Il futuro dei giornali è lontano dalla carta?

“I quotidiani tradizionali perderanno definitivamente la qualifica di mass media? Difficile rispondere. Molto probabilmente la carta stampata non scomparirà, trovando un suo riposizionamento. A fronte dei risparmi sui costi della carta, della stampa e della distribuzione, per le pubblicazioni online sono però destinate ad aumentare le spese per la produzione di contenuti che dovranno essere continuamente aggiornati. La ridistribuzione del lavoro comporterà una considerevole ristrutturazione della filiera tradizionale del business degli editori che a sua volta porterà alla revisione degli attuali modelli economici. La carta non sarà più una barriera all’entrare nel settore, che invece dovrà puntare molto sulla qualità del contenuto per conquistare e fidalizzare il pubblico”

da U. Lisiero, News Paper Revolution, Fausto Lupetti Editore, 2012

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Indagine ISTAT sulla produzione e la lettura dei libri in Italia (2010 – 2011)

A parte i templi biblici (scusate il gioco di parole) di elaborazione dei dati, a maggio scorso l’Istat ha divulgato un’interssante inchiesta con i dati relativi alla produzione libraria e alla lettura degli anni 2010-2011 in Italia. Nel 2010 è calato il numero degli editori italiani (2.700 tra case editrici ed enti che pubblicano libri, per lo più in Lombardia, Lazio e Toscana) ma è cresciuto il numero dei titoli pubblicati (da 57.558 a 63.800, + 10,8%). In aumento anche la tiratura complessiva (oltre 213 milioni di copie, +2,5%) con una tiratura media però in calo del 7,6%: da oltre 3.600 copie/titolo del 2009 a poco più di 3.340 nel 2010. Dati, a mio avviso, ormai lontani mille miglia dalla realtà di oggi rivoluzionati da una crisi che ha accellerato, anche in modo imprevedivile, tanti processi. Per questo, credo, il calo sarà più evidente sui dati del 2012, ma l’Istat lo scoprirà solo nel maggio del 2013 quando diffonderà la prossima indagine!

Sconcertanti sono però, alcuni dati sulla lettura; due fra tutti:

Nel 2011, il 9,9% delle famiglie dichiara di non possedere alcun libro in casa.

In Italia, anche chi legge, legge molto poco: il 45,6% dei lettori non ha letto più di 3 libri in 12 mesi.

Qui il testo integrale in pdf.

Libri low cost

Da bravo osservatore di stampati, ma anche da forte lettore, non posso non guardare alle metamorfosi che il libro, come oggetto, sta avendo negli ultimi mesi. Un cambiamento lento che dimostra la reazione degli editori alla crisi. Non voglio tediarvi con il solito dilemma sul libro digitale che soppianterà la carta di cui ho già scritto e detto la mia, ma voglio riflettere brevemente su come sta cambiando il libro cartaceo. E’ ovvio che in periodi di crisi si limitino gli acquisti alle cose davvero utili o considerati tali, ed è altrettanto ovvio che, salvo per chi fa della lettura una ragione di vita (pochi), il libro è una voce di spesa che si può tagliare. E così calano le vendite, al di là delle quote sottratte dal libro digitale. Ecco allora che agli editori è venuta l’idea di creare collane low cost o di rivedere sempre in chiave di risparmio l’aspetto del libro. Riduco le lavorazioni, abbasso il costo industriale, ritocco il prezzo di copertina e il gioco sembra fatto. A dire la verità, potrei ritoccare anche la tiratura, ma così alzerei i costi fissi e limiterei la visibilità del titolo nei punti vendita. Perdendo le vendite occasionali. L’idea delle collane low cost non è una novità: ricordate i libri a 1000 lire di Newton Compton degli anni 90? Brossure da poche pagine, su carta povera, con solo una vernice lucida in copertina e poco altro. Li abbiamo comprati tutti e tutti li abbiamo. O ancora, sempre di Newton, i Mammuth? Tomi ingestibili per foliazione, con una semplice copertina olandese plastificata opaca. Comodi solo per avere tutte le opere di un autore in un unico volume.

Ora anche gli altri Editori hanno deciso di percorrere questa strada, soprattutto per mettere a frutto il catalogo o spremere ancora un po’ il successo di un titolo particolarmente fortunato. Ecco allora il nuovo libro che deve sembrare bello e costare poco. Un po’ come gli Oscr Mondadori alla loro nascita. I famosi “libri transistor” di Arnoldo. Ma lì, alla base di tutto, c’era l’idea di creare dei libri che rendessero accessibili a tutti opere e autori di qualità, in un’Italia in cui la cultura era ancora sinonimo di ascesa sociale. Ora la necessità è creare libri che costino poco e non si perdano vendite per prezzi di copertina che appaiono alti o non si contraggano troppo i margini. La difficoltà è fare però libri belli. E’ vero che di certe finezze ce ne accoiorgiamo solo noi addetti ai lavori e che certe nobilitazioni fanno solo scena, ma in libreria si incominciano a vedere volumi che sembrano davvero troppo poveri, anzi, verrebbe da dire brutti. E non parlo di brossure povere da paperback, ma di cartonati con tanto di sopraccoperta, fascetta e bollo da richiamo. Carta gialla, risguardi in controfibra, sovracoperta in carta leggera leggera senza plastica, ma solo con una timida vernice di macchina e i capitelli che non stanno attaccati. Volete il titolo? L’ultima notte a Madrid. E’ vero costa euro 9,90-, ma… forse si poteva fare di più, industrialmente, intendo.

Ps: occhio all’occhiello… c’è una sorpresa!