Più lettori, ma meno tempo. Il paradosso dell’informazione

La Stampa – Più lettori ma meno tempo. Il paradosso dell’informazione.

Qui sopra il link all’interessante articolo di Marco Bardazzi de La Stampa, che riprende le tante indicazioni sul futuro dei quotidiani che arrivano dal rapporto annuale “World Press Trends”. Il rapporto sulle tendenze dell’editoria è stato presentato a Bangkok ai 1500 Editori e Direttori che hanno partecipato al 65° Congresso mondiale dei quotidiani, l’appuntamento con il quale ogni anno l’organizzazione internazionale degli editori, nell’ambito di Wan-Ifra, fa il punto sullo stato di salute di un settore che a livello globale vale oltre 200 miliardi di dollari.

Cito le parti più significative e che fanno riflettere:

“Ai siti di informazione è dedicato l’1,3% della permanenza in rete, mentre solo lo 0,9% delle pagine viste a livello globale si trovano su giornali online”

“I «paywall», a cui ricorrono ormai quasi metà degli editori nordamericani con modelli diversi, hanno fatto calare il traffico su siti come quello del canadese «Globe and Mail»”.

Qui il link all’intero rapporto

Il Corriere diventa tabloid

“Abbiamo deciso di cambiare il formato del Corriere della Sera, passando da quello attuale a un più piccolo tabloid: un formato più pratico e più facile da leggere. Inoltre abbiamo scelto lo stesso formato che stiamo usando per la Gazzetta dello Sport. Questo ci permetterà di beneficiare di una forte flessibilità nell’attività di stampa e di ottenere importanti risparmi nei costi per la stampa e per la carta”, così il direttore generale media di Rcs, Alessandro Bompieri all’investor day tenutosi mercoledì 14 marzo. In questo modo il formato del quotidiano dopo l’estate sarà più piccolo e uguale a quello della Gazzetta dello Sport. Al di là di svecchiamenti e di annunci di rendere l’edizione cartacea più snella, lo scopo è dichiarato: risparmio di carta e stampa non solo per l’ottimizzazione del formato, ma anche per la sinergia che si apre con la Stampa di Torino.

Dopo i tagli vengano però i contenuti e che siano di qualità. Ma come fare ricavi? Carta e digitale man mano che passa il tempo trovano nuovi equilibri. Il digitale è destinato a crescere e la carta a diminuire: la carta si vende mentre il digitale è gratis e le uniche entrate vengono quasi solo dalla pubblicità. Il problema è: il progetto paywall (pagare per vedere i contenuti digitali) riuscirà a superare la prova di una rete gratuita? Per un sito che mette a pagamento i suoi contenuti ce ne sono mille che hanno li stessi contenuti gratis. I contenuti del Corriere sono i fatti che accadono nel mondo quotidianamente e non sono, per definizione, esclusivi della testata. Se me li metti a pagamento, li trovo altrove. Basterà l’autorevolezza della testata, il valore delle firme e la varietà e la qualità dei contenuti quando viene sempre più meno il tempo di leggere e la propensione all’approfondimento? Oggi l’atteggiamento più diffuso è il mordi e fuggi su piccoli scoop o la replica virale in un tam tam senza fine di tormentoni. I signori di Via Solferino hanno il difficile compito di coniugare il lettore tradizionale che ama la carta e le nuove generazioni digitalizzate, il fare informazione e il fare ricavi, attirare lettori e attirare investitori pubblicitari partendo da un modo di fare business e informazione che fatica a lanciarsi verso il futuro. E il presente non agevola il compito.

La censura di Apple

Da qualche giorno è uscito in libreria un saggio edito da Rizzoli intitolato “Sex, Erotismi nell’arte da Courbet a youporn”. L’autore è un signore con gli occhiali e la faccia simpatica di nome Luca Beatrice, un critico d’arte e un docente dell’Accademia Albertina di Torino, co-curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2009 e ha scritto diversi libri dedicati all’arte (es. Pop. L’invenzione dell’artista come star) e collabora con molte testate tra cui Il Giornale, Max, La Stampa… Insomma, una persona che definiresti seria, non certo un pornografo o uno scrittore dalla dubbia moralità. Il libro stesso è un saggio serio e riccamente documentato e non un bieco racconto volgare o pornografico. Eppure, la sorte di questo libro è interessante per osservare un fenomeno interessante: la censura di Apple.

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La copia cartacea in vendita in tutte le librerie ha riprodotto in copertina l’opera di Gustave CourbetL’origine del Mondo”, dipinta nel 1866.

Mentre, EDGT25992gla copia digitale in vendita su Apple Store ha un’altra copertina: tutta bianca, solo testo. E il quadro dove è finito? Censurato evidentemente. Ritenuto volgare o non adatto a un pubblico di minori. Perfetto, anzi no, terribile. “L’origine del Mondo” attualmente è esposta nella sala XX del Museo d’Orsay di Parigi senza che a nessun visitatore, adulto o bambino, sia preclusa la vista. Certo il realismo è forte, ma la realtà di un quadro è sempre diverso da quello di una foto e come scrive R. Barthes: se la foto mostra il reale, in un dipinto il reale è colto attraverso la materia pittorica. Troppo fine? Eppure che questo quadro sia universalmente considerato arte, e non un frame di youporn, che i signori di Apple probabilmente non l’hanno neanche preso in considerazione, che poi il libro sia un saggio d’arte poco importa. I loro controlli evidentemente si basano su luoghi comuni e non sulla cultura che occorrerebbe avere per capire.

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Cosa avrebbero fatto se in copertina ci fosse stato La Venere di Urbino di Tiziano, le Tre Grazie di Rubens, Leda e il cigno o Mademoiselle di Francois Boucher o un affresco di Pompei? L’avrebbero censurati ugualmente?

Eppure a ben guardare sull’Apple Store, limitandoci alla sola ricerca di Libri, di copertine erotiche ce ne sono moltissime.

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Chissà allora qual è stato il criterio? Mistero: in Italia, ricordo, è considerato VM 18 il sesso maschile e la penetrazione. Non sono voluto andare a cercare le regole di Apple per non scoprire altre censure arbitrarie. Forse la svastica: eppure Main Kampf o libri come Hitler e il Nazismo Magico ci si sono con tanto di croce uncinata.

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È vero che esistono delle regole per pubblicare su Apple Store, ma è altrettanto vero che chi compra lo fa con consapevolezza e vista la posizione dominante di Apple nel mercato, imporre delle regole significa sostituirsi alla morale di ciascuno e al libero arbitrio. Chi è Apple per decidere se un’immagine, un testo, un’idea possa o meno essere rappresentata, o un libro venduto? Perché se Rizzoli, vedendosi rifiutato il titolo, non avesse cambiato la copertina oggi quel libro non sarebbe in vendita.

Beh, cambiamo titolo e proviamo a derivare le conseguenze…

Ps:. Amazon vende il libro con la sua copertina originale: qui

La “Stampa” racconta la sua storia

Apre i battenti domani 30 ottobre il museo dedicato alla storia del quotidiano “La Stampa” di Torino che quest’anno compie i 145 anni. L’idea nasce, a ridosso del trasloco nella nuova sede delle testata in via Lugaro 15, dalla volontà di evitare la dispersione dei pezzi della propria memoria. Tra prime pagine consultabili su grandi touch screen e documenti rari, ci sono due sezioni particolarmente interessanti. La prima dedicata allo sviluppo delle tecnologie di trasmissione delle notizie, dal telegrafo al telefono (il numero era 1136), dal primo trasmettitore di telefoto al dimafono, dal telex al fax fino ai primi cellulari. L’altra racconta l’evoluzione del processo di stampa del quotidiano. Dalle cassettiere con i caratteri mobili al primo sistema editoriale. Si può ammirare una linotype per la composizione dei pezzi rimasta in produzione fino al 16 ottobre 1978 quando fu composta l’ultima prima pagina in piombo dedicata all’elezione di Giovanni Paolo II. Infine, una serie di immagini mostra l’evoluzione dello stabilimento di stampa di Torino.

Per chi non potesse andare a Torino è possibile fare un bel tour della nouva redazione del giornale da qui.

Dal 30 ottobre lo Spazio La Stampa (a ingresso gratuito) è aperto al pubblico in via Ernesto Lugaro 15, a Torino.