Drupa 2012. Kurz e il foil digitale

Mi chiedevo giusto ieri che fine avesse fatto il cold foil per il quale, a detta di Heidelberg, l’Italia è mercato di riferimento. Eccolo qua in casa Kurz. A fianco alla stampa a caldo e di un nuovo sistema che si chiama Digital Metal! E già, anche la stampa a caldo diventa digitale. Più o meno. Stampo con una Hp una silhouette con inchiostro nero, poi accoppio un foil a registro con una macchina che lavora a 300 gradi. Attenzione il foil non è retinato come nel cold foil, ma è un pieno. A questo punto ritorno nella macchina digitale e sovrastampo il mio grafismo retinato. L’effetto è bello e si possono fare davvero tante cose. Peccato che i nastri ad oggi siano solo 4 e le 2 macchine non lavorino in linea. Più che il cold foil, mi sa che il Digital Metal può essere una vera alternativa alla stampa a caldo.

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Drupa 2012. Il digitale è il futuro

I padiglioni 3, 4 e 5 sono letteralmente invasi da macchine digitali per qualsiasi tipo di stampato. La gente è tanta e a ogni macchina capisci che il futuro è questo. Al di là delle soluzioni dei vari produttori e di quello che propongono, non impressionano più le immagini a colori perfette più del vero, tanto sono belle. Bensì le soluzioni per tutte le altre applicazioni tradizionalmente appannaggio della stampa tradizionale. Packaging, libri, brochure, astucci, cataloghi e manifesti, striscioni, carte geografiche… Tutto ormai è stampabile in digitale, su tanti supporti e con tante nobilitazioni post stampa. In fondo, queste macchine, soprattutto quelle di Hp, sembrano sorelle delle vecchie offset. Sbobinatori, ballerini distendi carta, barre diagonali, coni e gruppi piega, accavallatrici, linee di brossura non mancano, anzi sono l’evoluzione di quelle giá in produzione: quello che è cambiato è il cuore di questo sistema. Stampano ancora poche copie ora, se paragonate all’offset, ma rispondono alle esigenze del mercato che vuole poche copie e massima duttilitá. E i produttori ci hanno lavorato davvero molto. Basta guardare le soluzioni per i quotidiani, stampati anch’essi in digitale, sulla vecchia carta da giornale.

Drupa 2012. Isi Graphic e Epson: stampare con meno colori

A volte bastano meno colori per ottenere lo stesso effetto. È questa l’idea di Mr Lim, un intraprendente malese che ha sviluppato un sw (Isi Max Pro) per separare diversamente i colori di un’immagine, risparmiando inchiostro e ottenendo risultati comunque ottimali. Il tutto è nato dalla sua esperienza sulle macchine flexo e da lì lo ha esteso all’offset e ora al digitale. I campioni che mostra sono impressionati: un packaging a 7 colori è stampabile a 4. E la 4cromia con 3. È entusiasta del suo risultato e fa bene: la simulazione dei colori Pantone stampato in digitale su una Epson lascia davvero senza parole. C’è anche un tool per la costruzione del nero di rinforzo, del bianco di fondo e del canale per la laminazione a freddo. Anche il rivenditore italiano lo spinge per la flexo, ma io ci vedo grandi possibilità anche per l’offset.

Drupa 2012. Le cartelle stampa di carta

È la fiera della stampa, non lo nego, ma non si potrebbero avere le cartelle stampa in formato digitale o su tante belle chiavette USB. Peserebbero meno e sarebbero “riciclabili”. Certo non si apprezzerebbe il valore della carta e della stampa e le nobilitazioni si potrebbero solo immaginare e non toccare, ma per questo basterebbero dei campioni. Insomma, carta e ancora carta. Come volevasi dimostrare…

Drupa 2012. Heidelberg, il colosso

L’impatto è certamente forte. Un padiglione sconfinato e una mare di lastre a fare da scenografia per tutto il parco macchine di Heidelberg. Prestampa, ftp, stampa di tutti i formati, finissaggio e confezione. Il ciclo è coperto interamente. Ma cosa c’è di nuovo? Tante piccole, grandi cose. Macchine nuove più grandi ed ecologiche, impianti digitali innestati sull’offset e micro perfezionamenti. Nulla di davvero rivoluzionario, però. E così scruti queste macchine e queste nuove applicazioni come davanti a delle Audi nuove fiammanti. Sanno di solido, ovviamente; sono una certezza, come da tradizione Heidelberg e migliorano la vita dello stampatore non la rivoluzionano. Insomma, la parola giusta è concretezza. La nuova rotta verso il digitale qui ancora non si vede apertamente, ma credo sia solo questione di tempo. O forse è solo scelta di business. La stampa per Heidelberg è ancora offset, altamente informatizzata, però.
Ps. Una domanda: dov’è il cold foil che aveva fatto il colpaccio nel 2008?

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Drupa 2012. Müller Martini offset o digitale per me pari sono

Müller Martini è in Drupa con tutto il suo repertorio di macchine. Belle, blu e funzionanti. Dalla brossura con incassatrici automatiche al punto metallico e cellophanatura in linea. Colpisce la filo refe compatta che in meno di un metro e mezzo si alimenta, cuce e fa uscire il blocco libro finito. E i servo controlli che consentono regolazioni millimetriche e avviamenti inesistenti.
Ps. Grazie Fabio per il giro per l’immenso stand.

Drupa 2012. Komori G40: 3 tirature in 15 minuti

200 + 400 + 200 copie in 15 minuti! Bello: resta da trovare altre 3 commesse per il resto dell’ ora e 4 all’ora per le successive 15, se si vuol far girare questa 70×100 8 colori uv su 2 turni. Totale 64 commesse al giorno. Lo ripeto: 70×100, 8 colori uv. Avviamenti velocissimi e cambi al volo. Ma, per lavori così rapidi ha senso avviare una macchina del genere? Certo, è una dimostrazione estrema delle potenzialità della macchina. Ma c’è anche un pizzico di “complesso di inferiorità” rispetto al digitale dilagante. Ma poi… la stampa su carta non stava calando?

Drupa 2012. The Landa experience

Lo show inizia con un ballo tribale un pò new age e poi un sunto per immagini della storia della stampa. E ti chiedi se Landa parlerá di stampa o di cultura indiana. La lezione di Steve Jobs certamente si vede. E capisci perchè chiunque incroci in fiera non fa altro che pronunciare la parola Landa. Poi luci, musica e oops… ecco Landa in persona. Breve introduzione alla nanotecnologia e scopri che la nanogoccia di Landa sta all’offset come 4,2 km stanno a una pallina da golf. Impressionante! Ma come funziona? Semplice, si fa per dire: l’inchiostro non penetra nelle fibre della carta, ci si appoggia sopra. I 4 colori, uno dopo l’altro, vengono stampati su un belt in temperatura che asciuga l’inchiostro, a base acqua, istantaneamente. Il film così ottenuto è trasferito sulla carta, in fogli o a bobina. Ecco tutto. Facile, no? Per niente. Landa non è pronto e lo dice. Chiede 2 anni di pazienza e tanta tanta fiducia. Non un foglio esce dalla macchina e non un foglio è dato agli spettatori. Il target? Coprire il gap tra il digitale nelle alte tirature per questa tecnologia e le basse dell’offset. Non a caso l’accordo con Heidelberg, manroland e Komori. Posso mettermi per una volta nei panni di uno stampatore tradizionale? Quanto costa un foglio stampato? E soprattutto l’inchiostro? Giá perchè oltre la tecnologia anche l’inchiostro è brevettato. E lì si giocherá il tutto. Solo se il costo è abbordabile prenderá piede. Sono sincero, a caldo, oscillo tra l’entusiasmo e lo scetticismo. Come davanti a qualsiasi novitá. C’è però qualcosa di nuovo, di cui parlare e su cui sperare.

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Drupa 2012. Un monitor come riferimento

Ma siamo sicuri che avere un monitor di grande formato, per quanto hd, al pulpito della macchina da stampa sia la soluzione giusta per tarare la qualità della stampa? Dai Cromalin alle prove colore digitali di strada ne è stata fatta tanta. Eppure a guardare questi monitor a bordo delle nuove macchine da stampa piane le immagini sembrano sempre troppo fredde, luminose e brillanti rispetto alla stampa soprattutto se comparate alla stampa su carte opache o uso mano. Del resto sono monitor e simulano…. Non mi addentro sul terreno minato della taratura di questi monitor, ancor più pressante se si pensa al fatto che sono grandi quasi come il foglio di stampa e sulla difformità di quello che si vede in base a come lo si osserva. Ma la sensazione è che siano molto scenografici ma poi non così fedeli. Voglia di iPad a tutti i costi? A domanda diretta tutti giurano che servono per comandare la macchina e avere sempre il foglio sott’occhio, ma poi tutti qui stampano senza riferimento colore, facendo il calamaio con quello che vedono sullo schermo e su quello si tarano. Sarà…

Drupa 2012. La app che vorrei

Devo dire che i Signori di Drupa fanno le cose in grande. A parte la fiera e il movimento di logistica e organizzazione che c’è dietro la manifestazione, hanno realizzato una piccola (4,5 mb) app in inglese e tedesco per gestirsi con tablet e smartphone la visita alla fiera. E’ presente il calendario degli eventi, l’elenco aggiornato di tutti gli espositori con la loro ubicazione nella mappa della manifestazione e tutte le informazioni legate ai loro prodotti e ai contatti. E’ possibile costrursi un percorso predefinito da casa e un calendario degli incontri e degli eventi per poi seguirli una volta a Düsseldorf. Completa il tutto l’integrazione con Google Map. Un’unica pecca: non è possibile fissare direttamente degli appuntamenti con gli espositori. Funzionalità che sarebbe stata davvero apprezzata e avrebbe reso la fiera davvero 2.0.

Per chi preferisce ancora la carta, dal sito di Drupa, previa registrazione, è possibile costruirsi il proprio itinerario a partire dall’elenco di tutti gli espositori e salvando li una sorta di playlist che darà vita a un pdf stampabile con tutte le info relative all’ubicazione dello stand, tipologia di prodotto, descrizione dell’azienda e relativi contatti. Cosa molto utile per costruirsi un diario della visita da usare anche dopo.