Perché tutti i libri italiani sono in Garamond – da Il Post

C’è Garamond e Garamond: le differenze tra le diverse tipologie di questa diffusissima font.

La storia del carattere tipografico inventato nel Cinquecento che col passare del tempo è diventato lo standard dell’editoria

da Perché tutti i libri italiani sono in Garamond

Rilancio questo post da Il Post (perdonate il gioco di parole): molto interessante e completo per scoprire come il Garamond impazzi nell’editoria italiana e ripercorrere la storia delle font.

Piccola curiosità nei tag a piè di pagina: Garamond “Simoncelli” al posto di Garamond Simoncini. Refuso, errore dei correttore automatico o furbo utilizzo del SEO

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Slowprinting

Sarà l’indigestione digitale, sarà l’onda lunga di Slow Food, fatto sta che è tutto un fiorire di quelli che in inglese oggi si chiamano PrintShop. Ma non si tratta di tipografie in cui si stampa con plotter o stampanti digitali dal bigliettino da visita alla carta intestata alla piccola brochure. Bensì di luoghi in cui si riscopre la tipografia, si rimettono in uso vecchie stella o planocilindriche recuperate da qualche polveroso deposito. Si riscoprono casse di caratteri, si stampa un foglio alla volta, si lascia asciugare l’inchiostro con calma, si fanno libri in cui ogni pagina è composta a mano carattere per carattere, in tirature esigue. Insomma, dall’industria grafica si ritorna all’arte grafica. Operazioni meritorie, non c’è che dire. In rete si trovano molti esempi come novepunti.org, Sostengo da anni che chiunque operi nel settore della stampa, dell’editoria, della grafica, della legatoria dovrebbe passare qualche settimana a una macchina da stampa per rendersi conto di tante cose. Ha ragione Stefano Testagrossa di onicedesign.it che sostiene che la stampa letterpress è una palestra anche per i lavori digitali. Non posso quindi non essere d’accordo che esistano queste iniziative. Eppure come al solito si esagera. È come con le gelaterie artigianali, i macinatori di farine a pietra, gli oleifici che fanno solo pochi litri, gli agricoltori che piantano solo fragole o mirtilli biologici, i costruttori di bici vintage… : ce ne sono in ogni dove, tanto che alla fine non si distingue più la vera qualità. Sembrano tutti uguali, con l’aggravante del prezzo.

Rispetto a queste iniziative slowfood, lo slowprinting ha una netta differenza: è pura accademia, e assolutamente fine a se stessa. Se voglio mangiare il pecorino posso comprarlo di fossa da Eataly o “industriale” al supermercato, è solo un fatto di scelta del prodotto che voglio. Con la stampa invece, in molti casi, il prodotto non c’è. Se voglio leggere un libro lo compro già fatto in libreria non lo faccio fare al torchio né lo fa fare un editore; e, anche se si trattasse di un editore di super nicchia, il costo di quel libro sarebbe eccessivo. Chi usa più la carta intestata già stampata? La si stampa insieme alla lettera scritta al pc. Anche i bigliettini da visita sono poco usati e certo non si bada più al fatto che siano stampati in digitale. Qualche anno fa mi sono fatto stampare dei biglietti di ringraziamento su carta pregiata in cotone tagliata a mano e tampografati, bellissimi: non ho mai trovato occasione di usarli.

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Ben vengano queste tipografie di ritorno purché ce ne sia il giusto numero: solo così potranno non fare serie, ma pezzi unici; potranno fare da solida base al digitale; solo così potranno fare arte (grafica), stampare per il gusto di farlo e solo così riusciranno a soddisfare il piccolo mercato che c’è per questi stampati. In caso contrario quelle macchine torneranno alla polvere.

Infografiche fai da te

Poco, pochissimo testo e, sintesi in forma grafica, tratti salienti di un concetto, di un fenomeno, di una procedura. In fondo le infografiche sono una via di mezzo tra gli appunti e le mappe concettuali, tra i diagrammi di flusso e le opere d’arte. Il problema però, è come farle e farle bene. Nel web sono presenti molti siti che permettono di generare infografiche, con pochi passaggi, pochi euro, spesso gratis.

Il mio post su Infografiche fai da te – Pixarthinking