Stampare il bianco – parte 2

E se non è carta

Un discorso analogo vale per la stampa su materiali diversi dalla carta, prevalentemente laminati o supporti plastici, come pvc o pvn. Con i laminati, il bianco può essere usato come colore a sé o come supporto agli altri colori. In pratica il laminato, comportandosi come uno specchio, riflette il grafismo, influenzandone la cromia al cambiare della luce. Così, tutti i colori, bianco compreso, appaiono diversi a seconda di come li si guarda, e sicuramente sembreranno sempre più smorzati rispetto alla carta, pur avendo la particolare finitura metallica donata dalla laminazione. Anche sui supporti plastici la resa del colore risulta falsata dalla luce che attraversa il supporto e dal loro grado di trasparenza. In questi casi, può venir utile stampare un letto di bianco. Messo nel primo castello, farà da supporto agli altri colori ricreando un comportamento della luce simile alla carta. Ovviamente, si tratterà di stampare in UV. Attenzione, però: per quanto simile, l’inchiostro non è carta, e il comportamento di ulteriori colori sovraimpressi cambia leggermente. Ad esempio, un blu stampato sul bianco risulterà sempre azzurrato, anche se quasi impercettibilmente. Infine, il laminato argento è il migliore se si hanno precise esigenze di cromia perché più neutro. Anche per la stampa dell’oro.

Quando l’offset non basta

La capacità del bianco di coprire il fondo dipende dallo spessore dell’inchiostro; quando è necessario avere una coprenza alta, quindi, sarà da preferire la stampa del bianco in serigrafia (che ha uno spessore fino a dieci volte l’offset), che riesce quasi del tutto a coprire il colore della carta e degli altri supporti. Tuttavia ha senso usarlo solo quando la serigrafia può essere fatta dopo la stampa, anche se nulla vieta, tecnicamente, di farla prima per usarla come supporto. Di fatto si tratta di serigrafare tutti i fogli destinati alla stampa compresi tutti gli scarti di avviamento con un costo al passaggio più alto rispetto all’offset. Inoltre, i fogli, passando nel forno UV di asciugatura rischiano una deformazione in geometria e planarità che può influire sulla successiva ricerca del registro. Infine, il grafismo riproducibile in serigrafia, più adatta ai tratti, risulta decisamente meno netto e fine dell’offset. Per questo serigrafare un titolo o un logo in bianco su una carta colorata ha senso; non ne ha invece usare un bianco serigrafico come supporto retinato sotto un’immagine da stampare in offset: l’effetto sarà quello di una mascheratura visibile sotto l’immagine, per quanti fili abbia il telaio usato.

I file

Ma come si prepara un file per stampare il bianco? Come un qualsiasi file che contenga una tinta piatta. Abbiamo detto che il bianco è un colore a tutti gli effetti, anche se i programmi di impaginazione e di grafica sembra non lo sappiano. InDesign lo chiama “carta” e QuarkXpress omericamente “nessuno”, riservando il “bianco” alla bucatura, mentre Photoshop lo definisce come assenza dei 4 colori di cromia. Si può aggirare l’ostacolo, creare una normalissima tinta piatta al 100% e assegnargli il nome di “bianco”, avvisando della convenzione lo stampatore. Allo stesso modo è possibile creare il bianco di supporto, un po’ come quando si crea un nero scheletrico o si fa lavorare un particolare pantone a rinforzo della cromia di un’immagine.

Print Buyer 20 – maggio 2009

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