Drupa 2012. Due mesi dopo

… qualche riflessione finale tratta dal mio articolo apparso su Print Buyer di Giugno

«la parola d’ordine di drupa 2012 è stata “digitale”: non tanto perché sia davvero finito il tempo di offset, flexo e calcografia (tutt’altro…), quanto perché il digitale si è ormai inserito in ogni fase del flusso produttivo e rappresenta un’alternativa valida, economica, efficiente ad altri sistemi, non solo in fase di stampa ma anche finitura. In altre parole, se fino ad adesso era o in offset o in digitale, ora sarà sempre di più sia in offset che in digitale. Si andrà verso fornitori sempre più ibridi in cui, in base alla tipologia di stampato, ai tempi di produzione e ai quantitativi ordinati si potrà scegliere con un unico interlocutore la tecnologia più adatta: dalla copia singola alle centinaia di migliaia, dal digitale alla roto. Insomma, un mercato ridisegnato dalle potenzialità del digitale e dagli effetti della crisi globale, nel quale le diverse tecnologie non saranno rivali, ma si supporteranno affiancandosi e dando vita a interessanti “ibridi” (ad esempio con testine digitali innestate su macchine offset). Digitale significa sempre più crossmedialità: una stampa elettronica e con macchine digitali, in cui sarà sempre più semplice realizzare prodotti per tutte le piattaforme e i supporti a partire da un unico input d’origine. E soprattutto significherà personalizzazione spinta, non soltanto in dato variabile, ma con una globale customizzazione dello stampato. Questa crediamo sia la vera chiave di lettura di questa drupa 2012. Cosa ci aspetteremo dunque dai fornitori di domani? Macchine più efficienti, più veloci, con cambi lavoro più semplici e quindi con una produttività più elevata, con costi a copia più bassi, nel senso di ottimizzati e non forzosamente risicati, e un’alta automazione. La quale consente anche una maggiore facilità d’uso delle macchine: non sarà più necessaria l’alta professionalità e specializzazione tipica della manodopera da arti grafiche, a vantaggio di un accesso più semplice al business della stampa: il che darà vita, crediamo, a una divaricazione del mercato in realtà industriali a ciclo completo (offset+digitale) e print-shop interamente digitali, realtà piccole e duttili in grado di fare vera stampa on demand sfruttando tutte le potenzialità del digitale, comprese nobilitazioni e finissaggi.»

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La concorrenza giova, come sempre, ma…

Nel riordinare tutto il materiale portato a casa da Drupa 2012, non faccio altro che imbattermi in brochure e riviste in cui si elogia lo sviluppo del digitale e si sottolinea la capacità di reazione dell’offset nel trovare nuove soluzioni. In altre parole, il digitale incalza l’offset e l’offset reagisce di conseguenza. Mi piace! Credo si stia assistendo a una profonda evoluzione del settore, ma invece di registrare “morti e feriti”, si assiste alla voglia di esserci, di migliorare, di trovare nuove soluzioni, nuovi mercati, nuove nicchie. Insomma, la parola d’ordine è nuovo. E questo non può che far bene a questo settore, antico e nobile, che spesso fatica a uscire da un’ottica padronale e a rimettersi in discussione. E i risultati alla scorsa Drupa si sono visti. Nessuna rivoluzione copernicana, intendiamoci (Landa a parte, ma quella è una promessa di rivoluzione), ma tante piccole cose per reagire al mercato, per essere competitivi, per esserci e non scomparire. La verità però è anche un’altra, credo io: a differenza di un tempo, neanche poi tanto lontano, a chi stampava, nobilitava, confezionava si chiedeva di fornire gli strumenti di supporto al business: io cliente devo stampare tu stampatore devi usare la tecnologia più adatta e conveniente per entrambi. Ora, la prospettiva si è rovesciata. Si richiede di sapere prevedere quale sarà il business ed essere pronti di conseguenza. Ma la domanda è: come fare questo se, al netto di crisi e mercato, nessuno è in grado di prevedere e fare il business di domani? Noi diamo gli strumenti e le soluzioni, non siamo noi a dover trovare anche le esigenze. Dovrebbe farlo qualcun altro. Ah giá, ma quello era il vecchio mondo…

Drupa 2012. Le cose più curiose

 

1. L’azienda russa che stampa sull’acqua: poi vi spiego…
2. La qualità dei nastri a caldo Made in China: la Kurz può dormire sonni tranquilli
3. Una donna stampatore da Hp: non ne avevo mai viste
4. La linea del tempo di Cerutti fatta con le principali testate storicamente stampate con le loro macchine: tante e gloriose! Compreso un Playboy d’antan a dimostrazione della loro qualità di stampa
5. Le ragazze allo stand Gmund in costume bavarese e i gelatai di Q.I. Press Controls, tutti vestiti di bianco
6. Gli Avatar di Landa e il mega iPad per controllare la macchina
7. il signore che faceva gli origami al padiglione delle cartiere
8. I mobili fatti di cartone stampati e fustellati in digitale: viene voglia di metterli in casa
9. I km di etichette stampati in fiera di ogni tipo
10. Nessuno che ti dice quanto costa un suo prodotto, sia una rotativa o un piccolo plotter

 

Drupa 2012. The Landa experience

Lo show inizia con un ballo tribale un pò new age e poi un sunto per immagini della storia della stampa. E ti chiedi se Landa parlerá di stampa o di cultura indiana. La lezione di Steve Jobs certamente si vede. E capisci perchè chiunque incroci in fiera non fa altro che pronunciare la parola Landa. Poi luci, musica e oops… ecco Landa in persona. Breve introduzione alla nanotecnologia e scopri che la nanogoccia di Landa sta all’offset come 4,2 km stanno a una pallina da golf. Impressionante! Ma come funziona? Semplice, si fa per dire: l’inchiostro non penetra nelle fibre della carta, ci si appoggia sopra. I 4 colori, uno dopo l’altro, vengono stampati su un belt in temperatura che asciuga l’inchiostro, a base acqua, istantaneamente. Il film così ottenuto è trasferito sulla carta, in fogli o a bobina. Ecco tutto. Facile, no? Per niente. Landa non è pronto e lo dice. Chiede 2 anni di pazienza e tanta tanta fiducia. Non un foglio esce dalla macchina e non un foglio è dato agli spettatori. Il target? Coprire il gap tra il digitale nelle alte tirature per questa tecnologia e le basse dell’offset. Non a caso l’accordo con Heidelberg, manroland e Komori. Posso mettermi per una volta nei panni di uno stampatore tradizionale? Quanto costa un foglio stampato? E soprattutto l’inchiostro? Giá perchè oltre la tecnologia anche l’inchiostro è brevettato. E lì si giocherá il tutto. Solo se il costo è abbordabile prenderá piede. Sono sincero, a caldo, oscillo tra l’entusiasmo e lo scetticismo. Come davanti a qualsiasi novitá. C’è però qualcosa di nuovo, di cui parlare e su cui sperare.

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