L’addio di A e Casaviva

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Lo zero nel centro di questa pagina è la fine del conto alla rovescia che ha portato “A”, il settimanale di Rcs, alla fine della sua lunga storia. Nata nel 1933 con il nome di “Lei”, diventata nel 1938 “Annabella”, poi “Anna” nel 1984, e, solo recentemente, “A” la testata con la fine di giugno 2013 cesserà le pubblicazioni perchè la raccolta pubblicitaria è ridotta ai minimi termini, i lettori pure e i soldi per un rilancio non ci sono. 

Stessa sorte per “Casaviva” di Mondadori che quest’anno festeggia i 40 anni. Eppure questa lunga tradizione e la specializzazione in un settore come il design e il mobile sempre affascinanti, non sono bastati a salvarla dalla chiusura. L’ultimo numero in edicola è composto da una manciata di pagine: nulla a che vedere con le mastodontiche uscite di qualche anno fa.

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Ho preso queste due testate, ma ce ne sono e ce ne saranno altre purtroppo, come esempio: Panorama Travel, Ville & Giardini e Men’s Health a Segrate e altre in Via Rizzoli E’ triste leggere gli editoriali di commiato dei Direttori che ringraziano i lettori, spiegano tra le righe le ragioni dell’Editore, danno appuntamento ad altre iniziative editoriali, mentre tutto il resto del giornale, cinicamente e ipocritamente, scorre come se nulla fosse. Pubblicità, articolo, pubblicità, servizio, dossier, pubblicità,… e addirittura la pagina degli abbonati: come se il moribondo prima di esalare l’ultimo respiro desse appuntamento per una festa il giorno dopo a chi è venuto al suo capezzale.

E’ triste sfogliare questi ultimi numeri. Sarò romantico, ma pagina dopo pagina ci sento il lavoro di chi, anno dopo anno, ha scritto, corretto, impaginato, montato, smontato, fotografato, fatto pellicole, pdf, lastre, ha stampato, confezionato, distribuito questi giornali. Chi ha fatto tardi in Redazione, in Fotolito, in Tipografia. Di chi ha proposto, discusso, riso, pianto. Di chi ha sfogliato, letto, ritagliato, conservato, sognato, progettato, ha passato il tempo su quelle pagine. Tutto questo se ne va con l’ultima quarta di copertina, con l’ultimo giro di rese, con ultimo macero di questi ultimi numeri.

Le Redazioni di disfano come tela lisa, i cd del vecchio archivio, che forse non si aprono più, si possono buttare, le copertine più belle appese si staccano, le pagine mastro possono essere cestinate. Qualche copia resterà ad impolverarsi nel centro documentazione o, come pdf, in qualche cartella sul server. E così quei colori sgargianti e allegri di “A” e di “Casaviva” stonano con la tristezza che queste ultime pagine portano con sé: non più un arrivederci al numero prossimo, solo un reciso, ma quasi, sussurrato addio.

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