La rivista Abitare sospesa da Rcs

E un altro pezzo di editoria storica se ne va, o meglio migra verso il solo web. In edicola dal 1961 Abitare era punto di riferimento per addetti ai lavori e semplici amanti di arredamento e del pianeta Casa, molto amata e lette anche negli Stati Uniti. Mesi fa anche Casaviva di Mondadori aveva subito la stessa sorte. A poche settimane dal Salone del Mobile poco resta nel panorama editoriale italiano di riviste di arredamento. In Rcs, come prima in Mondadori, avranno fatto i loro conti, non dubito. Efficienza e saving sono le parole d’ordine di questa operazione; tutto migra in internet, ma quando approda lì perde di botto di redditività. In rete tutto è gratis, o quasi, e far pagare contenuti o spingere a investire in pubblicità sembra sempre più difficile. In pratica, salvo rare eccezioni, ciò che dalla carta approda alla sola rete, finisce, come una balena spiaggiata, in attesa della morte. I casi sono due: o veramente una rivista di arredamento non serve più, cartacea o digitale che sia, o forse ne serve una diversa e il solo cambio di medium, la rete in questo caso, non cambia il problema dei contenuti.

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Sbatti il mostro in prima pagina

Locandina

Per chi non l’avesse visto o non se lo ricorda, consiglio di rivedere questo bel film del 1972 di Marco Bellocchio. Non tanto, o meglio, non solo per l’impressionante attualità dei temi trattati (il potere dei mass media nel condizionare l’elettorato, il legame stretto tra imprenditori della comunicazione e politica, la forza della parola e il relativismo pirandelliano della verità), per una Milano dal sapore aspro e fosco (strade sempre bagnate e il cielo color ottanio), per un eccezionale Gian Maria Volontè, per il curioso cameo a inizio film di un giovanissimo Ignazio La Russa, ma anche perchè tutto il film ha come filo conduttore la produzione di un quotidiano. Dalla dettatura della notizia alle copie fresche di stampa caricate sui furgoncini per le edicole. Accanto ai già visti e stereotipati primi piani delle rotative o delle copie che escono dal chopper, ci sono le linotype (con tanto di linea di fusione dei panetti di piombo), le reprocamera, i proto, i titolisti, la composizione della prima pagina, i menabò su carta, il tira-prove, le bobine di carta, le ribatture, il rumore della tipografia, le dita nere e gli sbaffi di inchiostro sulla carta ancora bagnata. Insomma, il film è una vero documento storico anche dal punto di vista di storia di come si facevano i giornali prima del computer. Da vedere.

Il QR scomparso

Qualche anno fa sembrava dovesse rivoluzionare il modo in cui potevamo interagire con la realtà. Con uno smartphone e un QR era possibile avere tutta una serie di informazioni aggiuntive, su un prodotto, un monumento, un luogo della città, un pezzo esposto in un museo, un filmato legato a un articolo… E’ la cosiddetta realtà aumentata. Eppure, dopo un primo timido apparire su riviste e giornali, il QR sembra scomparso. Relegato, si fa per dire, all’uso per il quale è nato: espandere le possibilità del bar code tradizionale. Questo è quello che sembra succeda qui in Italia. All’estero, Germania e Svizzera, ma anche Francia, invece se ne vede molti di più anche sulle riviste, sulle copertine, sui prodotti, sulle vetrine dei negozi e su qualche monumento. A dire la verità un timido rilancio della realtà aumentata lo si ritrova anche nel nuovo Sette, il settimanle del Corriere della Sera. Si scarica un’app, si inquadra la pagina e parte un filmato a corredo dell’articolo. È strano questa scarso appeal della realtà aumentata, eppure l’Italia resta leader nell’uso dei telefonini e nella vendita di smartphone e le possibilità teoriche offerte da questa tecnologia sono davvero tante. Insomma, a parte telefonarci, chattare in Facebook e scambiarci messaggi, con iphone e smartphone vari ci facciamo forse poco altro.