I segreti della colla – 2 parte

Problemi dovuti al tipo di confezione

Ci sono degli stampati delicati, che per loro natura stessa (formato, foliazione, tipo di carta…) hanno un tipo di confezione “d’elezione” nei quali l’adesione diventa determinante.

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I segreti della colla – 1 parte

Dopo tanto digitale, una piccola (lunga) digressione analogica.

Quando avete per le mani uno stampato, libro, catalogo o giornale, cosa fate per prima cosa? Lo aprite e verificate che i contenuti siano corretti? Osservate la cromia? Oppure, prima di sfogliarlo, guardate com’è confezionato, se la colla tiene, se la legatura è ben fatta? Bene, allora avete la mia stessa “malattia”. Ed ecco un post che fa per voi.

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La colla… questa sconosciuta

Colla a caldo o a freddo?

Di solito su materiali porosi si usano colle acquose a freddo, facilmente applicabili; quando si cerca velocità inveco e/o si devono assemblare materiali non porosi, si usa la tecnologia a caldo.

Hot melt o poliuretaniche?

Il mercato porta verso la poliuretanica, che offre maggior elasticità, coesione e adesione dovuta a vere e proprie reazioni chimiche tra adesivo e substrato. Ma il classico hot melt EVA è ancora molto apprezzato per la sua duttilità ed economicità.

Come saranno le colle del futuro?

In Drupa vederemo un nuovo adesivo a dispersione per la laminazione, nuovi poliuretanici e hot melt tra cui un EVA attivabile a basse temperature. Sul comparto pesa poi l’incertezza dei prezzi dovuta alla scarsità delle materie prime usate soprattutto per le hot melt a base gomma. Le aziende produttrici stanno lavorando su soluzioni a freddo che risentono meno del fenomeno, cercando da lato di usare materie prime alternative ed ecologiche, dall’altro rendendo più efficienti i prodotti. Infine, l’eco compatibilità resta un requisito impriscindibile soprattutto per le applicazioni alimentari o gli stampati destinati all’infanzia.

Brossura Notch: questa sconosciuta

Provate a googlare “brossura notch” e poco o nulla vi apparirà. Siccome nell’ambiente già da tempo si conosce, ma spesso i print buyer ne sanno poco o nulla ho pensato di scrivere un piccolo post.

Nota in Italia anche con il nome di “ciuffetto”, il notch è un tipo particolare di brossura. Ma a differenza della brossura fresata, in cui le segnature dopo la piega e la raccolta che compone il blocco libro vengono fresate prima di essere incollate e incassate, con la brossura notch ogni segnatura viene prima forata (notched)   lungo la piega del dorso, successivamente piegata, raccolta, incollata e finalmente incassata. Ecco il segreto… la perforatura che ha la stessa funzione della fresatura, ovvero romprere la carta e offrire superficie aggrappante alla colla. I fori si ottengono “mediante appositi dischi perforatori montati sulle pieghe, in uscita dalla parallela prima del coltello finale” (E. Posenato).
Si usa con carte spessorate, con grammature alte o per volumi con poco dorso (il limite della fresata è introno ai 3/4 mm). E’ adatta sia alla carta patinata che uso mano. La colla utilizzata è una hot melt che penetra nei fori e tiene insieme le pagine anche se queste sono poche. Si tratta comunque di tipo di confezione di bassa qualità con alcuni limiti che ne “hanno limitato la diffusione: oltre ad un livello di tenuta ovviamente inferiore rispetto al fresato, il problema maggiore è la mancanza di controllo della penetrazone della colla” (E. Posenato) che rischia di imbrattare le segnature…

Ricordatevi che stoccare stampati legati con colla a caldo a temperatura troppo alta o troppo fredda può comprometterne la tenuta.