, sede di un suggestivo monumento commemorativo e di molte iniziative politico-culturali) fu una delle tante edizioni di una lugubre cerimonia con cui il nazismo pensava di cancellare le tracce di una cultura che non capiva, non accettava, che sentiva comunque -e giustamente- ostile“.
A pochi giorni dall’apertura del Salone del Libro di Torino è opportuno ricordare che dove si bruciano i libri, si bruciano le idee e poi le persone. Qui una parte degli autori dei libri bruciati tra il 1933 e 1945:

Adler, Alfred
Adler, Max
Auernheimer, Raoul
Bauer, Otto
Baum, Vicki
Becher, Johannes R.
Beer-Hofmann, Richard
Benjamin, Walter
Berendsohn, Walter
Bloch, Ernst
Braun, Felix
Braunthal, Josef
Brecht, Bertolt
Bredel, Willi
Broch, Hermann
Bruckner, Ferdinand
Dos Passos, John
Edschmid, Kasimir
Einstein, Albert
Feuchtwanger, Lion
Fleisser, Marie Luise
Foerster, Friedrich Wilhelm
Frank, Leonhard
Freud, Anna
Freud, Sigmund
Friedell, Egon
Friedländer, Salomo
Gide, Andre
Graf, Oskar Maria
Grosz, Georges
Hasek, Jaroslaw
Hasenclever, Walter
Horvath, Ödön von
Jahnn, Hans Henny
Jellinek, Georg
Kästner, Erich
Kafka, Franz
Kaiser, Georg
Kaleko, Mascha
Kantorowicz, Alfred
Kautsky, Karl
Kelsen, Hans
Kerr, Alfred
Keun, Irmgard
Kesten, Hermann
Klabund
Koenig, Alma J.
Kolb, Annette
Kracauer, Siegfried
Kraus, Karl
Kuckhoff, Adam
Langgässer, Elisabeth
Lasker-Schüler, Else
Leitner, Maria
Löwenstein, Prinz Hubemus zu
Lothar, Ernst
Ludwig, Emil
Luxemburg, Rosa
Malraux, Andre
Mann, Heinrich
Mann, Klaus
Mann, Thomas
Marchwitza, Hans
Marcuse, Ludwig
Marx, Karl
Mehring, Walter
Meyrink, Gustav
Mühsam, Erich
Musil, Robert
Neumann, Alfred
Neumann, Robert
Ossietzky, Carl von
Ottwalt, Ernst
Pauli, Hertha
Pinthus, Kurt
Popp, Adelheid
Reck-Malleczewen, Fritz
Reger, Erik
Regler, Gustav
Reich, Wilhelm
Remarque, Erich Maria
Renner, Karl
Ringelnatz, Joachim
Ross, Colin
Roth, Joseph
Sachs, Nelly
Saiten, Felix
Schirokauer, Arno
Schneider, Reinhold
Schnitzler, Arthur
Seghers, Anna
Serner, Walter
Silone, Ignazio
Speyer, Wilhelm
Steiner, Rudolf
Sternheim, Carl
Thomas, Adrienne
Toller, Ernst
Torberg, Friedrich
Traven, Bruno
Trotzki, Leo
Tschuppik, Karl
Tucholsky, Kurt
Wassermann, Jakob
Wedel, Franz
Weiß, Ernst
Wolf, Friedrich
Zuckmayer, Carl
Zweig, Arnold
Zweig, Stefan

Adobe va nel cloud

Novità in casa Adobe che, nel corso del Max 2013, ha annunciato che le nuove versioni delle sue applicazioni di punta per creativi non saranno più disponibili standalone, ma unicamente con abbonamento cloud. Le suite cambieranno nome e da Creative Suite, o CS come siamo abituati a chiamarle, diverranno CC ovvero Creative Cloud. Questo a partire da giugno con il lancio di Photoshop CCInDesign CCIllustrator CC, Dreamweaver CC e Premiere Pro CC. Non si potrà più acquistare l’ultima versione del software, ma bisognerà pagare un abbonamento mensile (circa 62 euro) per l’accesso alle applicazioni; i singoli programmi costeranno circa 25 euro/mese. Qui il piano delle offerte per l’Italia: https://creative.adobe.com/plans#individual_plans

Già con la CS6 Adobe aveva introdotto alcuni servizi cloud e introdotto la logica degli abbonamenti. Con questa nuova logica di distribuzione del software l’azienda americana cerca di contrastare la pirateria che affligge i sui prodotti: tutte le applicazioni infatti sono nel cloud, tranne Photoshop e Illustrator per i quali occorre la connessione internet al momento dell’installazione e per la convalida periodica del codice.

La stessa logica verrà adottata anche da Microsoft per la prossima versione di Office e sicuramente diverrà uno standard per le aziende di software.