Artelibro – Festival del Libro d’Arte

Si chiude questo fine settimana a Bologna, presso il Palazzo di Re Enzo e del Podestà, la 9a edizione di “Artelibro – Festival del Libro d’Arte” dedicata, quest’anno, al collezionismo librario. Nella mostra-mercato verrà esposto tutto ciò che è raro nel mondo dei libri: editoria di pregio, volumi antichi, pubblicazioni a tiratura limitata, pezzi unici creati dagli artisti, editoria di nicchia e sperimentale, riviste specializzate. Tanti gli appuntamenti e le iniziative, tra mostre e dibattiti: in particolare segnalo “La Tipografia di Colle Ameno. Libri da una collezione privata Collezioni Comunali d’Arte” in cui sono esposti una ventina di volumi e opuscoli della tipografia fondata nel 1700 dalla famiglia Ghisilieri a Colle Ameno, nei pressi di Sasso Marconi, un “villaggio-modello”, un esperimento produttivo di ispirazione illuministica in cui si garantivano umane condizioni di lavoro e di abitazione, compresa l’assistenza sanitaria.

Nella mattinata di oggi, inoltre, verranno presentati i dati di un’indagine promossa dall’AIE (Associazione Italiana Editori) dal titolo “Le forme del sublime. Dieci anni di editoria d’arte dal catalogo all’iPad”, tesa a osservare come è cambiato, nell’ultimo decennio, il modo di immaginare e di fare l’editore d’arte, con un occhio rivolto anche ai nuovi prodotti editoriali: dalle applicazioni sviluppate per il settore agli e-book d’arte, fino ai cataloghi virtuali. Da una preview si legge che la crisi non ha risparmiato neanche il libro d’arte: al crescere e al diversificarsi dell’offerta editoriale d’arte in Italia, il 2011 ha fatto registrare una forte diminuzione del giro d’affari, segnando un -9,4%!

Balzac: homme de lettres… de plomb*

Nel 1825 l’editore Urbain Canel propone allo scrittore francese Honoré de Balzac, al momento in difficoltà economiche, di entrare nella sua società: l’idea è  sfruttare insieme i profitti della pubblicazione delle opere complete di grandi come Molière, La Fontaine, Corneille e Racine. Tuttavia i volumi non si vendono facilmente: il prezzo è elevato, la carta usata sottile e trasparente. Così ben presto la società si scioglie dopo aver stampato solo 3000 volumi e senza terminare il ciclo previsto. Balzac non si dà per vinto e convinto del fatto che il profitto editoriale non nasca dalla vendita dei libri ma dalla stampa, fa domanda per un brevetto di tipografo e acquista sette torchi Stanhope, 600 libbre di caratteri Cicero, 1400 libbre di caratteri da testo piccoli e millecento libbre di caratteri romani piccoli. Assume un giovane tipografo come capo dei quasi 40 operai che lavorano in sala stampa.

Tra il 1826 e il 1828 Balzac stampa circa 280 titoli e opuscoli di argomento vario. Eppure gli affari non vanno, non riesce a pagare gli operai e i fornitori, ma cerca di reagire rilevando la famosa fonderia di caratteri da stampa di Joseph Gaspard Gillé, specializzata in disegni e fregi di stile romantico. Per farsi pubblicità inaugura una nuova serie di caratteri, vignette, ornamenti tipografici ispirati ai caratteri egiziani, molto in voga all’epoca. Ma non basta: in pochi mesi l’impresa torna in passivo e Balzac, dopo essere stato costretto a liquidarla perdendovi ogni diritto, si ritrova carico di debiti. L’officina liquidata nel 1828 sarebbe diventata nel Novecento la Deberny & Peignot, rimasta in attività fino al 31 dicembre del 1972!

A questo punto Balzac torna a fare quello che sa fare meglio: scrivere. Nel romanzo Illusions Perdues racconta la fornza e i mali dell’editoria e del giornalismo, la commercializzazione della letteratura e la mercificazione delle idee e dello spirito umano. Per la prima volta il libro appare come prodotto industriale, spogliato del suo lirismo letterario. Non voglio, però, rovinarvi la lettura del romanzo raccontandovi la storia. Vale la pena di sottolineare però che la letteratura è presentata come oggetto di transazioni finanziarie, la cui natura è alterata dai conflitti di interesse di autore/editore/giornalisti dovuta al potere della stampa: per la prima volta emerge il ruolo di potere, e strapotere, dell’industria editoriale e si scopre la forza e la prepotenza di stampa e giornalisti che sono in grado di fare la fortuna – o la sfortuna – di chi cade sotto la loro penna, sia uomo o romanzo. Allora come ora.

* «Mais il y a longtemps que je me suis condamné moi-même à l’oubli; le public m’ayant brutalement prouvé ma médiocrité. Aussi j’ai pris le parti du public et j’ai oublié l’homme de lettre, il a fait place à l’homme de lettres de plomb»

Calcolare il dorso

Molto spesso alla consegna degli impianti allo stampatore di un catalogo o di un volume, brossurato o cartonato, nasce il problema del dorso. Sarà corretto? E molto spesso capita che lo stampatore sia costretto a intervenire. Eppure non è difficile. Per la brossura si moltiplica il numero delle pagine per la grammatura della carta per la sua mano, dividendo il risultato per 20.000:

Esempio: 256 pag. x 120 gr. x 0,9 m/20.000 = 1,4 cm di dorso.

Nel caso di una brossura cucita si aggiunge un 10%.

Se avessimo a che fare con un cartonato si dovrà tener conto anche dello spessore (in millimetri) dei due cartoni della prima e della quarta di copertina e del volume dei materiali usati per la cartonatura, come la colla, la carta dei risguardi, di solito un paio di millimetri.

Esempio: 256 pag. x 120 gr. x 0,9 m/20.000 = 1,4 cm di dorso + 0,6 + 0,2 = 2,2 cm.

Aggiungeremo sempre un 10% se si tratta di un cartonato cucito.

C’è un sito di uno stampatore cinese che ha pensato di fornire un piccolo tool di calcolo per aiutare i suoi clienti per rendere agevole questi calcoli. Ma basta googlare “Spine width” per trovarne molti altri.

http://www.chinaprintingsolutions.com/spine_calculator.htm