Addio a Maurizio Rosace

4-11Era il 1997, c’erano i Power Machintosh G3 sulla scrivania e il giornale lo facevamo con QuarkXpress 4. Era il 1997 e ti ricordo tutto vestito di nero come Johnny Cash, la barba nera e il tuo modo quasi da pianista di impaginare, quasi senza usare il mouse. Arrivavi con una Fiat Tipo grigio scura a orari impossibili da Roma alla fine di ogni numero con il tuo pacco di pellicole del giornale (i pdf li avremmo sperimentati nel 1999), sparivi dallo stampatore e poi ritornavi stanco con la prima copia, ancora bagnata. Ti raccomandavi di non aprirla perché la colla non era ancora asciutta.

Era il 1997 e non sapevo nulla di grafica e stampa. Quando venivi in Redazione a Milano restavo affascinato mentre impaginavi. Testi e immagini sembrava potessero andare in pagina solo in quel modo. Mi hai insegnato tanto, Maurizio: la grafica, la stampa, l’impaginazione, il lavoro. Hai assecondato la mia curiosità, mi hai portato a vedere la mia prima macchina da stampa (una roto Heidelberg 32 pagine, 2 sedicesimi al giro) e hai avuto fiducia in me quando mi hai detto “questa volta a vedere la stampa ci vai tu” e quando, dicendomi che cambiavi lavoro, ti sei speso perché fossi io a seguire la produzione di BookModa.
Sembra ieri: mi hai lasciato lì in sala stampa, sicuro che avrei imparato, sicuro che, da quel giorno, l’inchiostro sarebbe scorso anche nelle mie vene. E così è stato: se ho fatto tante scelte da quel 1997 lo devo anche a te.
Si dice che quello che si pubblica nel web resti per sempre, ebbene è proprio quello che vorrei. Vorrei che resti per sempre la mia riconoscenza verso di te.
Negli anni ci siamo persi; ogni tanto, quando venivi a Milano, mi mandavi un messaggio e mi dicevi che la prossima volta ci saremo visti. Non è mai più successo, ma, forse è meglio così. Ora, posso solo dirti grazie e ripensare con affetto e nostalgia a quel 1997 quando tutto è cominciato
Ciao, Maurizio, e grazie!
mela+maiuscolo+alt+^

Gli uffici di Google nel mondo

Rilancio un bel contest fotografico di hongkiat.com sugli uffici di Google nel mondo: fonte di invidia per noi italiani che se va bene lavoriamo in uffici “ufficiosi” e poco creativi, senza possibilità di girare in bici, stendersi su un’amaca o suonare insieme in un patio fiorito. Conscio che non è tutto oro quel che luccica e che, in cambio di certi benefit, la serietà, l’impegno e la professionalità deve essere sempre massima, mi piace pensare che sarebbe bello che anche qui da noi si pensasse al lavoratore, quando se lo merita, come una risorsa, preziosa con il quale collaborare al meglio.

Qualcuno in passato ci aveva già pensato, poi ce ne siamo dimenticati…

Crespi d’Adda

Google Offices Around The World [Photos] - Part II

Olivetti, asilo Olivetti, Ivrea 1945-1979 

Giorgio Calanca, Luciano Pozzo, Giorgio Mondadori e Oscar Niemeyer

Google Offices: Around The World – Part I.
Google Offices: Around The World – Part II
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Parlando di location, invece, questo è quello che si legge sul sito Adobe circa il loro headquarters nella sezione careers a San Jose, California

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San Jose is in the heart of Silicon Valley in Northern California. A temperate climate and close proximity to spectacular mountains and beaches make it ideal for outdoor enthusiasts. Running, cycling, hiking, swimming, windsurfing, and sailing are just some of the great sporting activities people enjoy in and around the city. Plus, some of the best skiing in the world is just a few hours away at Lake Tahoe. A recently revitalized downtown offers world-class theater, dance, and opera. The busy nightlife scene includes restaurants, nightclubs, bars, microbreweries, movie theaters, coffeehouses, and comedy clubs. San Jose is home to five professional sports teams, including the Sharks (hockey), SaberCats (arena football), and Earthquakes (soccer). Football and baseball fans can watch the 49ers and Giants in action just 40 miles up the road in San Francisco, or the A’s and Raiders across the San Francisco Bay in Oakland.

Questo è quello che si legge sulla sede di Agrate, Milano

Adobe’s Milan office is in Agrate, just a few kilometers from downtown Milan, in a modern business center that includes restaurants, pubs, and coffee shops.

E qui tutte le altre. Sig!

 

Il 2013 in cifre

Ecco il tradizionale report sull’andamento del blog: un po’ di numeri, qualche curiosità e l’augurio di un prolifico 2014!

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 11,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 4 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Francia: QR code dappertutto – parte 2

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Ecco un altro esempio di QR code trovato in Francia. Non si tratta di un iPhone sponsorizzato, come sembrerebbe dalla foto, ma un volantino pubblicitario dell’Ente del Turismo di Morlaix fustellato come un melafonino. Inquadrando il  QR si arriva al sito della città ricco di informazioni turistiche e non per un piacevole soggiorno nella cittadina bretone. Un’idea semplice ma efficace. La forma del volantino attira, ha una dimensione ridotta e il fatto di richiamare i contenuti online lo rende anche ecologico e sempre aggiornato. Dal sito si raggiunge anche una serie di gallery di Flickr per scoprire la città e sui dintorni. Non manca neanche l’impronta social di Facebook, come si vede dal retro.

Francia: QR code dappertutto – parte 1

In Francia quest’estate sono rimasto colpito dalla diffusione dei QR code. Mentre l’Italia ne sta un po’ snobbando le potenzialità, la Francia li sta usando per qualsiasi cosa, dal packaging del cibo alla cartellonistica stadale, dalle info alle fermate del bus ai percorsi tematici in città o nei musei.

La realtà autentata in questo modo è possibile e le informazioni accessorie sono a portata di mano. Un esempio virtuoso è questo trovato per la strada a Josselin in Bretagna dove esiste un bellissimo castello, questo a fianco.

In una strada del centro ho trovato il cartello qui sotto a protezione di un cantiere di ristrutturazione di una storica casa della città, la Maison des Porches del 1443. Come si legge il cantiere in questa fase dei lavori è vietato al pubblico per motivi di sicurezza ma è possibile vedere l’avanzamento dei lavori e il progetto inquadrando con lo smartphone il QR.

Ottimo esempio di realtà aumentata e di trasparenza dell’Amministrazione Pubblica lontana anni luce da quello che accadrebbe qui in Italia, in cui si aprirebbe il cantiere (forse), si chiuderebbe tutto per anni tra appalti e subappalti e, in ritardo sulla data di chiusura lavori e con i costi lievitati, forse si riavrebbe il monumento restituito alla collettività. Ovviamente a pagamento. Riporto qui a sinistra il QR e sotto il cartello a Josselin.

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Cosa si vede cliccando sul QR sulla facciata della casa?

Arte con i libri

Ora che il libro, con l’inesorabile affermazione del digitale, va sempre più scindendosi nelle sue componenti basiche di contenuto e forma, c’è chi ne usa le vestigia fisiche -analogiche, verrebbe da dire- per fare arte.

Art Made from Books: Altered, Sculpted, Carved, Transformed Già in passato ho pubblicato foto di creazioni fatte con libri di carta opportunamente trasformati in sculture, oggi volevo segnalare il volume Art Made From Books che raccoglie i lavori di 27 artisti che hanno, come recita il sottotitolo, alterato, scolpito, intagliato e trasformato dei libri.

Le opere sono straordinarie e mai viene in mente che quei libri così trasformati non saranno più leggibili. L’arte trascende l’operazione di distruzione o decostruzione del libro. Per gli amanti del come è fatto nella prima parte si racconata anche un po’ di dietro le quinte tra forbici, colla, cutter, frese e piegacarte. Il volume è in vendita su Amazon a 17,76 USD.

L’arte di scolpire libri comunque è diffusa e una piccola ricerca in internet svela veri e propri capolavori. Riporto solo un paio di esempi dal sito thisiscolossal.com il resto è sul sito.

Guy Laramee

Bronia Sawyer

 

Domino da Guinness… di libri

Il 31 maggio scorso 2 studenti di college in collaborazione con la Seattle Public Library per il lancio del programma culturale per l’Estate 2013 (Summer Reading Program: Expanding Your Horizons) hanno realizzato il più grande domino di libri al mondo. Il guinness dei primati è stato realizzato impilando uno dietro l’altro ben 2.131 libri e ha impegnato 27 volontari, sostenuti da 112 fette di pizza 🙂

Il video è assolutamente da vedere!

Un paio di note:

Da notare il sistema drop per il reso dei libri (min 0:16 del viedeo), le dimensioni fisiche della biblioteca che, si legge dal sito (www.spl.org), ha una collezione enorme di libri, ebook, audiobook, podcast, cd, dvd, magazine, documenti governativi e persino genaealogie, e i numerosi programmi culturali attivati in inglese, spagnolo, cinese, vietnamita, russo, somalo e etiope.

Ps. un grazie a Roberto per la segnalazione: trovi sempre delle chicche stupende!

L’illusione di saper fare tutto

“A oggi, la diffusione del Web ha spostato in massa capitali e capacità di moltiplicarli da molti settori dell’economia e della società verso i produttori di tecnologie e i venditori di connessione. A scapito, soprattutto, della componente umana: di chi fa musica, informazione, educazione, letteratura, cinema, arte, ricerca. Per i tecnocrati meno illuminati, tutto ciò, vale a dire l’obiettivo finale a cui la tecnologia dovrebbe facilitare l’accesso, è definito “contenuti”, generici figli di un dio minore che non meritano remunerazione: i “contenuti” si trovano e rubano in Rete, quindi sono gratis. Perché la ricchezza deve rimanere tutta a chi produce tecnologie e le innova con i tempi decisi dagli uffici marketing. Ne consegue l’illusione momentanea (poi la pagheremo cara) che la professionalità, la cura, la dedizione, l’invenzione e la creatività sono argomenti fasulli messi in campo dalle diverse caste che mirano a proteggere i loro privilegi. Basta un nulla, un clic, per illudersi di saper fare qualsiasi cosa, dall’informazione a un’opera letteraria, dall’amministrazione di un’azienda all’organizzazione dello Stato.”

da Sette del 21 maggio 2013; editoriale di Pier Luigi Vercesi.
Il testo integrale è qui

Smartphone: da dove veniamo e dove andiamo

Bella l’infografica, pubblicata da hongkiat.com e creata da da waypharer.com, che riassume la storia della telefonia cellulare dal 1946 a un futuro prossimo in cui miniaturizzazione dell’hardware e integrazione con il nostro corpo creeranno nuove esperienze di comunicazione e connettività. Con il bene placido degli operatori e della copertura.

La censura di Apple – II parte

La faccenda sembra essere un po’ più estesa di quanto notato per il titolo Rizzoli nel precedente post. Una rapida ricerca su Google in italiano (non oso pensare in inglese) svela una serie inquietante di altri casi. Si va dal fumetto gay all’app di Playboy, alla cover del disco del rapper americano Rick Ross (ritratto a petto nudo) all’app di fotografia 500px rimossa dallo store e così per pagine e pagine.

C’è anche il caso però riportato da melablog.it: in un post del 28 febbraio 2013 si denuncia la censura di Apple su Mail e allegati su iCloud. Il post è questo. E’ una leggenda metropolitano, come i coccodrilli nelle fogne? Possibile eppure “Non ci volevamo credere, e abbiamo fatto qualche test […]. Se la combinazione “barely legale teen” compare nel corpo del messaggio, la consegna va a buon fine; se invece compare nell’oggetto, non soltanto il sistema si rifiuta unilateralmente di recapitarla, ma non avvisa neppure l’utente della censura.”

A ben guardare, però questo tipo di intervento da parte di Apple è previsto. Sempre melablog.it riporta uno stralcio dei termini del contratto di iCloud che esplicitamente dice:

Apple si riserva il tutti i diritti di determinare quali contenuti siano appropriati e in accordo con questa licenza, e può -se così ritiene- effettuare un controllo preventivo, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere parte del contenuto in qualunque momento, senza necessità di avvisare l’utente e a sua assoluta discrezione, se il contenuto trovato dovesse risultare inappropriato o in violazione dei termini di questo accordo.

Qui c’è un post analogo tratto da www.macworld.co.uk

Beh, sinceramente pensavo che il 1564 (anno del Concilio di Trento) fosse passato da un po’ e che nel 2013 non ci fosse più bisogno dell’opera di Daniele da Volterra, detto il “Braghettone”, che rivestì i personaggi del Giudizio Universale della Cappella Sistina.