Flipback, se il libro cede alle lusinghe dell’e-book 1/3

Mondadori li lancia in libreria l’8 maggio prossimo: sono libri da leggere in orizzontale, sono piccoli e sono di carta. Una scommessa per ridare nuova vita al libro tradizionale. L’analisi di Anna Aprea sul suo Blog Pensieri fuori corso è ricca di spunti e stimola la riflessione, perchè quella di Mondadori potrebbe essere una mera manovra di marketing  ispirata dall’editore olandese Jongbloed o forse qualcosa di diverso…

qui il link: Flipback, se il libro cede alle lusinghe dell’e-book.

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Tirature… digitali

coverEcco un bell’esempio di contraddizione in termini e di quanta confusione (per non dir peggio) aleggi attorno al mondo del libro digitale. Pagina 74 del numero 16 del settimanale Sette del Corriere della Sera. Nell’articolo “La forza di un italiano non convenzionale”, a firma di Roberta Scorranese, in cui si racconta dell’incontro tra Andrea De Carlo e Nikola Savic, il riccioluto vincitore del talent per scrittori Masterpiece, si legge:

Il suo romanzo Vita Migliore esce il 16 aprile per Bompiani in coedizione con Rai Eri. Tiratura: 100 copie, tra quelle di carta (da vendere anche in edicola con il Corriere della Sera) e quelle digitali. Come facilmente intuibile la sfida comincia adesso“.

Volendo scherzare ci sarebbe da chiedersi di queste 100 mila copie quante saranno cartacee e quante digitali? Forse che arrivati a un certo tot di download sui vari store  di ebook il titolo diventerà non più acquistabile? Forse, più banalmente, i casi sono due:  svista o il non aver ancora capito che nel mondo del libro digitale non si ha il tirato, ma solo il venduto (se c’è). Nel caso di svista, nessun problema, i lettori sapranno perdonare. Nell’altro caso, valga questa semplice e banale spiegazione: l’Editore stamperà 100 copie di carta che seguiranno l’iter produttivo tradizionale e produrrà 1 e un solo file digitale declinato nei vari formati disponibili per i vari device (epub, mobi, …). Saranno i download di chi acquisterà il libro a fare non la tiratura, ma il venduto. E visto che di un file digitale stiamo parlando, questo potrebbe essere, teoricamente, duplicato all’infinito e, cosa che auguriamo a Savic, vendere all’infinito diventando un vero best seller.

Domino da Guinness… di libri

Il 31 maggio scorso 2 studenti di college in collaborazione con la Seattle Public Library per il lancio del programma culturale per l’Estate 2013 (Summer Reading Program: Expanding Your Horizons) hanno realizzato il più grande domino di libri al mondo. Il guinness dei primati è stato realizzato impilando uno dietro l’altro ben 2.131 libri e ha impegnato 27 volontari, sostenuti da 112 fette di pizza 🙂

Il video è assolutamente da vedere!

Un paio di note:

Da notare il sistema drop per il reso dei libri (min 0:16 del viedeo), le dimensioni fisiche della biblioteca che, si legge dal sito (www.spl.org), ha una collezione enorme di libri, ebook, audiobook, podcast, cd, dvd, magazine, documenti governativi e persino genaealogie, e i numerosi programmi culturali attivati in inglese, spagnolo, cinese, vietnamita, russo, somalo e etiope.

Ps. un grazie a Roberto per la segnalazione: trovi sempre delle chicche stupende!

Newton: Libri… di carta a 0,99€

A marzo la casa editrice romana uscirà con LIVE una nuova collana super low-cost. 12 titoli per iniziare che includono, oltre a monumenti della letteratura come Shakespeare o Jane Austen, anche un paio di autori molto venduti della Newton Compton, Marcello Simoni, con I sotterranei della Cattedrale, e Andrea Frediani, con L’assedio di Roma). Queste opere costeranno meno di un ebook!
È l’attacco frontale del libro di carta contro l’avanzata del digitale?
«Questa collana è stata concepita per offrire ai librai uno strumento per sfidare il libro digitale» ha dichiarato Raffaello Avanzini, figlio del fondatore di Newton Compton. «0,99 euro è lo stesso prezzo degli e-book ultrascontati. I nostri volumi, allegri e colorati, saranno esposti vicino alla cassa delle librerie. Se manca il resto si può dare un Seneca o una Némirovskij». La tiratura? «Di ognuno di questi nuovi tomi della ‘Live’ pensiamo di tirarne 70-100 mila copie. Ritengo che andranno via tutte. I nostri libri a 9,90 euro (I Mammouth, ndr) hanno spesso scalato le classifiche. Li abbiamo offerti al lettore nella maniera giusta. Per esempio, di un’opera non per tutti i palati come l’ Ulisse di Joyce ne abbiamo vendute 25mila copie ma l’abbiamo proposta in una traduzione eccellente, con un linguaggio accessibile a tutti. I libri di ‘Live’, inoltre, sono libri-esca. Ne compro uno attirato dal fatto che così non svuoto il portafoglio, mi appassiono e torno ad acquistarne altri, magari più costosi. È un modo per ridare fiato al mercato».
O per ucciderlo, affogando la filiera redazione-carta-stampa?
I caso sono 2: o Newton propone questi libri assolutamente sotto costo o tutti gli altri editori, Newton compresa, fin ora hanno lucrato oltre modo sui prezzi di copertina. Il che può anche essere, ma se è vera la proporzione che dice che il costo industriale (carta e stampa) di un libro è circa il 10% del prezzo di copertina, Newton sta pagando a copia 9 centesimi di euro!

Ps. Se qualcuno conosce uno dei 25mila che hanno comprato e letto l’Ulisse di Joyce me lo faccia sapere. “un linguaggio accessibile a tutti”… Ma se non ha neanche la punteggiatura…

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale da stampamedia.net.

Un’altra occasione perduta: si legge: “il Senato ha spostato in avanti l’adozione del libro digitale nella scuola, reso più flessibile l’opzione per le scuole e specificato bene che il libro cartaceo non può sparire dall’oggi al domani, in quanto ha una funzione molto importante nella didattica e nell’apprendimento e dunque deve rimanere disponibile come opzione accanto al libro digitale per docenti e studenti”.

“Questa transizione coinvolgerà in serio molte aziende e molti lavoratori per i quali adesso, grazie al lavoro del Senato, esiste un minimo lasso di tempo per potersi riorganizzare e pensare un futuro cercando di gestire la transizione al meglio. Non siamo in un momento in cui ci possiamo permettere di chiudere i cancelli delle imprese e lasciare fuori i lavoratori”.

Se non ora, quando? e intanto il mondo va avanti…

Tablet gratis se fai l’abbonamento

Per spingere i lettori a sottoscrivere l’abbonamento all’edizione digitale alcuni Editori hanno pensato di regalare… tablet. In questo modo la “scusa” del device che costa troppo non regge più. Così devono aver pensato la casa editrice belga Rossel o il Times di Murdoch. Dal 26 novembre in Belgio gli abbonati che hanno ricevuto un Galaxy Tab e la necessaria connessione 3G sono stati un migliaio. In Francia l’iniziativa prenderà avvio dal 2013 con Les Echos. Il modello è ovviamente l’onnipresente Amazon che ha insegnato che i ricavi non si fanno con l’hardware, ma con i contenuti. A guadagnarci ovviamente fino ad adesso sono Editori e lettori: un abbonamento a “Soir + tablet” oscilla tra i 23 e i 41 euro/mese a seconda del tablet (Galaxy Tab 7 o Galaxy Note) che costa tra i 200 e i 600 euro. Nell’abbonamento si ha diritto al pdf (ah, il caro vecchio “statico” pdf) dell’edizione giornaliera, news e aggiornamenti in tempo reale di meteo e borsa e la consegna a domicilio nel fine settimana dell’edizione cartacea. Una soluzione ibrida che vuole far avvicinare al digitale chi è legato o abituato alla carta.

Negli USA la scelta è invece quella di stringere partnership con store come Barnes & Noble: chi compra un Nook ha diritto uno sconto se si abbona per un anno a un quotidiano.

Che dire? Finalmente si è compreso che è anche annullando il costo del device che si supporta la vendita di contenuti digitali, siano essi ebook o edizioni di quotidiani. Si tratta poi di fare in modo che questi contenuti siano appetibili e quindi vendibili. Se sono repliche di quanto si può reperire già in rete con pochi clic… gli Editori andranno poco lontano.

ebook: quanto costa? dipende

Interessante la politica di pricing per gli ebook scelta da Bookolico, un team di ragazzi dell’omonima startup con base a Torino che hanno realizzato una web app di vendita di soli libri digitali in regime di self publishing. Un titolo può essere distribuito gratuitamente o messo in vendita a un prezzo che varia al variare del gradimento del lettore. Il range di prezzi va da 0,99 a 6,99 euro: così un libro appena messo in vendita costa 0,99 e, man mano che i lettori lo comprano ed aumenta le sue “quotazioni”, può arrivare a 6,99,  che comunque rappresenta il prezzo massimo. Qui è spiegato nel dettaglio il meccanismo.

La scelta che può apparire ardita, in realtà è frutto di un’analisi del mercato attenta e ponderata e aiuta anche il lettore nell’orientarsi tra i tanti titoli disponibili: non dimentichiamo che Bookolico distribuisce titoli inediti e, per chi vuole scegliere un titolo, conoscere l’apprezzamento degli altri può aiutare.

L’altra scelta ardita è di non pubblicare le copertine degli ebook, rinunciando a un efficace strumento di marketing. Il testo, la sinossi e i giudizi del lettore sono così centrali e obbligano il lettore a una scelta ponderata e non sull’onda dell’emozione di un’immagine.

Di Eco, Joyce, Kerouac e García Márquez i libri «impossibili» da finire

Eco, Joyce, Kerouac, García Márquez: dal Corriere i «impossibili» da finire.

L’idea è del Guardian che ha lanciato il sondaggio i primi di novembre proponendo la classifica fatta per immagini: The 10 most difficult books to finish – in pictures.

Il Corriere ha invitato a votare i lettori sul suo sito, su Twitter (#10librichenonriescoafinire) dove il dibattito è tutt’ora aperto, e Facebook. Tanti  titoli scontati (La “Recherche” di Proust), qualche sorpresa (il “Deserto dei Tartari” di Buzzati) e una certezza la lunghezza non è sinonimo di difficile da finire.

Un futuro senza memoria

Occupandomi quotidianamente di gestione di documenti digitali, mi ritrovo spesso ad avere a che fare con perdite di dati, cd troppo vecchi, file obsoleti, hard disk illeggibili. Il più delle volte, nonostante i tentativi più disparati, non resta che rassegnarsi alla perdita e, se possibile, cercare il corrispettivo cartaceo: se esiste ancora. E non importa se è stata posta la massima cura nell’archiviare quei materiali digitali: i supporti deperiscono, i formati cambiano velocemente, le interfacce passano di standard in standard… per non parlare di banali guasti meccanici. E nessuno, per ora, si pone il problema dell’aggiornamento manutentivo di questi archivi. Lavorando con i libri nel mio caso spesso vengono in soccorso riprese fotografiche e ocr, con relative perdite di tempo e nuove spese di edizione. Ma i libri restano un’isola “felice”: sono, forse, l’unico supporto che rimarrà insieme al corrispettivo digitale e in caso di “disastro”, la copia di carta potrà venire in soccorso. Proviamo però a pensare a tutto il resto: dai quotidiani alle nostre foto, dalle app alle canzoni che ascoltiamo, dai documenti personali a quelli di interesse pubblico… e proviamo a pensare al futuro. Fatemi fare il catastrofista per un attimo. Cosa succederebbe se fossimo se per un motivo qualsiasi non ci fossero più corrente elettrica e connettività? La perdita di ogni dato, di ogni… memoria. Ma non occorre pensare a un blackout per rendersi conto che il nostro sarà comunque un futuro senza ricordi. Pensiamo alle foto dell’album di famiglia. Probabilmente ognuno di noi ha qualche foto dei nonni o dei genitori da bambini; foto sbiadite, scolorite, in bianco e nero, ma pur sempre leggibili. Se facciamo un salto in avanti come sarà il nostro album di famiglia tra 10 anni (non occorre andare oltre)? Indipendentemente dal supporto, sarà digitale, ma, se non progressivamente aggiornato, sarà illeggibile… come le vhs di un matrimonio dei primi anni Novanta. E così tutto quello che c’è ora nei nostri cellulari, nei nostri tablet, nel cloud, in Google Documenti… Ricordi del nostro passato che si perderanno nell’oblio di una memoria ridotta alla somma dei materiali che la compongono. In una sala riunioni della mia azienda c’è un floppy da 8″ della Nec: senza un computer che ha quel lettore e un programma in grado di accedervi e leggere i dati oggi è solo uno strano oggetto. In libreria, l’altro giorno, ho visto in libro che raccoglie le prime pagine del Corriere della Sera più significative. Se non ci fosse stata almeno una copia cartacea di ciascun numero non avremmo quel libro, non potremmo leggere – e conoscere – i fatti di quel giorno. Il Corriere ha un archivio digitale con tutte le pagine scansionate. Quest’archivio ha un’infrastruttura, con backup, policy di accesso, manutenzione del database, macchine fisiche e virtuali in cui sono archiviati i dati, locali a temperatura controllata, corrente elettrica ecc… senza solo una di queste componenti quell’archivio è inaccessibile e quindi non esiste. Mentre, probabilmente nella soffitta del nonno una vecchia copia del Corriere c’è ed è leggibile. Ora il problema della perdita dei dati affligge ogni raccolta, digitale o analogica che sia, ma in un mondo in cui il valore aggiunto delle informazioni non è più solo nella singola informazione, ma in una rete di informazioni interconnesse, e tutto è affidato a mondi virtuali che non esistono indipendentemente, ma dipendono da strumenti di consultazione (i device) che a loro volta dipendono da altri sistemi di sostentamento (banalmente la corrente) questo è un problema con il quale fare i conti. Magari significherà non avere più le foto del matrimonio, della nascita del primo figlio, del giorno della laurea, ma non solo: una copia leggibile di un libro nato solo come ebook, un videogioco, un’app, una musica, una voce di enciclopedia, un disegno tecnico, una formula chimica…

Scannare, scannerizzare o scansionare?

Sul verbo da utilizzare per indicare l’acquisizione di immagini con uno scanner se ne sentono di tutti i colori. Scandire, scannare, scannerizzare e chi più ne ha ne metta. Ho voluto levarmi lo sfizio e cercare di capire quale fosse il verbo più corretto e… ecco cosa dice l’Accademia della Crusca.

“Nel n° 9 della Crusca per voi, Giovanni Nencioni così si era espresso sulla questione dell’accoglimento di forestierismi tecnici nell’italiano: Ovviamente in ambienti tecnici, e dove non ci sia perfetta coincidenza semantica, il forestierismo è, oltre che lecito, necessario. Ma fuori dall’uso strettamente tecnico e della comunicazione informatica, che per la sua fulmineità ed universalità esige una lingua unica, senza l’impaccio e il possibile equivoco della traduzione, assumere una parvenza di tecnici ostentando termini inglesi non mi pare neppure cosa di buon gusto; quando invece i veri tecnici tendono, in ambiente italiano, a italianizzare alla meglio gli stessi anglismi, formando ibridi come softuerista, softuerizzare, scannerizzare, formattare, che sono tuttavia segno di una buona coscienza linguistica, queste formazioni possono essere accolte.

La riflessione di Nencioni appare ormai acquisita dai più recenti dizionari che registrano queste forme, come il Grande Dizionario Italiano dell’uso curato da Tullio De Mauro in cui si trovano, con la stessa accezione di ‘acquisire le immagini attraverso lo scanner’, scandire, scannare, scannerare, scannerizzare, e anche eseguire una scansione (e scansionare, termine non contenuto nel De Mauro ma molto usato) e il forestierismo puro scanning. Quindi massima libertà di scelta”.