Perché tutti i libri italiani sono in Garamond – da Il Post

C’è Garamond e Garamond: le differenze tra le diverse tipologie di questa diffusissima font.

La storia del carattere tipografico inventato nel Cinquecento che col passare del tempo è diventato lo standard dell’editoria

da Perché tutti i libri italiani sono in Garamond

Rilancio questo post da Il Post (perdonate il gioco di parole): molto interessante e completo per scoprire come il Garamond impazzi nell’editoria italiana e ripercorrere la storia delle font.

Piccola curiosità nei tag a piè di pagina: Garamond “Simoncelli” al posto di Garamond Simoncini. Refuso, errore dei correttore automatico o furbo utilizzo del SEO

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Flipback, se il libro cede alle lusinghe dell’e-book 2/3

Pubblico qui di seguito il mio intervento a commento del post di Anna Aprea sul flipback di Mondadori:

“Il salto mortale all’indietro di Mondadori non sarà affatto “mortale”, anzi come tutte le novità (anche se nonvità non è) attirerà vendite. In fondo il libro è un oggetto oltre che un veicolo di contenuti. L’impostazione orizzontale è divertente e se il costo non sarà eccessivo, i titoli saranno quelli giusti e il supporto maketing adeguato non potrà che attirare attenzione. Il lancio è furbo, ovvio, a ridosso del Salone del Libro dove mi sa poche altre saranno le novità: qualche autore che promette bene, qualche rilettura nostalgica, il solito punto sul libro digitale… insomma normale amministrazione in questi tempi di stasi. C’è da scommettere che anche gli altri editori non staranno con le mani in mano e di fronte all’esperimento di Mondadori reagiranno, copiando o cercando di far meglio. Guanda è già partita. Poi c’è il dinamismo di Newton che sulla carta e sull’inventarsi qualcosa sul libro ha sempre detto la sua, a partire dai famosi Millelire. In ogni caso, vada come vada, arrivi o no dopo il libro orizzontale il libro tondo, il progetto di Mondadori dimostra come gli editori concepiscono il libro. Editore, lo ricordo, prima che imprenditore, è chi diffonde un testo (il Lorenzo Alderani è l’edotore delle lettere di Jacopo Ortis, chi le raccoglie ne cura la pubblicazione). Un testo, ovvero un contenuto, una storia, un racconto, non un oggetto come qualsiasi altro fatto produrre da uno stanpatore e venduto da un libraio. Ecco, cara Anna, il punto per me è qui: l’editore (volutamente con la minuscola) è ormai diventato un mero intermediario, una sorta di broker, di oggetti chiamati libri da vendere nelle sua varie manifestazioni mediatiche, analogiche o digitali che sia. Insomma, non importa cosa c’è in questi libri, come sono fatti (anche qualitativamente), purchè li si riesca a vendere. Mondadori gira il senso di lettura, bene, rischia, ma su titoli che si venderebbero anche se fossero fogli sparsi… Si sa che sono pochi, pochissimi, gli editori che rischiano su titoli nuovi. Perchè non li sanno più trovare. Perchè guardano quello che ha fatto successo altrove per riproporlo qui e, una volta, magicamente o casualmente, trovato lo replicano all’infinito. Lo replicano perchè, come con qualsiasi altro oggetto, occorre seguire la moda. L’iphone insegna: esce e tutti lo comprano, esce quello nuovo e altri ancora lo comprano, poi Samsung rilancia e piano piano l’ago si sposta. Non importa se non è la stessa cosa. Gli editori hanno un problema in più nel seguire le mode: il libro è divertimento che sublima dalla fatica della lettura e il libro non è come una canzone che dura 3 minuti e la puoi anche solo sentire invece di ascoltare, o un film che passa in 2 ore scarse. Il libro lo devi volere e volere leggere. Gli editori sono soli: i modelli di produzione e vendita delle altre cose non si adattano in nessun modo al libro. Poi si aggiunge la cultura che da sempre spaventa un po’, la crisi che taglia il superfluo, il digitale che intacca le quote del cartaceo, la rete e i social che sottraggono tempo e concentrazione, l’offerta che è troppa e di scarsa qualità e la velocità di obsolescenza di tutto. Il salto all’indietro, gli editori lo fanno tutti i giorni cercando di schivare tutta questa infida concorrenza. Non credo però, che se magicamente iniziassero a produrre libri di qualità, meno titoli, più curati, alzando il livello culturale, la situazione cambierebbe poi di molto. Non si venderebbe di più. Forse non è l’editoria a dover essere messa in discussione, ma dovremmo affrontare serenamente la metamorfosi del libro e della lettura. Perchè l’impressione è sempre la stessa: se non si legge è un male e se non si vendono libri è un male. Forse è solo che leggere e leggere libri non è più come nel 1965, quando Mondadori uscì con Addio alle armi in 60.000 copie che andarono tutte esaurite il primo giorno. Facciamocene una ragione e proporzioniamo tutta la filera autore-editore-stampatore-libraio-lettore alle nuove esigenze”.

Premio Cover Più – Vota la copertina più bella (graficamente)

La copertina è il biglietto da visita di un libro. Spesso il motivo per il quale, in libreria, ci soffermiamo, ci lasciamo attrarre e convincere all’acquisto. E’ come la stretta di mano di una persona nuova che incontriamo per la prima volta: in essa riponiamo le nostre speranze di lettori. Conta, a volte, più del titolo o dell’autore. Insomma, giusto o sbagliato, prima viene la copertina e solo dopo il testo.

Conscio del suo massimo valore, l’amico Rino Ruscio con la collaborazione di ACPI (Associazione Consulenti Pubblicitari Italiani) ha pensato di indire un premio. E’ nato così il “Premio Cover Più“: un concorso on line di durata e cadenza annuale per designare la copertina più affascinate,  quella che riesce a catturare l’attenzione del lettore. A proclamare i vincitori saranno due giurie: una popolare formata da tutti gli utenti iscritti al sito che potranno votare le opere nel periodo dal 15 novembre 2013 al 31 luglio 2014  e una tecnica, composta da art director, grafici, giornalisti, illustratori, docenti, autori, editori, editor, fotografi, librai e pubblicitari, che voteranno, a bocce ferme, in un’area riservata dal 1 settembre al 30 settembre 2014. La gara sul sito è aperta a tutti: studenti e professionisti. In questo modo il premio diventa il punto d’incontro di tutti coloro che lavorano nel settore dell’editoria per capire le tendenze grafiche e dà ai giovani studenti, che vogliono intraprendere la professione del grafico editoriale, la possibilità di mettersi in luce agli occhi del mondo dell’editoria. Non dimentichiamo che proprio la spiccata personalità di alcune copertine hanno caratterizzato e reso riconoscibili e uniche collane storiche della cultura italiana, pensate alle collane BUR o ai Gialli Mondadori.

A giudicare dai progetti già arrivati il concorso si rivela di alto livello con elaborati davvero interessanti. Non esprimo alcun giudizio perché ho l’onore di essere nella giuria, solo una nota: le copertine dei professionisti sono “più rifinite”, hanno i loghi, gli strilli, un lettering misurato; quelle degli studenti, magari più sperimentali, puntano tutto sull’impatto dell’immagine, senza neanche preoccuparsi del fatto che i libri, il più delle volte, sono rettangolari e raramente quadrotti o ad albo…

Qualche coordinata:

il sito: premiocoverpiu.it

il bando: qui

il premio: tavoletta grafica della Wacom

le date:

  • 15 novembre 2013 – Apertura del Premio
  • 31 luglio 2014 – Chiusura del Premio e delle votazione della giuria popolare
  • 1 settembre 2014 – Apertura delle votazioni della giuria tecnica
  • 31 settembre 2014 – Chiusura delle votazioni delle giuria tecnica
  • dal 15 ottobre 2014 – Annuncio dei vincitori del premio

l’ideatore: rinoruscio.it

Cartiere Burgo: chiude lo stabilimento di Mantova

Il 9 febbraio 2013, tra poco più di 3 settimane, la sede mantovana delle Cartiere Burgo spegnerà definitivamente le macchine. E così un altro pezzo di storia dell’editoria intaliana e vanto dell’industria italiana (Burgo è l’unica azienda italiana a produrre carta da giornale) se ne va con 188 lavoratori a casa. Continua a leggere

Offset vs Rotocalco: ko tecnico

La crisi conclamata dell’editoria sta facendo una vittima importante: la stampa rotocalco. Tirature rosicate al minimo, fogliazioni ridotte e numero di pubblicazioni sempre in calo spostano spostano tanti stampati da questa tecnologia all’offset che ha il vantaggio di avere costi fissi più bassi (lastre e avviamenti più economici rispetto ai cilindri e al giro di un impianto rotocalco). Nulla di non prevedibile visto che un fenomeno analogo affligge anche l’offset rispetto alla stampa digitale. Per sollecitare un rilancio della tecnologia e soprattutto un aggiornamento tecnico che consentirebbe una maggiore competitività, Giorgio Gianoli, presidente onorario dell’ERA (European Rotogravure Association) nell’ambito di un convegno tenutosi a Torino il settembre scorso ha individuato le seguenti aree di intervento:

  1. l’ utilizzo di materiali totalmente nuovi per i cilindri
  2. l’utilizzo di “camicie” per le basse tirature limitate
  3. la ristrutturazione di macchine in modo da renderle adatte a tirature medie
  4. l’adozione di sistemi “double ender
  5. l’utilizzo di inchiostri a base acqua con adeguati impianti di asciugamento.

Il problema è che la ricerca è ferma e fare ricerca costa e richiede tempo. “La rotocalco -ha dichiarato Gianoli- ha migliorato senza dubbio il sistema di trattamento dei cilindri ma non ha ridotto il numero di fasi di lavorazione – l’incisione vera e propria è ancora meccanica – e sul fronte macchine da stampa è andata sempre più verso rotative di larghezza spropositata – anche oltre 4 metri – nell’ottica che le tirature potessero rimanere elevate. Oggi invece solo il 10% delle tirature è intorno alle 500 mila copie. Il risultato è che molti stampatori rotocalco per pubblicazioni – a differenza di quelli per packaging – hanno chiuso o accorpato le loro attività”.

Mi chiedo se valga la pena colmare questo gap che inevitabilmente e troppo velocemente si è aperto. Si parla ancora della qualità maggiore della rotocalco: ma con i tempi che corrono (in senso letterale) si può ancora pensare per stampati editoriali di immolare euro sull’altare della qualità?

Per approfondire il confronto: “Gravure vs. Web-offset!: a changing world in publication printing 1986-2006”

Rotative inkjet firmate KBA

Ne abbiamo sentito parlare in Drupa a maggio e ora la notizia ufficiale: KBA nella prima metà del 2013 inizierà le prime installazioni di testine inkjet su una macchina rotativa che avrà il nome di RotaJet 76. Si parla di 2 macchine, ma non si hanno dettagli nè sui nomi nè sulla nazionalità. Intanto KBA mostrerà in funzione una RotaJet agli Hunkeler Innovation Days in a febbraio. Sembra che la macchina stamperà gli stessi lavori realizzati durante Drupa per dar prova dei miglioramenti qualitativi raggiunti. Le applicazioni ideali per la RotJet sono ampie e vanno dai libri alla stampa commerciale, dai quotidiani al packaging. Una scelta interessante per coniugare la duttilità di piega di una roto e la versatilità della stampa digitale.

Verona, addio alla Mondadori Printing

Il 5 dicembre scorso è stata smontata l’insegna Mondadori dallo storico stabilimento di Verona divenuto di proprietà Pozzoni: esattamente 100 anni dopo la fondazione da parte di Arnoldo della casa editrice. Da quanto si legge su L’Arena gli accordi di cessione del 2008 prevedevano l’utilizzo del marchio fino al 31 dicembre 2012. Lo stabilimento prenderà ora il nome di Elcograf, come la divisione storica di Pozzoni con sede a Beverate di Brivio.

Un pezzo di storia della stampa e dell’editoria italiana se ne va. Sic transit gloria mundi…

Qui l’articolo de L’Arena.it

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale da stampamedia.net.

Un’altra occasione perduta: si legge: “il Senato ha spostato in avanti l’adozione del libro digitale nella scuola, reso più flessibile l’opzione per le scuole e specificato bene che il libro cartaceo non può sparire dall’oggi al domani, in quanto ha una funzione molto importante nella didattica e nell’apprendimento e dunque deve rimanere disponibile come opzione accanto al libro digitale per docenti e studenti”.

“Questa transizione coinvolgerà in serio molte aziende e molti lavoratori per i quali adesso, grazie al lavoro del Senato, esiste un minimo lasso di tempo per potersi riorganizzare e pensare un futuro cercando di gestire la transizione al meglio. Non siamo in un momento in cui ci possiamo permettere di chiudere i cancelli delle imprese e lasciare fuori i lavoratori”.

Se non ora, quando? e intanto il mondo va avanti…