Riflessione tipografica

Milano, metropolitana lilla, io e lui seduti di fianco: lui con un kobo e io con il mio libro L’ingegneria degli animali, di carta, non per scelta mia, ma di Adelphi che non fa la versione e-book di questo titolo. Alzo la testa per un attimo dalla pagina e guardo verso la pagina sul kobo.

L’ingegneria degli animali

L’ingegneria degli animali

Quanta differenza tra le mie righe perfettamente allineate e bilanciate e le sue righe frante che sembravano un pettine sdentato, tra il mio carattere graziato e elegante e il suo bastoni poco nitido e a tratti un poco sfocato, tra la mia carta avorio e il grigiore freddo del suo monitor. Ora, un e-reader ce l’ho anch’io (un kindle paper withe prima generazione, per la precisione), anch’io leggo libri digitali, forse più che cartacei. Anzi avrei apprezzato volentieri da parte di Adelphi la versione digitale di quel che stavo leggendo: qualche etto in meno nello zaino e una maggior maneggevolezza non guastano. Eppure, l’innegabile praticità del digitale si scontra con l’estetica, che pure ha la sua importanza.

Trovare una giustificazione

Forse basterebbe che tutti gli e-reader giustificassero il testo invece di lasciarlo a bandiera sinistra. La giustificazione del testo è forse il primo passo verso un’estetica di pagina che l’uomo ha ricercato fin dall’invezione della scrittura. Basti pensare alle iscrizioni antiche, ai copisti medievali, ai primi libri a stampa fino alla composizione a mano e ai sistemi di impaginazione elettronica. È innegabile: una pagina giustificata con i giusti margini, il peso corretto del carattere (non importa quale) e il giusto rapporto tra corpo e interlinea crea una pagina bella da vedere. Ora, credo, che chi legga su dispositivi elettronici, anche inconsciamente, ricerchi questa bellezza dello specchio di pagina: i margini si possono impostare, ma difficilmente si metteranno a zero o a colonna strettissima; il carattere si può scegliere, ma, per fortuna, la gamma è limitata a pochi bastoni o graziati (il comic, fortunatamente, non si può usare!) che si possono ingrandire o rimpicciolire così come si può usare un’interlinea più o meno amplia, ma il buon gusto guida la scelta.

Specchio, specchio delle mie brame

Cercare uno specchio di pagina bello non è una questione banale perchè la bellezza della pagina implica equilibrio delle parti e questo determina la leggibilità e il piacere di leggere, della mera azione meccanica. E al piacere ci si appella quando si difende a spada tratta il libro di carta: piacere che si ha nel maneggiare una pagina o nel sentire l’odore della carta. Lasciando perdere l’odore della carta che è tutto tranne che piacevole, visto che è un misto tra colla, caolino, cellulosa, polvere e sudore, se il libro è stato letto, il messaggio è chiaro. C’è qualcosa in quegli “aggeggi” digitali che stona. È come una musica in controtempo, può piacere, ma non è piacevole. Così il libro digitale nella sua esteticità, al di là del contenitore, al di là del device.

È la somma delle piccole cose che mancano a fare questa inconscia sensazione di non bellezza. Il libro digitale è un libro che non è ancora un libro. Il reader non fa altro che mettere in pagina il testo in memorizzato, testo che è a correre e fluido, cioè non imbrigliato sulla larghezza. Nel metterlo in pagina usa delle regole definite a priori che stanno in un file, detto css, che dice carattere per carattere che caratteristiche deve avere al variare della geometria delle dimensioni, della marginatura, del carattere e dell’interlinea scelta dal lettore. Ma il margine di manovra è limitato: il reader interpreta. La giustificazione invece, implica un calcolo e un dizionario di una certa lingua che dica dove spezzare le parole. Ecco questo è il motivo per il quale la giustificazione non si può avere sempre. In realtà i kobo ce l’avrebbe anche, ma i risultati spesso sono discutibili con vistosi buchi bianchi tra le parole. Gli editori, ve lo assicuro, lo sanno, ma fare un e-book deve costare poco, perchè deve costare poco comprarlo. Quindi si investe pochissimo.

Tipografia digitale

Intanto noi ci abituiamo a queste piccole brutture. L’orizzonte è chiaro: una parte della tecnologia sceglie il bruttino funzionale, un’altra (Apple in primis) pretende la massima perfezione possibile al netto del momento e della tecnologia disponibile (la storia delle interfacce è significativa). Però, tutto ha un costo: per costruire reader diversi, per creare nuove funzioni e css piacevoli… In fondo, basterebbe mettersi d’accordo e trovare uno standard condiviso (cosa rara in informatica) che porti finalmente a una tipografia digitale di qualità, pari almeno a quella analogica che ci ha accompagnato fin qui. Ma gli informatici tipografi sono merce rara. Per fortuna, nel frattempo, noi continuiamo a leggere, su carta o su e-ink, ma leggiamo.

 

 

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Flipback, se il libro cede alle lusinghe dell’e-book 2/3

Pubblico qui di seguito il mio intervento a commento del post di Anna Aprea sul flipback di Mondadori:

“Il salto mortale all’indietro di Mondadori non sarà affatto “mortale”, anzi come tutte le novità (anche se nonvità non è) attirerà vendite. In fondo il libro è un oggetto oltre che un veicolo di contenuti. L’impostazione orizzontale è divertente e se il costo non sarà eccessivo, i titoli saranno quelli giusti e il supporto maketing adeguato non potrà che attirare attenzione. Il lancio è furbo, ovvio, a ridosso del Salone del Libro dove mi sa poche altre saranno le novità: qualche autore che promette bene, qualche rilettura nostalgica, il solito punto sul libro digitale… insomma normale amministrazione in questi tempi di stasi. C’è da scommettere che anche gli altri editori non staranno con le mani in mano e di fronte all’esperimento di Mondadori reagiranno, copiando o cercando di far meglio. Guanda è già partita. Poi c’è il dinamismo di Newton che sulla carta e sull’inventarsi qualcosa sul libro ha sempre detto la sua, a partire dai famosi Millelire. In ogni caso, vada come vada, arrivi o no dopo il libro orizzontale il libro tondo, il progetto di Mondadori dimostra come gli editori concepiscono il libro. Editore, lo ricordo, prima che imprenditore, è chi diffonde un testo (il Lorenzo Alderani è l’edotore delle lettere di Jacopo Ortis, chi le raccoglie ne cura la pubblicazione). Un testo, ovvero un contenuto, una storia, un racconto, non un oggetto come qualsiasi altro fatto produrre da uno stanpatore e venduto da un libraio. Ecco, cara Anna, il punto per me è qui: l’editore (volutamente con la minuscola) è ormai diventato un mero intermediario, una sorta di broker, di oggetti chiamati libri da vendere nelle sua varie manifestazioni mediatiche, analogiche o digitali che sia. Insomma, non importa cosa c’è in questi libri, come sono fatti (anche qualitativamente), purchè li si riesca a vendere. Mondadori gira il senso di lettura, bene, rischia, ma su titoli che si venderebbero anche se fossero fogli sparsi… Si sa che sono pochi, pochissimi, gli editori che rischiano su titoli nuovi. Perchè non li sanno più trovare. Perchè guardano quello che ha fatto successo altrove per riproporlo qui e, una volta, magicamente o casualmente, trovato lo replicano all’infinito. Lo replicano perchè, come con qualsiasi altro oggetto, occorre seguire la moda. L’iphone insegna: esce e tutti lo comprano, esce quello nuovo e altri ancora lo comprano, poi Samsung rilancia e piano piano l’ago si sposta. Non importa se non è la stessa cosa. Gli editori hanno un problema in più nel seguire le mode: il libro è divertimento che sublima dalla fatica della lettura e il libro non è come una canzone che dura 3 minuti e la puoi anche solo sentire invece di ascoltare, o un film che passa in 2 ore scarse. Il libro lo devi volere e volere leggere. Gli editori sono soli: i modelli di produzione e vendita delle altre cose non si adattano in nessun modo al libro. Poi si aggiunge la cultura che da sempre spaventa un po’, la crisi che taglia il superfluo, il digitale che intacca le quote del cartaceo, la rete e i social che sottraggono tempo e concentrazione, l’offerta che è troppa e di scarsa qualità e la velocità di obsolescenza di tutto. Il salto all’indietro, gli editori lo fanno tutti i giorni cercando di schivare tutta questa infida concorrenza. Non credo però, che se magicamente iniziassero a produrre libri di qualità, meno titoli, più curati, alzando il livello culturale, la situazione cambierebbe poi di molto. Non si venderebbe di più. Forse non è l’editoria a dover essere messa in discussione, ma dovremmo affrontare serenamente la metamorfosi del libro e della lettura. Perchè l’impressione è sempre la stessa: se non si legge è un male e se non si vendono libri è un male. Forse è solo che leggere e leggere libri non è più come nel 1965, quando Mondadori uscì con Addio alle armi in 60.000 copie che andarono tutte esaurite il primo giorno. Facciamocene una ragione e proporzioniamo tutta la filera autore-editore-stampatore-libraio-lettore alle nuove esigenze”.

Tirature… digitali

coverEcco un bell’esempio di contraddizione in termini e di quanta confusione (per non dir peggio) aleggi attorno al mondo del libro digitale. Pagina 74 del numero 16 del settimanale Sette del Corriere della Sera. Nell’articolo “La forza di un italiano non convenzionale”, a firma di Roberta Scorranese, in cui si racconta dell’incontro tra Andrea De Carlo e Nikola Savic, il riccioluto vincitore del talent per scrittori Masterpiece, si legge:

Il suo romanzo Vita Migliore esce il 16 aprile per Bompiani in coedizione con Rai Eri. Tiratura: 100 copie, tra quelle di carta (da vendere anche in edicola con il Corriere della Sera) e quelle digitali. Come facilmente intuibile la sfida comincia adesso“.

Volendo scherzare ci sarebbe da chiedersi di queste 100 mila copie quante saranno cartacee e quante digitali? Forse che arrivati a un certo tot di download sui vari store  di ebook il titolo diventerà non più acquistabile? Forse, più banalmente, i casi sono due:  svista o il non aver ancora capito che nel mondo del libro digitale non si ha il tirato, ma solo il venduto (se c’è). Nel caso di svista, nessun problema, i lettori sapranno perdonare. Nell’altro caso, valga questa semplice e banale spiegazione: l’Editore stamperà 100 copie di carta che seguiranno l’iter produttivo tradizionale e produrrà 1 e un solo file digitale declinato nei vari formati disponibili per i vari device (epub, mobi, …). Saranno i download di chi acquisterà il libro a fare non la tiratura, ma il venduto. E visto che di un file digitale stiamo parlando, questo potrebbe essere, teoricamente, duplicato all’infinito e, cosa che auguriamo a Savic, vendere all’infinito diventando un vero best seller.

Arte con i libri

Ora che il libro, con l’inesorabile affermazione del digitale, va sempre più scindendosi nelle sue componenti basiche di contenuto e forma, c’è chi ne usa le vestigia fisiche -analogiche, verrebbe da dire- per fare arte.

Art Made from Books: Altered, Sculpted, Carved, Transformed Già in passato ho pubblicato foto di creazioni fatte con libri di carta opportunamente trasformati in sculture, oggi volevo segnalare il volume Art Made From Books che raccoglie i lavori di 27 artisti che hanno, come recita il sottotitolo, alterato, scolpito, intagliato e trasformato dei libri.

Le opere sono straordinarie e mai viene in mente che quei libri così trasformati non saranno più leggibili. L’arte trascende l’operazione di distruzione o decostruzione del libro. Per gli amanti del come è fatto nella prima parte si racconata anche un po’ di dietro le quinte tra forbici, colla, cutter, frese e piegacarte. Il volume è in vendita su Amazon a 17,76 USD.

L’arte di scolpire libri comunque è diffusa e una piccola ricerca in internet svela veri e propri capolavori. Riporto solo un paio di esempi dal sito thisiscolossal.com il resto è sul sito.

Guy Laramee

Bronia Sawyer

 

Domino da Guinness… di libri

Il 31 maggio scorso 2 studenti di college in collaborazione con la Seattle Public Library per il lancio del programma culturale per l’Estate 2013 (Summer Reading Program: Expanding Your Horizons) hanno realizzato il più grande domino di libri al mondo. Il guinness dei primati è stato realizzato impilando uno dietro l’altro ben 2.131 libri e ha impegnato 27 volontari, sostenuti da 112 fette di pizza 🙂

Il video è assolutamente da vedere!

Un paio di note:

Da notare il sistema drop per il reso dei libri (min 0:16 del viedeo), le dimensioni fisiche della biblioteca che, si legge dal sito (www.spl.org), ha una collezione enorme di libri, ebook, audiobook, podcast, cd, dvd, magazine, documenti governativi e persino genaealogie, e i numerosi programmi culturali attivati in inglese, spagnolo, cinese, vietnamita, russo, somalo e etiope.

Ps. un grazie a Roberto per la segnalazione: trovi sempre delle chicche stupende!

Quanto costa il libro? Come si forma il prezzo, su carta e in digitale

Lucida analisi di Luisa Capelli sul sito alfabeta2 da leggere tutta di un fiato e meditare.

Qualche suggestione:

  • “effetto più evidente e noto di tale organizzazione della filiera è l’iperproduzione, spesso segnata da una proposta standardizzata dove i cloni occupano lo spazio dell’attenzione e degli scaffali, penalizzando le pubblicazioni originali”;
  • “dovremo anzitutto ipotizzare un prezzo di copertina assai più basso, diciamo 5 euro, poiché la percezione del valore delle opere digitali è di gran lunga inferiore a quella del corrispettivo cartaceo”;
  • “editori, redattori e addetti ai lavori dovranno iniziare a leggere in digitale per comprendere bisogni e critiche dei lettori”;
  • “la pubblicazione digitale può rappresentare un’alternativa e può consentire di pubblicare opere che oggi non arrivano in libreria, favorendo il manifestarsi di un mercato editoriale digitale maturo”;
  • “Dovremo ripensare la funzione editoriale: restituendo valore ai processi di selezione dei contenuti, rendendo questi ultimi sociali e condivisi, tornando a studiare gli ambienti nei quali essi si producono”.

nb. i bold sono dell’autrice

Rotative inkjet firmate KBA

Ne abbiamo sentito parlare in Drupa a maggio e ora la notizia ufficiale: KBA nella prima metà del 2013 inizierà le prime installazioni di testine inkjet su una macchina rotativa che avrà il nome di RotaJet 76. Si parla di 2 macchine, ma non si hanno dettagli nè sui nomi nè sulla nazionalità. Intanto KBA mostrerà in funzione una RotaJet agli Hunkeler Innovation Days in a febbraio. Sembra che la macchina stamperà gli stessi lavori realizzati durante Drupa per dar prova dei miglioramenti qualitativi raggiunti. Le applicazioni ideali per la RotJet sono ampie e vanno dai libri alla stampa commerciale, dai quotidiani al packaging. Una scelta interessante per coniugare la duttilità di piega di una roto e la versatilità della stampa digitale.

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale

Governo: una transizione più morbida dal cartaceo al digitale da stampamedia.net.

Un’altra occasione perduta: si legge: “il Senato ha spostato in avanti l’adozione del libro digitale nella scuola, reso più flessibile l’opzione per le scuole e specificato bene che il libro cartaceo non può sparire dall’oggi al domani, in quanto ha una funzione molto importante nella didattica e nell’apprendimento e dunque deve rimanere disponibile come opzione accanto al libro digitale per docenti e studenti”.

“Questa transizione coinvolgerà in serio molte aziende e molti lavoratori per i quali adesso, grazie al lavoro del Senato, esiste un minimo lasso di tempo per potersi riorganizzare e pensare un futuro cercando di gestire la transizione al meglio. Non siamo in un momento in cui ci possiamo permettere di chiudere i cancelli delle imprese e lasciare fuori i lavoratori”.

Se non ora, quando? e intanto il mondo va avanti…

Bookcity Milano

Cos’è Bookcity Milano?

Centinaia di eventi, tra incontri con gli autori, presentazioni di libri, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari.

Il Castello Sforzesco, cuore pulsante dell’evento, si anima con un grande laboratorio dedicato al libro e alla lettura. Alcuni luoghi della cultura e della vita sociale milanese diventano le sedi tematiche per ospitare autori, mostre e dibattiti. La lettura viene portata ad alta voce in ambienti pubblici della città. In tutta la città librerie, biblioteche, scuole e istituti culturali propongono eventi dedicati al libro e alla lettura.

Il programma completo sarà pubblicato sul sito il 6 novembre.