Internet in tempo reale: cosa succede nella rete


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L’illusione di saper fare tutto

“A oggi, la diffusione del Web ha spostato in massa capitali e capacità di moltiplicarli da molti settori dell’economia e della società verso i produttori di tecnologie e i venditori di connessione. A scapito, soprattutto, della componente umana: di chi fa musica, informazione, educazione, letteratura, cinema, arte, ricerca. Per i tecnocrati meno illuminati, tutto ciò, vale a dire l’obiettivo finale a cui la tecnologia dovrebbe facilitare l’accesso, è definito “contenuti”, generici figli di un dio minore che non meritano remunerazione: i “contenuti” si trovano e rubano in Rete, quindi sono gratis. Perché la ricchezza deve rimanere tutta a chi produce tecnologie e le innova con i tempi decisi dagli uffici marketing. Ne consegue l’illusione momentanea (poi la pagheremo cara) che la professionalità, la cura, la dedizione, l’invenzione e la creatività sono argomenti fasulli messi in campo dalle diverse caste che mirano a proteggere i loro privilegi. Basta un nulla, un clic, per illudersi di saper fare qualsiasi cosa, dall’informazione a un’opera letteraria, dall’amministrazione di un’azienda all’organizzazione dello Stato.”

da Sette del 21 maggio 2013; editoriale di Pier Luigi Vercesi.
Il testo integrale è qui

Italia e le occasioni mancate

Permettete una piccola divagazione da stampa, editoria e grafia, argomenti preferiti di questo blog?

Ho letto su Sette del 22 marzo un bell’articolo di Edoardo Vigna su Renato Soru, il patron di Tiscali intitiolato “Italiani, facciamo la guerra al monopolio di Google”, ma che si poteva anche intitolare “Italia, le occasioni mancate”. Poche parole tratte dal pezzo per rendersene conto, indignarsi e farsi venire un po’ di rabbia che, spero, si tramuti in voglia di fare e non in immobilismo.

“Fin dall’inizio, abbiamo prodotto tanta innovazione. Fummo tra i primi a parlare di Voip (le tecnologia per parlare al telefono via internet, resa poi un successo da Skype). Ma poi l’abbiamo abbandonato. Abbiamo creato un prodotto d’interfaccia vocale: potevi dettare una mail, chiedere informazioni a voce. Anche questo l’abbiamo abbandonato. Poi abbiamo fatti un motore di ricerca, tipo Google: Arianna, si chiamava. Era il primo al mondo ad avere la ricerca di file audio mp3, il primo ad avere un comparatore di prezzi oggi tanto di moda. Noi ci orientammo verso i servizi di telecomunicazioni, piuttosto che verso i servizi internet. Fu una decisione dovuta alla necessità di metterci nei segmenti di business all’epoca più profittevoli. E fu un errore storico

C’è bisogno di aggiungere altro?

Sì il nome del nuovo motore di ricerca sviluppato da Tiscali: istella (è sardo e Apple non centra)

NB: Per chi volesse l’articolo intero si legge qui.

Quitidiani: stop alle ribattute

A breve i quotidiani del gruppo RCS, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, chiuderanno le loro pubblicazioni entro le 22,30, eliminando in questo modo quelle che, in gergo, si chiamano “ribattute”. Il motivo è semplice: risparmiare. Gli aggiornamenti delle news successivi alla chiusura del quotidiano verranno affidati ai siti internet e alle varie edizioni digitali. Anche Repubblica è già pronta a fare lo stesso passo, mentre la Stampa di Torino ha deciso di partire con l’orario ridotto da lunedì prossimo. I singoli servizi dovranno chiudere progressivamente a partire dalle 21,30. La scomparsa della ribattuta tradizionale non solo dovrebbe portare a significativi risparmi economici e spinge i quotidiani a investire sul web, visto che le notizie successive alla chiusura verranno date soprattutto attraverso i siti Intenet. Così dalle edizioni cartacee spariranno sempre più le notizie di fatti avvenuti in tarda serata, come del resto è già avvenuto in occasione dell’elezione di Obama proprio per Corriere e Repubblica che sono usciti senza la ribattuta della prima pagina.

Insomma, come disse lo scrittore e poeta francese Charles Péguy, “niente è forse così vecchio come il giornale di oggi”.

Buon compleanno Google!

Oggi niente grafica, stampa o editoria, solo una piccola curiosità…

Google compie 14 anni e lo fa con il suo dei suoi divertenti doodle: una torra colorata che si lascia mangiare. Lo scopo dei doodle è quello di celebrare un evento, una data particolare, un personaggio, ma anche di invitare a un piccolo approfondimento. Così mi sono fatto guidare e ho cliccato sul logo fino alla pagina di Wikipedia relativa a Google. E, come spesso accade con le cose che si hanno sotto gli occhi tutti i giorni, sono rimasto sorpreso dall’origine della parola “google”, talmente entrata nel nostro linguaggio da diventare addirittura un verbo riconosciuto. La riporto qui tale e quale appare su Wiki:

” I due fondatori, Page e Brin, cercavano un nome che potesse rappresentare la capacità di organizzare l’immensa quantità di informazioni disponibili sul Web; avevano bisogno di un’iperbole.

Utilizzarono un nome già esistente: Googol, termine coniato dal nipote del matematico statunitense Edward Kasner nel 1938, per riferirsi al numero rappresentato da 1 seguito da 100 zeri. A Page e Brin sembrò perfetto come metafora della vastità del web. I due fondatori avevano intenzione di chiamare il neonato motore di ricerca proprio Googol, ma al momento di pubblicare il loro search engine questo dominio era già stato assegnato, perciò Page e Brin furono costretti ad optare per la parola Google (quella che tutti oggi conosciamo).

Il termine viene inoltre associato con un doppio gioco di parole in inglese, a goggle:

  • goggles binocolo, appunto perché il motore permette di esplorare la rete fino a “guardarla da vicino”.
  • to goggle strabuzzare gli occhi, in senso di sorpresa per quanto si riesce a trovare.”

Trovo bellissima l’ironia di uno dei pilastri portanti del web che, al momento di registrare il dominio, risulta già usato…

 

Che font è?

Se vi è capitato, navigando in rete, di imbattersi in un font particolarmente attraente e voler sapere come si chiama per cercarlo o acquistarlo (mi raccomando) per le proprie creazioni, troverete certamente utile la piccola estensione WhatFont sviluppata da Chengyin Liu, uno simpatico studente dell’università dell’Illinois, per Safari e Crome (ma sono supportati anche Firefox e Internet Explorer 9). Semplicemente l’estensione aggiunge un tasto nella barra del menu del browser che, attivato, aggancia una piccola tab al puntatore del mouse; passando la freccia sul testo di un qualsiasi sito internet nella tab verrà mostrato il nome del font. Non basta: facendo clic appaiono anche il nome della famiglia del Font, la dimensione in pixel e l’interlinea, la fonderia e il colore in valori esadecimali. Provare per credere. Qui il link->