Bezos, boss di Amazon, compra Washington Post

Se Jeffrey Bezos, il fondatore di Amazon, compra il Il Washington Post 250 milioni di dollari un motivo ci sarà. Ed è significativo che si tratti proprio di un quotidiano tradizionale, di carta, per quanto ormai contaminato di digitale (come tutti del resto). Niente startup della net-economy, ma un colosso dell’editoria americana fatta di giornalisti, carta e inchiostro. Lo stesso quotidiano per il quale lavoravano Bob Woodward e Carl Bernstein, quelli dello scandalo Watergate e dell’impeachment di Nixon nel 1974.

Il perchè di questo acquisto probabilmente e senza troppa dietrologia si chiama profitto. Bezos, che l’ha acquistato a titolo personale e non come Amazon, crede che una testata di questo genere possa procurargli utili. Ecco questo è il punto. Una testata. Da oggi sgorgheranno fiumi di inchiostro (digitale, ovvio) sul futuro della carta stampata e dei quotidiani da parte degli astrologi del digitale. Lungi da me l’avere la verità in tasca, mi limito ad osservare che non deve sorprendere troppo l’acquisto di Bezos, il quale non ha comprato un quotidiano di carta, ma il prestigio e il nome di una testata con la sua tradizione e autorevolezza che risale al 1877, un millennio fa per la cultura americana priva di storia. Bezos poteva fondare un nuovo quotidiano, assumere le migliori penne d’America, contare sulla capillare diffusione di Amazon, sulla sua forza economica e mediatica, ne avrebbe avuto la forza e la capacità, ma non avrebbe avuto la potenza di un marchio storico. Ecco cosa ha comprato. Di creme al cioccolato ce ne sono tante e forse più buone della Nutella, ma la crema al cioccolato per antonomasia è la Nutella.

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Su questo si dovrebbe dibattere e riflettere. Non importa se Bezos chiuderà l’edizione cartacea, se rilancerà la carta, se, se, se… una cosa è certa dovremmo fare i conti con questo nuovo scenario, perché è una bella lezione per gli editori italiani che invece di arrabattarsi a convertire tutto in un falso digitale, affannarsi a fare micro profitti dando assaggi di news per vendere scontati approfondimenti delle solite penne, dare voce ai lettori in solitari campi di commento spesso vuoti, o rilanciare con flebile eco di social in social notizie fotocopia, forse dovrebbero capire il valore della propria testata e investire su di essa, sulla sua autorevolezza (se ce l’hanno), ma anche faziosità (perchè no?). Il “come” è il vero problema. E qui Bezos saprà sorprendere, come ha sempre fatto fin dal 1994 quando ha fondato Amazon. Del resto, pensiamo alla musica, mentre tutti si sono adagiati sugli allori di iTunes, Amazon ha lanciato Autorip: compri il cd fisico sullo store e immediatamente la versione mp3 è aggiunta in automatico al tuo Player Cloud. Feticismo del possesso e desiderio di svago sono appagati in un istante. Intanto testate storiche qui chiudono o vengono acquisite. Perché, in Italia, sembra che il taglio e nulla di più sia la prima forma di investimento.