Manca l’abbondanza? Ci pensa Enfocus PitStop 13

Vi siete dimenticati di aprire le abbondanze a una foto che smargina? Nessun problema ci pensa Enfocus PitStop che dalla versione -la 13, in rilascio il prossimo aprile- promette di risolvere il problema diffuso delle “smarginature assenti o insufficienti” con un’opzione per la generazione di abbondanze dove mancano.

Dice Andrew Bailes-Collins, Senior Product Manager dei prodotti PitStop: “é possibile generare le smarginature per oggetti singoli o multipli, nonché pagine o documenti completi, ottimizzando sensibilmente il flusso di lavoro nel processo di produzione“.

Ricordo che, in caso di immagini che vanno in taglio pagina, occorre SEMPRE che queste vadano oltre il refilo per almeno 3-5 mm, allungando tutti i fondi: questo perché, in fase di confezione, un taglio del legatore non preciso potrebbe rivelare la parte della pagina priva stampa, creando brutti fili bianchi.

Il più delle volte non è un problema di dimenticanza del grafico, ma di cultura grafica e dei processi di allestimento. Se siate abituati a impaginare senza le abbondanze per verificare la resa della pagina senza elementi che falsino il giudizio, ricordo che InDesign consente la modalità schermo Anteprima che mostra la pagina al vivo.

A sinistra una pagina con dei fondi che vanno al vivo privi di abbondanza, a destra la modifica fatta da Pitstop. L’impressione è che, con un comando simile al Clone di Photoshop, il programma replichi il fondo. Resta da verificare come si comporta con immagini complesse. In realtà, potrebbe essere un falso problema: è difficile che il legatore tagli male o storto per più di 1-2 mm.

In ogni caso, occhio alle cianografiche… 😉

 

Enfocus_Bleed-Before-After

 

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Come una bassa diventa un’alta risoluzione

Molto spesso i grafici si trovano ad elaborare immagini a bassa risoluzione che devono essere stampate in dimensioni più grandi o in alta qualità. È l’annoso tema delle “basse”; l’eterna lotta tra chi vuole che sia usata proprio quella foto -magari piccolissima e presa da Internet- e il grafico che la deve impaginare.

Se l’originale ha una risoluzione ad esempio di 72 dpi e dobbiamo interpolarlo per stamparlo in modo accettabile ovviamente l’immagine si ridurrà notevolmente per dimensioni. Ma se conosciamo la lineatura di stampa con cui verrà stampato potremmo usare un piccolo trucchetto.

Schermata 2014-12-26 alle 09.55.54

Aprendo l’immagine in Photoshop CC, impostando in Dimensione Immagine l’opzione Adatta a/Risoluzione automatica… e inserendo il numero di linee del retino di stampa (ed es. 60 linee) si aumenteranno le dimensioni dell’immagine e la risoluzione. Ovviamente non si ottengono miracoli né si fa di una bassa un’alta, ma la qualità migliorerà sicuramente.

Schermata 2014-12-26 alle 10.00.13

Pantone senza pantonario

Lo dico subito: una cosa è la resa a video e una cosa è la resa su carta, per non parlare della differenza tra patinata e uso mano. Tuttavia, può accadere che si voglia sapere che colore sia un certo pantone e non si abbia né il pantonario né Photoshop, Illustrator o Indesign a portata di mano. Che fare? Ecco qualche sito che riproduce tutte, o quasi, le tinte pantone:

http://www.cal-print.com

http://www.iridsystem.it

http://www.ubsolutions.net

http://www.metropins.com

http://www.table-cover.com

Acrobat: confronta documenti e modifica oggetto

Acrobat e il formato pdf esistono ormai da più di vent’anni e a vario titolo negli ambiti più disparati questo formato è riconosciuto come standard, in particolar modo nelle arti grafiche. Il suo valore aggiunto sta tutto nel “mito” che si tratti di un formato chiuso, non modificabile, ma questo non è esattamente vero, anzi con i giusti comandi è possibile modificare un pdf e il suo contenuto, anche quando questo è costituito da un’immagine.

Confronta documenti

Vi è mai capitato di impazzire a cercare una correzione o un modifica in un pdf apparentemente identico alla versione precedente? In Acrobat con Vista\Confronta documenti un pannello vi aiuta nella caccia al tesoro consentendovi di scegliere  due documenti da confrontare e avere, in un terzo documento, il report dettagliato delle modifiche effettuate e delle differenze con i collegamenti diretti alle parti modificate. Rispetto al Confronta versioni di Word è meno intuitivo, ma certamente valido. Inoltre, è possibile limitare il confronto anche solo sulle parti testuali ignorando gli oggetti.

confronta documenti

Modifica oggetto

Altro comando davvero utile ma poco conosciuto è Modifica oggetto, raggiungibile dal menu Strumenti\Contenuto, che consente di effettuare delle modifiche su un pdf anche in assenza dei file aperti che l’hanno generato (impaginatore o immagini che siano). Sì avete capito bene: selezionando un oggetto sulla pagina e cliccando con il tasto destro si otterrà il menu contestuale di Modifica oggetto che aprirà l’editor Adobe più adatto al tipo di grafica selezionata: Photoshop per i raster e per i tratti Illustrator. Quell’elemento grafico potrà essere così modificato in tutte le sue parti. Pensiamo ad esempio a interventi radicali come una modifica di cromia: l’immagine potrà essere modificata in Photoshop e, una volta salvata, risulterà aggiornata e corretta nel pdf di partenza.

modifica

I volti di Photoshop

Negli splash screen, le schermate di avvio, di Photoshop da sempre compare un elenco di nomi. Sono gli sviluppatori di del programma, i maghi del software che, versione dopo versione, hanno cambiato la fotografia, il fotoritocco e la cromia. Ai più questi nomi non dicono nulla: Thomas e John Knoll, Russell Preston Brown, Seetharaman Narayanan, Russell Williams, Jeff Chien, Maria Yap, Sarah Kong, Bryan O’neil Hughes e John Nack…  nomi “anonimi” che ad ogni avvio ci compaiono per qualche secondo davanti agli occhi e che hanno letteralmente scritto Photoshop. Questi sono i loro volti:

E queste sono le loro storie: heroes-of-photoshop

Infine, se vi incuriosisce l’evoluzione degli splash screen di Photoshop…

splash

 

Cover for dummies

Rino Ruscio, amico, collega e art director, è l’ideatore e l’animatore di un animato gruppo di discussione in LinkedIn chiamato “Premio copertina del libro“. L’idea è quella di coinvolgere figure che a vario titolo ruotano attorno all’universo libro per scegliere, in una sorta di concorso autogestito, la copertina più bella, forse la più efficace, insomma la cover giusta. Effettivamente, la copertina è il biglietto da visita di un libro, è la prima cosa che si nota prima ancora del titolo, è lei che spesso ci spinge istintivamente all’acquisto. Anche se poco attivo nella discussione, seguo assiduamente il gruppo e senza volere mi sono scoperto più sensibile al tema copertina. Per questo vorrei rilanciare questo interessante post scovato in quella miniera di creatività che è hongkiat.comBeginner’s Guide To Book Cover Design.

Si parte dai consigli per il creativo per fare una copertina che funziona, si mostrano esempi di cover sbagliate per arrivare a due tutorial per impostare in InDesign il template di una copertina e per creare un volume 3d in Photoshop.

 

Ma la parte più interessante è Source for Ideas: decine di raccolte di copertine raccolte in Pinterest Flickr. C’è di che perdersi… e di che riflettere: sono poche le belle copertine italiane e pochissime recenti. Ma non è colpa di chi le ha raccolte…

Il fotoritocco prima di Photoshop

Pablo Inirio è lo storico “stampatore” dell’Agenzia Magnum e la sua conoscenza della fotografia è proverbiale. 20130915-212104.jpgDi recente mi sono imbattuto in questo post del blog The Literate Lens su arte, fotografia e letteratura in cui l’autore ricorda un incontro con Inirio in cui è emerso enorme lavoro di fotoritocco che si svolgeva, ben prima di Photoshop, tutto in camera oscura, dove si dice restasse chiuso anche per 90 ore settimanali. Le foto con i suoi appunti che si trovano in rete, tutte notissime, non mancano di sorprendere: riportano i tempi di esposizione e le note per enfatizzare o meno le zone della fotografia. A dimostrazione che arte e capolavori non nascono mai dall’improvvisazione, ma sempre da lavoro e professionalitá.

SpyderCube™: un cubo per il bilanciamento del bianco

La notizia non è nuovissima e il prodotto è sul mercato almeno dal 2009, ma io l’ho scoperto solo oggi e condivido con piacere. Si chiama SpyderCube™ ed è un “oggettino” creato da Datacolor nato per il bilanciamento del bianco nelle foto utile per fotografi professionisti, ma anche per amatori.

In pratica, durante un contest di fotografico si scatta la prima foto con SpyderCube in scena per avere modo di poter registrare i valori del bianco, grigio e nero e il limite di sovraesposizione. Nelle altre si scatta senza SpyderCube in campo ma in questo modo quando si elaborano le foto in Photoshop si hanno tutti i riferimenti corretti (vedi sopra).

Il cubo, fatto con resine particolarmente resistenti all’usura, ha facce bianche (per regolare le alte luci), il nero assoluto (per le ombre) e il grigio al 18% (per misurare la temperatura della luce e per i mezzitoni). Inoltre c’è una sfera di cromo per misurare le aree di sovraesposizione.

SpyderCube costa 47,60- euro

Spydercube

Una domanda… per Mauro Boscarol

Adobe ha scelto per la nuova release di dotare Photoshop Cs6 di un’interfaccia quasi nera con tutti i testi bucati in bianco. La resa a monitor è senza dubbio accattivante ed elegante e si avvicina, come grafica, a Photoshop Elements piuttosto che a Lightroom. Elegante e accattivante come lo sono i monitor lucidi di tutte le nuove macchine Apple. Belli certamente, ma adatti a lavorare professionalmente con il colore? Che influenza ha lo sfondo nero sul modo in cui percepiamo i colori? Non si tenderà a schiarire le immagini o a contrastarle troppo?
Ho l’impressione che Adobe ha scelto di fare un prodotto bello, ma rivolto sempre meno a un pubblico consumer piuttosto che di professionisti. Certo, un’interfaccia nuova dà l’idea di grossi cambiamenti nel software, ma così non c’è il rischio di banalizzare un aspetto fondamentale del flusso produttivo come la gestione del colore?