Offset vs Rotocalco: ko tecnico

La crisi conclamata dell’editoria sta facendo una vittima importante: la stampa rotocalco. Tirature rosicate al minimo, fogliazioni ridotte e numero di pubblicazioni sempre in calo spostano spostano tanti stampati da questa tecnologia all’offset che ha il vantaggio di avere costi fissi più bassi (lastre e avviamenti più economici rispetto ai cilindri e al giro di un impianto rotocalco). Nulla di non prevedibile visto che un fenomeno analogo affligge anche l’offset rispetto alla stampa digitale. Per sollecitare un rilancio della tecnologia e soprattutto un aggiornamento tecnico che consentirebbe una maggiore competitività, Giorgio Gianoli, presidente onorario dell’ERA (European Rotogravure Association) nell’ambito di un convegno tenutosi a Torino il settembre scorso ha individuato le seguenti aree di intervento:

  1. l’ utilizzo di materiali totalmente nuovi per i cilindri
  2. l’utilizzo di “camicie” per le basse tirature limitate
  3. la ristrutturazione di macchine in modo da renderle adatte a tirature medie
  4. l’adozione di sistemi “double ender
  5. l’utilizzo di inchiostri a base acqua con adeguati impianti di asciugamento.

Il problema è che la ricerca è ferma e fare ricerca costa e richiede tempo. “La rotocalco -ha dichiarato Gianoli- ha migliorato senza dubbio il sistema di trattamento dei cilindri ma non ha ridotto il numero di fasi di lavorazione – l’incisione vera e propria è ancora meccanica – e sul fronte macchine da stampa è andata sempre più verso rotative di larghezza spropositata – anche oltre 4 metri – nell’ottica che le tirature potessero rimanere elevate. Oggi invece solo il 10% delle tirature è intorno alle 500 mila copie. Il risultato è che molti stampatori rotocalco per pubblicazioni – a differenza di quelli per packaging – hanno chiuso o accorpato le loro attività”.

Mi chiedo se valga la pena colmare questo gap che inevitabilmente e troppo velocemente si è aperto. Si parla ancora della qualità maggiore della rotocalco: ma con i tempi che corrono (in senso letterale) si può ancora pensare per stampati editoriali di immolare euro sull’altare della qualità?

Per approfondire il confronto: “Gravure vs. Web-offset!: a changing world in publication printing 1986-2006”

Drupa 2012. Komori G40: 3 tirature in 15 minuti

200 + 400 + 200 copie in 15 minuti! Bello: resta da trovare altre 3 commesse per il resto dell’ ora e 4 all’ora per le successive 15, se si vuol far girare questa 70×100 8 colori uv su 2 turni. Totale 64 commesse al giorno. Lo ripeto: 70×100, 8 colori uv. Avviamenti velocissimi e cambi al volo. Ma, per lavori così rapidi ha senso avviare una macchina del genere? Certo, è una dimostrazione estrema delle potenzialità della macchina. Ma c’è anche un pizzico di “complesso di inferiorità” rispetto al digitale dilagante. Ma poi… la stampa su carta non stava calando?